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Sintomi glaucoma

31 Luglio 2020 | Autore:
Sintomi glaucoma

Fattori di rischio, diagnosi, trattamenti e prevenzione della patologia. Quali sono le percentuali di invalidità riconosciute in caso di cecità parziale e di cecità totale? Come si ottiene il riconoscimento dell’invalidità?

Il glaucoma è una malattia del nervo ottico che provoca danni permanenti alla vista. E’ una delle cause più frequenti di cecità e ipovisione. Ma quando viene diagnosticato il glaucoma? In caso di aumento della pressione oculare; di deficit del campo visivo (la quantità di spazio che l’occhio riesce a inquadrare) e di alterazioni della papilla ottica (la porzione intraoculare del nervo ottico).

In genere, la comparsa del glaucoma è legata all’incremento della pressione intraoculare (IOP), determinata dalla quantità di un liquido (il cosiddetto umore acqueo), presente nell’occhio, il quale viene continuamente prodotto e riassorbito. In condizioni normali, la pressione intraoculare è compresa tra i 10 e i 20 millimetri di mercurio (mmHg). Più liquido c’è nel bulbo oculare, più è alta la pressione. E’ come se l’occhio fosse un piccolo serbatoio con un rubinetto e una via di deflusso sempre aperti. In caso di ostruzione, aumenterà la pressione all’interno del serbatoio ovvero si avrà una maggiore pressione intraoculare. Con il passare del tempo, se la pressione è troppo elevata, il bulbo oculare si danneggia a livello della testa del nervo ottico.

In genere, il glaucoma è associato a valori superiori a 20-21 mmHg. Tuttavia, bisogna precisare che esiste una forma di glaucoma a bassa pressione che potrebbe dipendere da uno scarso afflusso di sangue al nervo ottico che, a sua volta, causa la progressiva atrofizzazione delle fibre nervose.

Se diagnosticato tempestivamente, il glaucoma può essere curato e controllato. Trattandosi di danni irreversibili, è opportuna una terapia specifica che durerà per tutta la vita. Ma quali sono i sintomi del glaucoma? Quali sono i fattori di rischio? Quali sono le diverse forme? Quali sono le terapie a cui bisogna sottoporsi per evitare la cecità? Quali sono i soggetti maggiormente colpiti? Per scoprirlo, prosegui nella lettura del mio articolo.

Glaucoma: le diverse forme

Esistono tre diverse forme di glaucoma:

  • il glaucoma cronico;
  • il glaucoma acuto;
  • il glaucoma congenito.

Il glaucoma cronico

La forma più frequente è il glaucoma cronico, legato alla difficoltà del liquido (umor acqueo) a defluire dall’interno all’esterno dell’occhio. Da qui, si genera un aumento della pressione oculare. Immagina un lavandino parzialmente ostruito da cui deriva un ristagno dell’acqua.

Il glaucoma cronico ha un’evoluzione molto lenta, è asintomatico e colpisce i soggetti con un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. Il paziente si accorge della patologia soltanto quando il danno al nervo ottico è in uno stadio già avanzato ed è irreparabile. Pertanto, è opportuno sottoporsi periodicamente a check-up oculistici.

Il glaucoma acuto

Il glaucoma acuto è determinato dall’ostruzione totale delle vie di deflusso. Pensa ad un lavandino che si ottura impedendo all’acqua di scorrere. Si manifesta un improvviso incremento pressorio, definito attacco acuto di glaucoma, che se non curato tempestivamente può portare in breve tempo alla cecità.

Il glaucoma acuto causa l’infiammazione dell’occhio, l’offuscamento della vista, un dolore oculare violento associato spesso a nausea e vomito. In questi casi, è opportuno recarsi subito al pronto soccorso oculistico o rivolgersi immediatamente al proprio oculista, affinché possa essere somministrato o prescritto anche un diuretico per favorire la riduzione della pressione oculare.

Il glaucoma congenito

Il glaucoma congenito può manifestarsi sin dalla nascita o nei primi anni di vita a causa di alterazioni o malformazioni delle vie di deflusso dell’umor acqueo. Si tratta di una forma rara, ma rappresenta una delle cause più frequenti di ipovisione e cecità infantile.

In questi casi, il bambino percepisce un fastidio alla luce (fotofobia) e manifesta un’eccessiva lacrimazione. In presenza di qualsiasi sintomo sospetto, i genitori devono recarsi dall’oculista per una visita di controllo.

