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Opposizione decreto ingiuntivo: mandato amministratore condominio

27 Aprile 2020
Opposizione decreto ingiuntivo: mandato amministratore condominio

Condominio: per proporre opposizione l’amministratore deve chiedere l’autorizzazione all’assemblea o può agire autonomamente?

Il tuo condominio non ha pagato un fornitore il quale ha così notificato un decreto ingiuntivo. Ricevuto l’atto giudiziale, l’amministratore ha valutato la possibilità di una convocazione urgente all’assemblea per valutare le possibili soluzioni, ma non essendoci i tempi sufficienti ha preferito incaricare un avvocato affinché presentasse opposizione. 

A questa scelta, che potrebbe comportare ulteriori costi per il bilancio, alcuni dei proprietari si sono opposti, sostenendo che non rientrerebbe nei poteri del capo condomino agire di sua spontanea iniziativa, senza cioè chiedere prima il parere dei proprietari. 

Qual è la corretta soluzione in termini giuridici? In caso di opposizione a decreto ingiuntivo, il mandato all’amministratore di condominio è necessario oppure no? Cerchiamo di fare chiarezza alla luce della più recente giurisprudenza pronunciatasi sul punto [1].

A chi spetta presentare opposizione al decreto ingiuntivo contro il condominio?

Contro un decreto ingiuntivo notificato al condominio da uno dei suoi fornitori, l’unico che può presentare opposizione è il condominio stesso, nella persona dell’amministratore [2]. I singoli proprietari quindi non hanno alcun potere. Rientra, del resto, tra i poteri dell’amministratore «erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell’edificio e per l’esercizio dei servizi comuni» [3].

Opposizione a decreto ingiuntivo condominio: l’amministratore deve farsi autorizzare? 

Secondo una recente sentenza della Corte di Appello di Milano [1], l’amministratore ha l’autonomia, una volta ricevuta la notifica di un decreto ingiuntivo, di nominare un avvocato di propria fiducia e incaricarlo di svolgere l’opposizione. A tal fine non necessita della previa autorizzazione dell’assemblea solo nel caso in cui la vertenza del decreto ingiuntivo rientri tra le sue attribuzioni di competenza elencate dalla legge [3]. Tra queste vi è infatti il pagamento dei fornitori.

Sempre negli stessi termini e limiti, l’amministratore ha altresì il potere di proporre appello contro l’eventuale sentenza sfavorevole di primo grado che rigetti l’opposizione del condominio. 

Si pensi al caso in cui il condominio non paghi una fattura di un creditore, per un’obbligazione assunta dallo stesso amministratore per conto dei condòmini, oppure per dare esecuzione a una delibera assembleare ai fini della manutenzione delle parti comuni o l’esercizio dei servizi condominiali. 

Secondo del resto la Cassazione [4] la legittimazione dell’amministratore ha portata generale, in quanto estesa a ogni interesse condominiale.

Domande nuove del condominio

Diverso è il caso in cui, con l’opposizione, l’amministratore di condominio intenda allargare gli ambiti della controversia, presentando domande nuove. È ciò che, in gergo tecnico, si chiama domanda riconvenzionale. Ebbene, in tal caso – prosegue la sentenza della Corte di Appello di Milano – l’amministratore deve prima ottenere il mandato dall’assemblea di condominio ossia una apposita autorizzazione. E ciò perché detta azione esubera dai limiti delle attribuzioni o dagli eventuali maggiori poteri conferitigli dal regolamento condominiale. 

Quindi, se l’amministratore di condominio intende proporre una semplice opposizione al decreto ingiuntivo, resistendo alla pretesa del creditore e sostenendo che non è dovuta, può agire senza prima convocare l’assemblea. Viceversa, se con l’opposizione intende far valere ulteriori motivi di doglianza nei confronti del creditore (ad esempio una richiesta di risarcimento del danno), ha bisogno del mandato dei condomini. In tal caso, tuttavia, il difetto di rappresentanza processuale può essere sanato, con effetti retroattivi ed in qualsiasi momento, da una delibera assembleare che ratifichi ex post il suo operato [5].


note

[1] Corte d’Appello di Milano sent. n. 319/2019.

[2] Cass. sent. n. 15567/18, art. 645 cod. proc. civ.

[3] Art. 1130 n. 3  cod. civ.

[4] Cass. sent. nn. 16260/2016 e 12622/2010.

[5] Cass. n. 12525/2018 e Cass. n. 27236/2017; con la precisazione che detta ratifica opera soltanto in quel preciso grado di giudizio (Cass. n. 15838/2012).


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