Coronavirus: cosa fare per avere i prestiti da 25mila euro

27 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: cosa fare per avere i prestiti da 25mila euro

La procedura da seguire per ottenere il finanziamento riservato ai professionisti. Gli altri aiuti delle Casse a sostegno dei propri iscritti.

Governo ancora al lavoro per garantire ai professionisti gli aiuti promessi nell’ambito dell’emergenza coronavirus. In particolare, per l’erogazione dei prestiti fino a 25mila euro previsti dal decreto Cura Italia e dal decreto Liquidità. Nel prossimo provvedimento, quello già battezzato come decreto Aprile, l’Esecutivo potrebbe introdurre un aumento delle risorse (altri 5 miliardi di euro) ed una quota di finanziamenti a fondo perduto vincolata, però, alle decisioni prese in seno alla Commissione europea.

I prestiti fino a 25mila euro destinati ai professionisti sono garantiti al 100% dal Fondo di garanzia. Si tratta, a tutti gli effetti, di un prestito, quindi l’importo va restituito nei tempi e alle condizioni stabiliti al momento della concessione. Vengono erogati entro il limite del 25% dei compensi dichiarati dal richiedente, così come risulta dall’ultima dichiarazione fiscale presentata: significa che i professionisti possono accedere ad altri tipi di finanziamento anche se, per questi, ci sarà una garanzia inferiore. È possibile presentare un’autocertificazione in sostituzione della dichiarazione fiscale solo per i beneficiari che si sono costituiti dopo il 1° gennaio 2019. I prestiti spettano anche alle società tra professionisti, sempre entro il limite del 25% complessivo dei compensi. La durata è fissata in un arco di tempo massimo di 72 mesi, ma il preammortamento è stabilito in un periodo di almeno 24 mesi, durante i quali dovrà essere rimborsata soltanto la quota di interessi.

Per ottenere il finanziamento, il professionista deve verificare l’ultima dichiarazione dei redditi, per controllare i compensi denunciati quell’anno. Un valore fondamentale, perché – come detto – il prestito sarà erogato per il 25% di tali compensi fino ad un massimo di 25mila euro.

Fatto questo, sarà necessario scaricare il modulo da consegnare alla banca allegando:

  • numero e data di attribuzione della partita Iva;
  • codice Ateco di sei cifre (lo si trova sul certificato di attribuzione della partita Iva);
  • valore dei compensi denunciati nell’ultima dichiarazione, o da dichiarare nel 2019;
  • soggetto erogatore e importo di altri eventuali aiuti ricevuti dallo Stato.

Il professionista può concludere la procedura anche per via telematica tramite e-mail. A questo punto, la pratica passerà nelle mani della banca, che procederà alla cosiddetta «istruttoria zero». Significa che il prestito può essere erogato con la garanzia dello Stato senza che vengano effettuate delle verifiche di tipo creditizio. Tecnicamente, l’istituto può anticipare i soldi ancor prima di ricevere il via libera dal Fondo di garanzia.

Finora, il Fondo ha ricevuto quasi 3.500 domande già andate a buon fine, equivalenti a 76 milioni di euro. Il 40% delle richieste sono state fatte da imprese individuali e professionisti. In totale, contando anche quelle non ancora evase, le domande hanno superato le 100mila unità. Un divario enorme, quindi, che si spera venga colmato nei prossimi giorni.

Da segnalare che ci sono altri aiuti previsti per i professionisti, oltre ai prestiti fino a 25mila euro. Tra questi, gli strumenti di accesso al credito messi a disposizione dalle Casse di previdenza, purché l’iscritto abbia regolarità nel pagamento dei contributi. È il caso della Cassa dei commercialisti, che concede dei contributi da 500 euro per le spese di istruttoria per prestiti richiesti da chi dichiara un reddito annuo sotto i 50mila euro. O della Cassa forense, che ha previsto dei contributi per esigenze di liquidità fino al 30% del volume d’affari Iva al 2019, previa autocertificazione. I finanziamenti hanno una durata di 18 mesi di cui sei di preammortamento con rate mensili e con un tasso fisso del 2%.

Medici e dentisti, oltre al bonus di 600 euro, possono beneficiare di contributi fino a 3mila euro se dimostrano di avere avuto un calo del fatturato di almeno un terzo. Lo stesso vale per i consulenti del lavoro, per i quali la relativa Cassa di previdenza ha deciso di destinare al welfare l’intera quota riservata del contributo integrativo.

Infine, c’è l’estensione del bonus di 600 euro per autonomi e giovani professionisti che si sono appena iscritti alle Casse di previdenza.



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