Diritto e Fisco | Articoli

La mia compagna mi ha cacciato di casa

27 Aprile 2020
La mia compagna mi ha cacciato di casa

Tutela del possesso: cosa rischia chi cambia le chiavi della serratura o sbatte fuori il convivente con violenza?

Riceviamo la lettera di un lettore che ci dice: la mia compagna mi ha cacciato di casa, cambiando la serratura della porta. Dentro l’appartamento ho ancora tutta la mia roba, compreso il vestiario e alcuni beni di valore, ma lei mi impedisce di prenderli. Cosa posso fare? È legittimo questo comportamento?

Per chiarire i dubbi del lettore dobbiamo richiamare alcune regole di carattere giuridico. 

Che diritti ha il convivente sulla casa del partner?

Quando si instaura una situazione di convivenza stabile, l’ospite – ossia il partner non-proprietario dell’immobile – ripone un legittimo affidamento sulla disponibilità di quel tetto sotto cui vivere, tant’è che vi trasferisce tutta o gran parte della propria roba, gli abbigliamenti, i beni di prima necessità ed eventualmente gli strumenti di lavoro (un computer, un tablet, ecc.). Anche se non si tratta della propria casa, questi la considera come se fosse tale. Detta situazione, che in termini giuridici viene definita «possesso», è tutelata dalla legge (vedremo a breve come). 

Diversa è l’ipotesi della convivenza occasionale, quella cioè di qualche giorno o di un fine settimana. In tale ipotesi, non si verifica alcuna aspettativa sulla disponibilità dell’alloggio e, quindi, non c’è neanche ragione di tutelare il diritto dell’ospite. Questi ben potrà, in qualsiasi momento, ritornare nella propria abitazione, qualsiasi siano le ragioni per cui si è allontanato da essa. 

Questo non significa che il convivente stabile – quello cioè derivante da un’unione di fatto (cosiddetta convivenza more uxorio) – possa vantare dei diritti patrimoniali sull’immobile di proprietà del compagno o della compagna, ma quanto meno non può essere “buttato fuori” dalla mattina alla sera. 

Ecco allora cosa può fare chi viene sbattuto fuori di casa dal/dalla compagno/a.

Cacciare di casa una persona è reato?

Se è vero che non si può mandare via di casa il coniuge, neanche se non è il proprietario dell’immobile, è altresì vero che la stessa regola vale per i conviventi di fatto. A seconda delle modalità con cui tale azione viene posta in essere, possono configurarsi diverse conseguenze di carattere civile e penale. Le analizzeremo qui di seguito.

Intimare il convivente ad andare via di casa

Il semplice chiedere al partner di andare via di casa, anche se in modo categorico e risoluto, ma senza ricorrere all’uso della violenza, non costituisce reato. 

Tuttavia, tale condotta configura un illecito civile nel momento in cui non si dà alcun preavviso e cioè non si mette l’ospite nella condizione di trovare un altro alloggio. Il proprietario dell’immobile può di certo intimare all’altro di andare via, ma dandogli il tempo necessario per provvedere a una sistemazione alternativa. Se, invece, la perentorietà dell’ordine non dovesse consentirlo, il convivente sfrattato dalla sera alla mattina potrebbe agire dinanzi al tribunale civile per far valere lo spossessamento e così riacquistare la disponibilità dell’appartamento fino a che non troverà diversa abitazione. 

L’azione da esercitare, in questi casi, va sotto il nome di azione di manutenzione [1].

Cambiare la serratura delle chiavi di casa

Invece, nel caso in cui il convivente cambi la serratura della porta di casa incorrerà nel reato di violenza privata e potrà essere querelato.

La Cassazione ha riconosciuto gli estremi di tale illecito penale sia nei confronti delle coppie sposate che di quelle di conviventi di fatto, purché tale convivenza – come anticipato in apertura – possa considerarsi stabile e non occasionale.

Impedire con violenza al convivente di entrare in casa

Possono essere adottate altre soluzioni per impedire al partner di non entrare più in casa come, ad esempio, buttargli tutta la roba dal balcone, attendere il suo allontanamento per lasciare le chiavi nella serratura e impedirne l’apertura dall’esterno e anche lo stesso uso della violenza (si pensi alla compagna che tira piatti in testa al compagno). In tali casi, si configura il reato di «turbativa del possesso di cose immobili»; l’illecito penale, difatti, non richiede che la vittima sia titolare di un diritto di proprietà sull’abitazione. 

La Cassazione ha esteso l’applicazione di tale reato alle convivenze stabili per via dell’affidamento su un domicilio dove stare e di un tetto sotto cui ripararsi. Solo in questo secondo caso, il proprietario dell’appartamento – fermo comunque il suo diritto di intimare all’ospite di trovarsi un’altra abitazione – non può sbattere l’estraneo fuori di casa e cambiare le chiavi della porta per impedirgli l’accesso. Deve sempre concedergli un lasso di tempo adeguato per trovare una nuova sistemazione.

Affinché si possa parlare di turbativa è necessario che l’azione sia posta con violenza alla persona o minaccia. Quindi, il semplice invito ad andare via – anche se intimato a gran voce – non costituisce illecito penale. Lo diventa se accompagnato con fatti come il lancio di piatti e bicchieri o altri oggetti, o ancora il cambio delle chiavi della serratura della porta d’ingresso.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni leggi:


note

[1] Art. 1170 cod. civ. 


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube