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Come difendersi dall’accusa di spaccio

31 Luglio 2020 | Autore:
Come difendersi dall’accusa di spaccio

Come difendersi da un’ingiusta accusa di spaccio dimostrando che la droga è destinata all’uso personale o al consumo di gruppo? Coltivazione droga: è reato?

Sei uscito con gli amici per andare al bar a bere in tutta tranquillità una birra. Dopo un po’ qualcuno dei tuoi compagni si allontana per fumare uno spinello; nel giro di qualche minuto arrivano i carabinieri e ti chiedono di seguirli: hanno fermato i tuoi amici con della marijuana e intendono saperne di più. Cosa fare in questi casi? Un altro esempio; immagina di aver organizzato un party; a un certo punto qualcuno comincia a far girare delle canne da fumare. I vicini, spazientiti dal volume alto della musica, chiamano la polizia la quale interviene e scopre la droga. Come difendersi dall’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti?

Il problema non è di poco conto, se solo si pensa che, secondo la legge italiana, anche la cessione gratuita di sostanze droganti costituisce reato. In pratica, se passi uno spinello a un tuo amico potresti essere accusato di spaccio. Inoltre, devi considerare che le autorità, allorquando individuano una persona che fa uso di droghe, tendono sempre a risalire a chi gliel’ha ceduta, visto che il consumo personale di sostanze stupefacenti non è reato. E allora: come difendersi da un’accusa di spaccio di droga? Come dimostrare la propria innocenza? Scopriamolo insieme.

Spaccio di droga: cosa dice la legge?

Secondo il nostro ordinamento giuridico [1], chiunque, senza avere apposita autorizzazione ministeriale, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti, è punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da 26mila a 260mila euro.

Se lo spaccio ha ad oggetto droghe leggere (tipo marijuana o hashish), allora la pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 5.164 a euro 77.468

La pena è ancora inferiore (reclusione da sei mesi a quattro anni e multa da 1.032 a 10.329 euro) se la condotta criminosa, per i mezzi, la modalità o le circostanze ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, è di lieve entità. È il caso di chi si limiti a cedere un paio di spinelli.

Accusa di spaccio: come difendersi?

Mettiamo il caso che, durante una festa all’aperto da te organizzata, intervenga la polizia e scopra che molti stanno facendo uso di droghe, seppur leggere. Tu ne eri al corrente e ti eri limitato a fare solo un tiro dallo spinello del tuo amico. La polizia, però, vuole vederci chiaro e, visto che sei l’organizzatore della festa, si rivolge a te per saperne di più. Come difendersi?

Ebbene, per tutelarsi da un’accusa di spaccio bisogna tener presente che non tutto ciò che riguarda l’uso e il consumo di droghe costituisce reato. Per la precisione, non è reato:

Dunque, per difendersi da un’ingiusta accusa di spaccio occorrerà dimostrare che l’eventuale droga rinvenuta sia destinata all’uso personale o a quello di gruppo. Analizziamo ciascuna di queste ipotesi.

Droga: come dimostrare l’uso personale?

La detenzione di droga per uso personale non costituisce reato. Dunque, se la polizia ti trova a fumare uno spinello non potrà contestarti alcun reato: la condotta, infatti, costituisce un mero illecito amministrativo, non penale.

Ma come si fa a sapere se la droga rinvenuta nel possesso di una persona sia per uso proprio oppure, al contrario, sia destinata allo spaccio? Ebbene, per comprendere quando la detenzione di droga sia finalizzata alla cessione (e costituisca dunque condotta penalmente rilevante) oppure al consumo personale, bisogna guardare al quantitativo e alle modalità del possesso.