Sintomi del glaucoma

Il glaucoma è definito il “silenzioso ladro della vista”, in quanto nella maggior parte dei casi l’insorgenza e la progressione della malattia avvengono senza che il soggetto presenti alcun disturbo. Come ti ho spiegato nel paragrafo precedente, i difetti del campo visivo si manifestano nel momento in cui il danno al nervo ottico è in uno stadio già avanzato. Pertanto, l’individuo si accorge di essere affetto dal glaucoma quando è ormai troppo tardi. Il paziente può avere difficoltà nel vedere di lato, in alto o in basso e nello svolgimento delle normali attività quotidiane. Ti faccio un esempio pratico.

Tizio ha perso la porzione inferiore del campo visivo. Pertanto, non riesce a vedere i gradini, urta contro le pareti o gli spigoli, ha difficoltà alla guida e, nonostante ciò, può mantenere una acuità visiva alta (i famosi “dieci decimi”).

Avere un’ottima acuità visiva (10/10) non è garanzia di un apparato visivo sano.

Nel glaucoma acuto, la sintomatologia (visione ridotta, aloni colorati, dolore oculare e arrossamento, cefalea, nausea, vomito) è così eclatante che nel momento in cui si arriva al pronto soccorso c’è il rischio di una diagnosi errata di problemi gastrointestinali o di disturbi neurologici.

Glaucoma: quali sono i fattori di rischio?

I fattori di rischio del glaucoma sono:

  • tono oculare superiore ai normali limiti (cioè oltre i 20 mmHg);
  • età: nella maggioranza dei casi, il glaucoma colpisce i soggetti con più di 40 anni. Il rischio aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età;
  • familiarità: il glaucoma presenta forti caratteri di ereditarietà. Pertanto, se in famiglia qualcuno è affetto dalla patologia, è importante sottoporsi a controlli periodici.

Altri fattori di rischio del glaucoma sono il diabete, la miopia, le malattie oculari, la ridotta perfusione del nervo ottico, il ridotto spessore corneale centrale, i traumi e gli interventi chirurgici.

Glaucoma: la diagnosi

Per una diagnosi precoce occorre sottoporsi ad una visita oculistica completa, in cui andranno controllati i seguenti parametri:

  • la pressione intraoculare con il tonometro, al fine di individuare prontamente un possibile aumento;
  • l’aspetto del nervo ottico con l’oftalmoscopio. In caso di glaucoma, si presenta un aumento della escavazione papillare;
  • il campo visivo con la perimetria computerizzata. Si tratta di un metodo d’indagine attraverso il quale viene misurata la sensibilità delle diverse zone della retina, vengono identificati i danni e si valuta l’efficacia della terapia;
  • la valutazione del disco ottico attraverso nuovi metodi come:
  • l’OCT (Optical Coherence Tomography, tradotto la tomografia a coerenza ottica);
  • l’SLP (Scanning laser polarimetry, vale a dire la polarimetria a scansione laser);
  • il CSLO (Confocal laser ophthalmoscopy, ossia l’oftalmoscopia laser confocale).

Inoltre, può essere utile misurare la relazione tra spessore corneale e la pressione intraoculare per comprendere qual è il valore di rischio per ogni singolo occhio.

Uno degli esami strumentali preliminari all’intervento di chirurgia refrattiva è la pachimetria attraverso cui viene misurato lo spessore corneale, dal momento che a seguito dell’intervento si assiste ad un assottigliamento della cornea.

Numerose ricerche hanno dimostrato che coloro che non sono operati e hanno una diagnosi di glaucoma presentano due relazioni tra pachimetria corneale e la patologia:

  • chi ha una cornea sottile ha un rischio maggiore di sviluppare danni dovuti al glaucoma, mentre in presenza di una cornea spessa il rischio è minore;
  • chi ha una cornea sottile, manifesta una pressione oculare minore rispetto a quella reale e vale anche il contrario, cioè la pressione è superiore negli individui con cornea spessa.

La pachimetria corneale deve essere eseguita una volta sola, in quanto lo spessore corneale non si modifica in modo significativo con il passare del tempo.

Dopo la diagnosi di glaucoma, il medico stabilisce la terapia da seguire e indica le visite di controllo e gli esami necessari per monitorare la risposta al trattamento, la rapidità di progressione della patologia, il rischio di menomazione funzionale e di cecità.

La malattia può essere curata con la terapia medica con colliri oppure con un trattamento laser o chirurgico.

Per il monitoraggio del glaucoma, occorre sottoporsi all’esame del campo visivo e bisogna misurare la pressione oculare.

Il medico oculista suggerisce di volta in volta quando effettuare i controlli. In genere, bisogna ripetere gli esami da una a tre volte l’anno.

