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Cosa rischia chi fa troppi prelievi?

27 Aprile 2020
Cosa rischia chi fa troppi prelievi?

Bancomat: chi preleva tanti contanti dal conto corrente rischia controlli?

Quando si ha necessità di una grossa somma di contanti è abitudine di molte persone effettuare, in più occasioni, svariati prelievi al bancomat per piccole somme, in modo da non insospettire le autorità o la stessa banca. Trattandosi però di operazioni tracciabili, che lasciano cioè un segno indelebile nei circuiti della banca, è legittimo chiedersi se questa scelta sia altrettanto pericolosa. Cosa rischia chi fa troppi prelievi? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Il fisco controlla come spendo il denaro?

Al fisco non interessa sapere come spendi il tuo denaro (sempre che si tratti di attività lecite), ma solo se lo hai dichiarato al momento della percezione. Dopodiché chi è in regola può anche prosciugare il proprio conto corrente senza dover dare giustificazioni all’ufficio delle imposte o, tantomeno, al proprio istituto di credito. 

Questo discorso – che vale in termini assoluti per i privati e solo parzialmente per gli imprenditori (come vedremo a breve) – fa sì che i prelievi dal conto corrente non vengano sottoposti a controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. 

Dunque volendo già anticipare la sintesi del discorso e rivelare cosa rischia chi fa troppi prelievi dovremmo già dire che non c’è alcun pericolo per chi fa continue “incursioni” al bancomat.

C’è però da tenere conto di un’altra circostanza che potrebbe influire sul comportamento del correntista: la legge sull’antiriciclaggio impone un tetto ai prelievi di contanti dal conto corrente di 10.000 euro al mese. Questo tetto però non viene fissato per controllare l’eventuale evasione fiscale – che, come noto, non costituisce un reato se entro determinati limiti di importo – ma per evitare che con il denaro liquido si possano commettere reati più gravi come il riciclaggio, il contrabbando, la criminalità organizzata. È infatti noto che mafie e altre organizzazioni criminali si valgono del cash – in quanto non tracciabile – per portare a termine i propri “affari”. Ed è per questo che la legge prevede che, in caso di prelievo in contanti di oltre 10mila euro nell’arco dello stesso mese, anche se avvenuto con svariati prelievi di importo inferiore, la filiale ha l’obbligo di informare di ciò la direzione centrale la quale, a sua volta fa una segnalazione alla Uif, la Centrale Rischi Interbancaria. Quest’ultima, a sua volta, esegue un’ulteriore verifica per accertare che possano sussistere i rischi di un reato dietro al prelievo di contanti e, se così dovesse essere, ne informa la Procura della Repubblica. Una volta che la pratica è finita sulla scrivania del Pm, quest’ultimo verificherà se avviare o meno le indagini penali contro il correntista.

Cosa rischio in caso di molti versamenti sul conto?

Abbiamo appena visto che un privato che preleva 7mila euro in un mese in contanti, facendo più accessi al bancomat, non rischia nulla. Se ne fa più di 10mila invece dovrà fornire spiegazioni allo sportello circa l’utilizzo del contante e, dopodiché, rimettersi al giudizio della Uif.

In tutto ciò, però, l’Agenzia delle Entrate così come la Guardia di finanza non vengono mai scomodate. Fare tanti prelievi dal conto corrente non costituisce un illecito fiscale. Lo sarebbe invece fare tanti versamenti sul conto corrente senza poter giustificare all’ufficio delle imposte la provenienza del denaro. 

A quest’ultimo proposito bisogna infatti sapere che ogni accredito di denaro sul conto corrente – sia che questo provenga da bonifico che da versamento di contanti – si presume per legge essere reddito. In quanto tale va quindi riportato nella dichiarazione dei redditi e quindi tassato. 

Se il contribuente dovesse invece depositare in banca redditi che non sono tassabili perché esenti o perché già tassati alla fonte (si pensi alla donazione di un genitore o alla vincita al gioco), deve essere in grado di dimostrarlo all’Agenzia delle Entrate. Dimostrazione che andrà fornita qualora l’ufficio, nell’arco dei successivi 5 anni (che decorrono da quello in cui va presentata la relativa dichiarazione dei redditi), dovesse chiedere spiegazioni. 

In quel caso, dunque, è il correntista a dover presentare la prova della provenienza del denaro e che lo stesso non deve essere tassato. Prova che non può mai consistere in una testimonianza, ma in un documento avente data certa. L’esempio per eccellenza è il bonifico bancario o l’assegno non trasferibile.

Cosa rischiano professionisti e imprenditori?

La categoria dei professionisti è stata assimilata dalla giurisprudenza ai privati cittadini in quanto non soggetti a contabilità differenziata. 

Viceversa, per gli imprenditori le regole sono diverse. Infatti per questi, posta l’esistenza di un bilancio, è necessario giustificare anche i prelievi sopra un certo importo. Tale tetto è di 1.000 euro nell’arco dello stesso giorno e comunque di 5.000 euro nell’arco del mese. Non è possibile quindi superare tali cifre a meno di conservare la giustificazione dell’utilizzo del denaro. 

Approfondimenti 

Tanti piccoli prelievi dal conto: che rischio?

Versamenti sul conto: vanno giustificati?



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2 Commenti

  1. Ma i suddetti prelievi sono considerati cumulativi per chi li esegue su c/c di due banche differenti, per esempio. Ovvero se io prelievo giornalmente più di 1000 euro o mensilmente più di 5000 euro ma su banche diverse, avviene un “cumulo” o le due banche non sono collegate? Grazie

    1. Ti suggeriamo la lettura dei seguenti articoli: Quanto contante si può prelevare in banca 2020 privati; Contanti, troppi prelievi dal conto: partono i controlli; Prelievi in contanti: ecco quando scatta la segnalazione; Versamento contanti in banca: limiti e regole; Versamenti e prelievi da conto corrente: quali controlli.

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