Dal primo punto di vista, secondo la legge [2], la quantità massima (in termini di principio attivo) detenibile per evitare di incorrere in responsabilità penale è pari a:

  • 250 mg di principio attivo nel caso di eroina (circa dieci dosi);
  • 750 mg di principio attivo nel caso di cocaina (pari a circa cinque dosi);
  • 500 mg di principio attivo nel caso di cannabis, marijuana, hashish (equivalenti all’incirca a 35 – 40 spinelli confezionati);
  • 750 mg di principio attivo per MDMA (circa cinque pasticche di ecstasy);
  • 500 mg di principio attivo nel caso di Amfetamina (cinque pasticche);
  • 0,150 mg di principio attivo nel caso di LSD (circa tre quadratini o “francobolli”).

In pratica, chi viene trovato con tali quantità di droga (espressa in principio attivo), non può essere accusato del reato di spaccio di sostanze stupefacenti poiché si tratta di dosi ritenute idonee all’uso personale.

La quantità di principio attivo drogante di cui si è in possesso non è sempre sufficiente, però, ad escludere la punibilità penale: come detto, occorre tener conto anche delle modalità di detenzione della droga.

Se, durante una perquisizione, la polizia dovesse trovare un modesto quantitativo di droga rientrante nei parametri sopra indicati, ma già pronto per essere ceduto (ad esempio, perché impacchettato in dosi ben misurate), allora scatterebbe il reato perché si presumerebbe che la droga fosse destinata al mercato, cioè alla cessione.

Se Caio viene trovato con dei panetti di droga perfettamente confezionati, è chiaro che essi sono destinati allo spaccio e non al consumo personale. Pertanto, pur trattandosi solamente di marijuana, scatterà il reato.

Droga: come dimostrare il consumo di gruppo?

Altra eccezione alla punibilità penale del possesso di droga è il consumo di gruppo, il quale è equiparato all’uso personale. Si ha consumo di gruppo di sostanze stupefacenti quando la droga viene acquistata solamente da uno degli assuntori e poi divisa tra tutti gli altri.

Se seguissimo in maniera rigida la regola secondo cui ogni tipo di cessione di droga, anche se fatta tra amici e a titolo gratuito, fosse reato, allora dovremmo dire che commette un crimine anche colui che acquista un po’ di marijuana per sé e per gli amici per fumarla tutti insieme. Invece non è così: se colui che compra la droga la divide poi tra coloro che erano d’accordo con lui affinché l’acquistasse, allora non si integra alcun reato.

Insomma: chi prende la droga su mandato di altre persone e poi divide la sostanza stupefacente con i mandanti, non commetterà alcun crimine.

Tizio, su incarico dei suoi amici Caio e Sempronio, si reca da uno spacciatore per acquistare alcuni dosi di marijuana. La sera dello stesso giorno incontra Caio e Sempronio e decidono di fumare insieme lo stupefacente acquistato da Tizio.

Nel caso esemplificato, Tizio ha agito con il consenso di Caio e Sempronio, i quali erano d’accordo affinché Tizio acquistasse anche per loro la droga. Dunque, la successiva cessione di droga che Tizio compie a favore degli amici non è punibile, in quanto equiparata a un consumo personale di droga.

Coltivazione droga: come dimostrare l’uso personale?

Secondo le sezioni unite della Corte di Cassazione [3], devono ritenersi escluse dalla punibilità penale le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.

Alla luce della nuova sentenza della Corte di Cassazione, possiamo dunque sostenere che, accanto alla detenzione di droga per uso personale e al consumo di gruppo, una nuova condotta inerente alle sostanza stupefacenti non è più punibile: quella di coltivazione di piante da cui è estraibile la droga, purché tale coltivazione sia di dimensioni ridottissime, tale da poter far ritenere sin da subito che la sostanza stupefacente non possa essere spacciata ma sia destinata all’uso esclusivamente personale.

Dunque, d’ora in avanti non significa che chiunque potrà coltivare droga, ma semplicemente che, se la coltivazione è assolutamente episodica, marginale e ridottissima, non si finirà in carcere (resta, invece, l’illecito amministrativo).


note

[1] Art. 73, D.p.R. n. 309/90.

[2] D.M. 11 aprile 2006.

[3] Cass., Sezioni Unite, sent. n. 12348 del 16 aprile 2020 (ud. 19 dicembre 2019).

Autore immagine: Canva.com


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