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Posso rifiutare assegnazione provvisoria?

22 Settembre 2020 | Autore:
Posso rifiutare assegnazione provvisoria?

Diritto scolastico e impiego dei docenti: contratti a tempo determinato o indeterminato. Breve rassegna sui diritti riconosciuti dalla legge.

All’inizio dell’anno scolastico i docenti che non hanno un contratto a tempo indeterminato possono sperare nella supplenza o nella chiamata annuale. Gli strumenti per ottenere gli incarichi sono sostanzialmente due: graduatorie di terza fascia e messa a disposizione. Al contrario, la situazione è piuttosto tranquilla per coloro che sono stati immessi in ruolo in maniera definitiva.

Questa è la regola generale, ma anche in tale circostanza possono presentarsi delle eccezioni. Hai mai sentito parlare, ad esempio, di trasferimenti temporanei? Ti stai forse domandando: “posso rifiutare un’assegnazione provvisoria?”.

Le dinamiche lavorative del comparto scuola sono state oggetto di continue modifiche a livello legislativo e governativo. Per tale motivo, proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Assegnazione e utilizzazione provvisoria: cosa sono?

Ogni anno, il personale della scuola (docente, educativo o amministrativo) ha la possibilità di prestare servizio in un istituto diverso da quello in cui ha la titolarità del contratto. Per godere di tale opportunità è necessario essere intestatari di un contratto a tempo indeterminato e partecipare alla procedura di mobilità bandita periodicamente dal Miur.

Le possibilità riconosciute ai dipendenti sono due:

  1. utilizzazione provvisoria: si tratta di una procedura alla quale può partecipare il personale in esubero o trasferito d’ufficio nello stesso anno o nei nove precedenti;
  2. assegnazione provvisoria: permette a un dipendente della scuola di prestare servizio in un luogo vicino a quello in cui ha la residenza un proprio congiunto. In questo caso, si vuole garantire il diritto al ricongiungimento familiare con coniuge, figli o genitori.

La durata dell’utilizzazione e dell’assegnazione provvisoria è quella di un anno scolastico. Il cambiamento di sede, in quanto temporaneo, non incide sulla titolarità del contratto nella scuola di appartenenza.

Tali operazioni, per ovvie ragioni, sono attivate dopo gli esiti dei trasferimenti e dei passaggi di cattedra per ciascun grado di scuola. Ciononostante, l’utilizzazione e l’assegnazione prescindono da tali risultati: di conseguenza, può farne richiesta anche chi ha guadagnato una nuova sede di lavoro.

Quali sono le procedure per partecipare all’utilizzazione provvisoria?

Alla mobilità per utilizzazione provvisoria possono partecipare i docenti, gli amministrativi e gli educatori in esubero all’interno della scuola di titolarità o a livello provinciale.

La procedura può essere volontaria su richiesta del lavoratore oppure disposta d’ufficio. Quest’ultima modalità è residuale ed è ammessa, sulla base dei titoli posseduti dal lavoratore, soltanto se nella scuola di appartenenza non vi siano posti di organico disponibili.

La domanda può essere presentata in cartaceo, compilando il modello predisposto dal Miur, o per via telematica attraverso la sezione Istanze online. In entrambi i casi, è necessario rispettare i termini tassativi indicati nel bando e indirizzare l’istanza all’Ufficio scolastico della provincia di destinazione.

Conclusa la procedura, viene stilata un’apposita graduatoria elaborata sulla base dei titoli e delle abilitazioni possedute dal lavoratore al momento della presentazione della domanda. L’istanza non deve essere accompagnata da documentazione ulteriore, in quanto la valutazione dei titoli è formulata:

  • in linea generale, dall’istituzione scolastica in cui il lavoratore presta servizio;
  • per il personale in esubero provinciale, dagli uffici competenti per territorio;
  • per i docenti di religione cattolica, dagli uffici scolastici regionali.

