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Coronavirus: i dubbi lasciati dal Dpcm di Conte

27 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: i dubbi lasciati dal Dpcm di Conte

Non solo i congiunti a cui si può fare visita, ma ci sono altre cose che meriterebbero dei chiarimenti. Come le seconde case e l’autocertificazione.

Consentitemi una piccola licenza. Un comico barzellettiere catalano raccontava molti anni fa l’episodio in cui Gesù diceva, durante l’ultima cena, agli apostoli: «Oggi mi vedete, domani non mi vedrete, ma presto mi rivedrete». E Pietro che rispondeva: «Signore, ogni giorno ti voglio più bene per come ti spieghi bene». Sembra essere stato questo il sentimento degli italiani mentre ieri sera, all’ora di cena (ci si augura non sia stata l’ultima), ascoltavano come il loro presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, illustrava il nuovo Dpcm con le disposizioni per la fase 2 dell’emergenza coronavirus.

Molte cose sono rimaste chiare, per carità: sappiamo che dal 4 maggio potremo andare a correre da soli anche allontanandoci da casa, purché manteniamo la distanza di sicurezza dagli altri passanti. Sappiamo che molte aziende riprenderanno l’attività. Sappiamo anche che non potremo andare a comprare un paio di scarpe fino al 18 maggio e che fino al 1° giugno dovremo scordarci di prendere un caffè al bar, di sederci a mangiare un piatto di pasta al ristorante o di fare la tinta, la piega e il taglio dei capelli dal parrucchiere, oltre che di farci le unghie dall’estetista. Fin qui, tutto chiaro.

Il testo presentato da Conte, però, presenta concetti non tanto chiari e silenzi che possono mandare in confusione gli italiani. Da quando è finita la conferenza stampa di ieri sera, ad esempio, i ragazzi si chiedono se dal 4 maggio si possono finalmente vedere con la fidanzata oppure no. Delle perplessità destate dal termine «congiunti» utilizzato nel Dpcm per definire chi può ricevere visite, ci siamo occupati in questo articolo sui fidanzati che non possono vedersi, in cui abbiamo spiegato perché non si può andare a trovare la morosa, a meno che Conte, da qui all’inizio della prossima settimana, dica il contrario. Ma rimangono altri dubbi.

Ad esempio, sulla possibilità di poter andare nelle seconde case. Il vecchio Dpcm conteneva un divieto esplicito di raggiungere la casa sul mare, sul lago o in montagna. Quello appena presentato da Conte non dice assolutamente nulla in merito a questo divieto. E questo può essere molto rischioso: se un decreto che annulla quello precedente non vieta una cosa, significa che quella cosa è lecita. Prenderemo la multa per trascorrere dal 4 maggio in poi qualche giorno in un’abitazione che non è quella principale? Andare nella seconda casa non è, certamente, un motivo di urgenza per lasciare la propria abitazione. Come non lo è, del resto, uscire a fare una pedalata in bicicletta, ammessa dal nuovo Dpcm purché in solitaria e mantenendo le distanze. Il concetto è sempre lo stesso: quello su cui non c’è un esplicito divieto non è vietato.

Altro dubbio, per così dire, pratico è quello che riguarda l’autocertificazione. Conte farebbe bene a chiarire se dal 4 maggio, ad esempio, per andare a trovare un parente servirà portarsi dietro il modulo o l’agente che farà l’eventuale controllo di crederà sulla fiducia. Si è detto che cambierà l’autocertificazione e che sarà necessario portarsela dietro solo per eventuali spostamenti da una regione all’altra, per quanto questi sconfinamenti siano fortemente limitati a casi davvero eccezionali. Bene. Ma è altrettanto vero che per muoversi all’interno della regione di residenza ci sono dei vincoli: comprovate esigenze di lavoro, motivi di necessità o di salute.

Ora: se al cittadino non verrà chiesto il modulo per muoversi da Milano a Brescia o da Roma a Viterbo, come si farà a controllare se è uscito di casa per un vero motivo di necessità? E sulla base di che cosa verrà eventualmente multato? Facile che uno dica: sto andando a trovare un cugino (rientra tra i congiunti a cui si può fare visita) che effettivamente abita a Brescia o a Viterbo ma con cui, magari, non ci si parla più da anni. Che farà la Polizia? Ci scorterà fino a casa del cugino per sapere se, effettivamente, è vero che stiamo andando a trovarlo? E senza una dichiarazione sottoscritta che comporta l’eventuale sanzione per dire il falso o per mettere nero su bianco che abbiamo trasgredito una norma, con quale diritto si verrà multati?



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