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Si può escludere un alunno dalla gita?

21 Settembre 2020 | Autore:
Si può escludere un alunno dalla gita?

Autonomia scolastica e viaggi di istruzione: la normativa vigente in materia. Quanti e quali studenti possono essere ammessi alle visite formative?

Il momento della gita di fine anno è atteso con grande trepidazione dagli studenti. È la conclusione di un percorso costellato da momenti più o meno difficili, da ore di studio, da prove quadrimestrali, da interrogazioni e compiti in classe, da gioie e delusioni. Insomma, si tratta del meritato premio finale che ogni allievo tanto desidera: esso concilia in sé lo svago e la formazione sul campo.

Tuttavia, non sempre a tutti gli alunni è consentito tale privilegio vuoi per le difficoltà economiche della famiglia oppure per una decisione specifica della scuola. Ma si può escludere un alunno dalla gita? In molte circostanze, si è letto sui giornali di episodi incresciosi: singoli studenti lasciati a casa o dimenticati in classe. A tali ragazzi non è stato consentito di vivere quest’esperienza di convivialità con i propri coetanei e, nella maggior parte dei casi, si è trattato di discriminazione nei confronti di alunni disabili.

Vediamo allora quali sono le possibilità riconosciute alle istituzioni scolastiche e quali sono le tutele in caso di trasgressione delle norme di legge.

L’autonomia scolastica: in cosa consiste?

Le scuole di ogni ordine e grado hanno una piena autonomia organizzative e decisionale. Il percorso di autogoverno ha preso avvio negli anni passati e si è concluso ufficialmente nel 2000.

In materia, sono state adottate diverse disposizioni di legge e molti decreti governativi, ma in linea di massima i principi sanciti sono i seguenti:

  • autonomia funzionale: finalizzata a definire e realizzare l’offerta formativa in raccordo con gli obiettivi essenziali indicati dal sistema nazionale di istruzione;
  • autonomia didattica: con lo scopo di adottare un programma di studi che attui il diritto all’apprendimento e alla crescita educativa di ogni alunno, nel rispetto della libertà di insegnamento e della libertà di scelta delle famiglie;
  • autonomia organizzativa: attuata sia in relazione all’impiego dei docenti sia con riferimento al calendario didattico;
  • autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo, in forma individuale o in rete con altre scuole (pensa, ad esempio, ai settori dell’innovazione metodologica o della progettazione formativa).

Che cos’è il piano formativo scolastico?

Nell’ambito dell’autonomia didattica rientra l’obbligo di adozione del cosiddetto Ptof, ossia il piano triennale di offerta formativa. Esso è il documento fondamentale che costituisce l’identità culturale e progettuale dell’istituzione scolastica e identifica:

  • la progettazione;
  • l’attività curriculare;
  • l’attività extracurriculare;
  • l’attività educativa ed organizzativa.

Il piano dell’offerta formativa viene adottato con la partecipazione di tutte le componenti dell’istituzione scolastica.

In particolare, l’iter che viene seguito è il seguente:

  • gli organismi e le associazioni di genitori e studenti formulano dei pareri e delle proposte;
  • tenuto conto di tali valutazioni, il consiglio di circolo o di istituto formula gli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte di gestione e amministrazione;
  • il collegio dei docenti elabora il piano formativo in coerenza con quanto descritto dal consiglio di circolo:
  • il dirigente scolastico attiva i rapporti con gli enti locali e con le realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti sul territorio;
  • il piano dell’offerta formativa viene adottato dal consiglio di circolo o di istituto, viene reso pubblico e viene consegnato alle famiglie e agli studenti.

Cosa sono i viaggi di istruzione e formazione?

All’interno dell’articolato percorso che porta all’adozione del ptof, gli organi scolastici definiscono gli elementi costitutivi delle attività extracurriculari ed educative. In tale contesto, sono anche individuate le modalità e i requisiti di partecipazione ai viaggi di istruzione intermedi (lungo il percorso di studi) o finali (a conclusione dell’anno scolastico).

Spetta, quindi, al collegio docenti e al consiglio di circolo stabilire:

  • quali e quante gite scolastiche attivare, la loro coerenza con il percorso di studi e i luoghi da visitare (regionali, nazionali o esteri);
  • il numero dei docenti accompagnatori e l’ammontare della diaria: il compenso deve essere commisurato alle indicazioni del ccnl e alle disposizioni vigenti in materia;
  • i costi da sostenere e l’eventuale contributo a carico delle famiglie: in tal caso è fondamentale il parere del direttore dei servizi generali ed amministrativi (Dsga);
  • il periodo e la durata temporale delle uscite scolastiche;
  • la presenza di insegnanti di sostegno per gli studenti disabili.

Ogni singola decisione deve essere proporzionata:

  • alla fascia di età degli studenti (non si può pensare, ad esempio, di portare all’estero i bambini di prima elementare);
  • agli argomenti studiati (il viaggio deve avere una finalità formativa);
  • alla disponibilità economica di scuole e famiglie al fine di evitare disparità di trattamento per ragioni di reddito.

E’ consentito escludere un alunno dalla gita scolastica?

Gli organi scolastici, quando si occupano delle gite, devono altresì definire il numero dei partecipanti e i requisiti degli studenti.

Le soluzioni ammesse sono diverse, come ad esempio:

  • è possibile prevedere dei bonus o degli incentivi economici per i ragazzi più meritevoli;
  • restringere il numero dei partecipanti agli studenti che hanno una media devi voti alta;
  • estendere la gita a tutti gli iscritti degli ultimi anni;
  • permettere a tutti gli alunni di tutte le fasce di età di prendere parte al viaggio di istruzione.

Ma è consentito escludere in via preventiva singoli studenti sulla base delle loro condizioni di salute o di comportamento?

Se è vero che è permessa alla scuola l’individuazione di un numero ristretto di ragazzi meritevoli, non è altrettanto vero che si possono attuare dei fenomeni di discriminazione nei confronti di singole persone. In tal caso, l’esclusione di un solo ragazzo dall’uscita costituisce un vero e proprio comportamento illecito e, in quanto tale, sanzionato dal nostro ordinamento.

La tutela è estesa a tutti gli studenti, soprattutto se minorenni, ma un’attenzione particolare viene riservata agli allievi disabili.

Quali sono le tutele in caso di discriminazione?

I casi di esclusione dalle visite di istruzione riguardano prevalentemente i ragazzi portatori di handicap. Per ovviare a tale forma di discriminazione, nel 2006 [1], il legislatore ha adottato una specifica previsione normativa. In tale ipotesi, è consentito allo studente disabile (o alla sua famiglia):

  • denunciare l’accaduto all’autorità giudiziaria;
  • ottenere il risarcimento del danno subito;
  • imporre all’istituzione scolastica la cessazione del comportamento discriminatorio (cosiddetta azione inibitoria).

L’ordinamento ha quindi prestato una particolare attenzione ai fenomeni da noi considerati al fine di reprimerli e di punirli.


note

[1] Legge 01.03.2006 n. 67 “Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni”


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