Per legge, in caso di parità di punteggio, sono riconosciute delle preferenze ai genitori con figli a carico e ai dipendenti con una maggiore anzianità di servizio.

Quali sono le procedure per partecipare all’assegnazione provvisoria?

La richiesta di assegnazione provvisoria non è libera, ma è condizionata alla presenza di specifiche ragioni giustificative che sono:

  • ricongiungimento al proprio genitore;
  • ricongiungimento al figlio o al minore affidato con provvedimento giudiziario;
  • gravi esigenze di salute del richiedente;
  • ricongiungimento al coniuge (o al convivente o alla parte legata da unione civile), ai parenti o agli affini purchè dalla certificazione anagrafica risulti la stabilità della convivenza.

Alla domanda devono essere allegate le autocertificazioni che attestano il possesso dei requisiti previsti dalla legge e le eventuali ipotesi di precedenza. In caso di esigenze di salute, è necessario produrre le certificazioni mediche.

L’istanza deve contenere il codice puntuale delle scuole prescelte o un codice sintetico (Comune, distretto, provincia). Il trasferimento non può, però, avere ad oggetto il Comune in cui ha sede la scuola di provenienza.

L’assegnazione provvisoria può essere richiesta per una sola provincia indicando:

  • fino a 20 preferenze per i docenti della scuola dell’infanzia e primaria;
  • fino a 15 preferenze per i docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado.

La domanda può essere presentata oltre che per il posto o la classe di concorso in cui si è contrattualizzati anche per:

  • altre classi di concorso o posti di grado diverso;
  • altre tipologie di posti per le quali si sia in possesso dello specifico titolo di specializzazione.

Come per l’utilizzazione, anche per l’assegnazione provvisoria la domanda può essere presentata, entro i termini di scadenza, con la modalità on line o con un’istanza cartacea.

A conclusione dell’iter, viene stilata un’apposita graduatoria che deve tenere conto del seguente ordine:

  1. l’assegnazione per lo stesso grado o classe di concorso precede quella per classi di concorso o gradi diversi;
  2. l’assegnazione all’interno della stessa provincia precede quella per province diverse;
  3. le preferenze territoriali sono esaminate progressivamente nell’ordine riportato per tutte le tipologie di posto o classi di concorso richiesti diversi da quello di appartenenza.

Ne deriva che, in alcune ipotesi, il risultato atteso dal lavoratore non corrisponde a quello ottenuto sulla base della disponibilità delle scuole.

E’ possibile rifiutare l’assegnazione provvisoria?

Quando si presenta una richiesta di assegnazione provvisoria occorre fare attenzione alle possibili conseguenze. Infatti, se ci si colloca in una posizione utile in graduatoria, ma si intende rifiutare il trasferimento, può capitare che la propria volontà non venga presa in considerazione e che si sia costretti a prendere servizio (pensa, ad esempio, a un rifiuto tardivo che crea un danno alla scuola impossibilitata a operare una sostituzione di docente).

Nel dettaglio, in questi casi, è necessario osservare delle precise regole e cioè:

  • verificare che il posto di titolarità non sia stato oggetto di assegnazione provvisoria a un altro docente: in tal caso, non è possibile modificare la propria posizione senza violare un diritto regolarmente esercitato da un collega;
  • comunicare la volontà di non accettare l’incarico in termini brevissimi: di solito, i dirigenti scolastici indicano un arco temporale di poche ore (a volte soltanto 24);
  • leggere attentamente le condizioni inserite nei contratti integrativi regionali sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie: il documento per la Regione Calabria stabilisce, ad esempio, che i provvedimenti di assegnazione sono definitivi e, una volta disposti, non possono essere modificati ad eccezione del rientro nell’ex scuola di titolarità. Tale facoltà può essere esercitata soltanto se il posto è rimasto vacante.

Prima di assumere delle decisioni di impulso è, quindi, sempre bene mettere sul piatto della bilancia i vantaggi e gli svantaggi che possono derivare da un dato comportamento.



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