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Decreto liquidità e fido bancario: dove vanno i nostri finanziamenti?

2 Maggio 2020
Decreto liquidità e fido bancario: dove vanno i nostri finanziamenti?

Parliamo di finanziamenti agevolati fino a 25 mila euro rilasciati con garanzia integrale del SACE alle Banche che saranno erogatrici. Facciamo l’esempio pratico: supponiamo che la Società “A” abbia un fido accordato di 85 mila euro (utilizzati euro 25 mila), se la Società chiedesse il finanziamento, tale cifra (25 mila euro), verrebbe compensata con il fido che la società ha in essere, oppure il finanziamento verrebbe erogato a prescindere e quindi avrebbe un suo piano di ammortamento definito?

Il finanziamento verrà erogato a prescindere, avendo questo un suo ammortamento predefinito, con un massimo di 72 mesi, e un preammortamento di 24 mesi. Per verificare se tale somma sarà poi automaticamente compensata col fido concesso, occorrerà verificare cosa prevede il contratto di conto corrente.

Nel suo silenzio, la somma finanziata non potrà essere compensata con il fido, essendo i due importi distinti e non miscelabili tra loro. Ed infatti, l’immediata compensazione da parte dell’istituto bancario sarebbe in contrasto con il “decreto liquidità”, il cui fine è quello di garantire alle società liquidità istantanea.

Tale decreto, all’art.1, stabilisce che tali finanziamenti, concedibili nei limiti del 25% del fatturato pregresso, sono rilasciati al fine di assicurare la necessaria liquidità alle imprese con sede in Italia, alla luce della straordinaria necessità e urgenza di contenere gli effetti  negativi  che  l’emergenza  epidemiologica COVID-19 sta producendo alle imprese sul tessuto socio-economico nazionale.

Continua il decreto specificando come tali misure siano destinate al sostegno alla liquidità delle imprese e alla copertura di rischi di mercato particolarmente significativi. Difatti, tali finanziamenti prevedono l’inizio del rimborso del capitale non prima di 24 mesi, proprio per garantire alle aziende di utilizzare al meglio tale liquidità, senza dover subito pensare all’incombenza di un piano di rientro.

Ora, è ovvio che, nell’esempio da Lei riportato, essendo contrattualmente accordato un fido a 85 mila euro, l’Istituto non possa pretendere di compensare le somme ricevute in emergenza dalla società, utilizzabili per pagare stipendi, coprire investimenti e quant’altro. Anche perché, quell’istituto bancario, da quel fido, sta ottenendo dei vantaggi, in termini di commissioni da scoperto e, quindi, non ha alcun interesse a compensare le somme, rinunciando a parte dei suoi proventi. Pertanto, spetterà a chi gestisce la società optare per la copertura completa del fido utilizzato, o per l’utilizzo di quei fondi su altre necessità aziendali.

Come anticipato, quanto detto, però, potrebbe essere smentito dal contenuto del contratto di conto corrente stipulato tra società e istituto di credito.

Occorrerà, quindi, verificare preventivamente se in quegli accordi sia prevista la possibilità dell’istituto di credito di colmare automaticamente le giacenze sopravvenute con il fido concesso, o se questa opportunità sia riservata ad una libera scelta della società cliente che, così, potrà stabilire se ridurre (o eliminare) il fido concesso, per non pagare le commissioni, o se destinare il denaro per far fronte ad altre spese.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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