Glaucoma: trattamenti

Il glaucoma è una malattia cronica, pertanto non è possibile guarire definitivamente. Tuttavia, sottoporsi a terapie adeguate consente di evitarne la progressione della patologia che può determinare la menomazione visiva e la cecità.

Secondo numerosi studi, la riduzione della pressione oculare favorisce la diminuzione del rischio di progressione del glaucoma. Il controllo ed il trattamento del glaucoma dovranno proseguire per tutta la vita.

Ma in cosa consiste la terapia iniziale? L’oculista prescriverà uno o più colliri per ridurre la pressione intraoculare da applicare nell’occhio una o più volte al giorno, tutti i giorni. Per il successo della terapia, occorre seguire le indicazioni del medico.

Nel caso in cui non si riesca a ridurre la progressione del danno (dalla fase iniziale allo stadio già avanzato) con la terapia medica, allora bisogna ricorrere a trattamenti laser parachirurgici e/o all’intervento chirurgico.

Glaucoma: la prevenzione

Per prevenire il glaucoma, a partire dai 40 anni è consigliabile sottoporsi ad una visita oculistica periodica (ogni 4 anni fino ai 50 anni). Dopo i 50 anni, gli esperti raccomandano una visita oculistica ogni 2 anni.

Le visite devono essere più frequenti nel caso di:

  • diabetici;
  • miopi elevati;
  • ipermetropi elevati;
  • persone che assumono farmaci steroidei;
  • persone che hanno in famiglia uno o più casi di glaucoma;
  • persone che presentano una pressione oculare superiore alla media, lo spessore centrale corneale inferiore alla media, un’alterata morfologia della papilla ottica, alterazioni anatomiche specifiche, alterazioni isolate del campo visivo.

Patologie dell’apparato visivo e invalidità

Il glaucoma può portare alla cecità. Chi soffre di cecità ha difficoltà ad eseguire anche le più semplici azioni della vita quotidiana. Lo Stato italiano riconosce alcune agevolazioni a chi versa in uno stato invalidante. Ma in quali casi si parla di invalidità? Quando un individuo riscontra delle difficoltà nello svolgimento di alcune funzioni della vita quotidiana o di relazione a causa di una menomazione o di un deficit fisico, psichico o intellettivo, della vista o dell’udito.

Chi soffre di patologie dell’apparato visivo ha diritto all’invalidità? Quali sono le percentuali di invalidità in caso di cecità parziale e di cecità totale? Chi effettua i controlli per il riconoscimento dell’invalidità?

Procediamo per gradi partendo dalle percentuali individuate dalle tabelle ministeriali:

  • in caso di cecità parziale, che determina un campo visivo residuo tra 9 e 3%, sussiste l’80% d’invalidità;
  • in caso di cecità assoluta con un campo visivo residuo minore del 3%, è riconosciuto il 100% d’invalidità.

Per ottenere il riconoscimento dell’invalidità, bisogna:

  • rivolgersi al proprio medico curante e farsi rilasciare il certificato medico in cui viene attestata la presenza di una o più patologie che si presumono invalidanti;
  • inoltrare telematicamente il certificato medico con l’apposita domanda con cui si chiede l’invalidità civile all’Inps territorialmente competente. Occorre accedere alla propria area personale tramite codice pin, oppure affidarsi ad un patronato.

L’Inps fisserà una data convocando il richiedente presso la propria sede per sottoporsi ad una visita medica. In questa occasione, la commissione medica dovrà valutare la gravità della patologia del richiedente.

Cosa si può fare se l’invalidità non viene riconosciuta oppure se viene riconosciuta una percentuale inferiore rispetto alle aspettative del richiedente?

E’ possibile presentare ricorso presso il tribunale territorialmente competente entro 6 mesi dalla notifica dell’esito delle visita. L’Inps invia, presso il domicilio di chi ha richiesto l’invalidità, una comunicazione contenente il verbale della visita sostenuta con il relativo esito.

Nel ricorso, occorre chiedere la nomina di un consulente tecnico d’ufficio (medico legale) per una rivalutazione delle condizioni di salute del ricorrente. E cosa succede nel caso di un nuovo esito negativo? Si può impugnare la perizia sfavorevole? La risposta è affermativa. Si può procedere con un ricorso di merito in cui bisogna contestare i risultati della visita e, in caso, chiedere nuovamente al giudice la nomina di un altro consulente tecnico.

I benefici che la legge prevede a favore di chi viene dichiarato invalido civile variano in base al grado di invalidità riconosciuto. In caso di un’invalidità del 100%, il richiedente ha diritto alla pensione di inabilità.



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