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Coronavirus: ecco perché la fase 2 è così rigida

28 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: ecco perché la fase 2 è così rigida

La relazione del Comitato tecnico-scientifico che ha consigliato a Conte la massima cautela su spostamenti, ripresa del lavoro e funzioni religiose.

Questione fidanzati a parte, le misure annunciate da Giuseppe Conte per la fase 2 dell’emergenza coronavirus hanno ricevuto una valanga di critiche non solo dall’opposizione, che fa il bastian contrario di mestiere, ma anche da alcuni settori della maggioranza (ci sono delle cose che a Renzi e a una parte del Pd non piacciono) e, soprattutto, dai comuni cittadini. Probabilmente, tutti si aspettavano maggiore libertà di movimento, dopo quasi due mesi pieni di quarantena. C’è, però, un rapporto pubblicato questa mattina in esclusiva dal Corriere della Sera che spiega perché la fase 2 è così rigida. Un dossier uscito dal cassetto del Comitato tecnico-scientifico che, come si sa, per Giuseppe Conte è la principale – per non dire l’unica – fonte di ispirazione per i suoi Dpcm.

Cosa dice questo rapporto? La frase chiave che ha convinto il premier a lasciare tirato il freno a mano è questa: «Analizzando i dati sull’andamento del contagio appare evidente che lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto». È quello che lo stesso Conte ha spiegato, ancora ieri sera da Milano, in questo modo: «Non ci sono ancora le condizioni per un ritorno alla normalità».

È stato, dunque, il gruppo di esperti guidato dal professor Silvio Brusaferro a consigliare il presidente del Consiglio di mantenere alto il livello di guardia. Il punto di partenza – si legge nella relazione – è che «nella realtà attuale il valore di R0 è inferiore a 1. Rimane il fatto che alla giornata odierna persistono nuovi casi di infezione in tutto il contesto nazionale che stanno ad indicare la necessità di mantenere elevata l’attenzione. Le stime che emergono dal modello esaminato richiedono comunque un approccio di massima cautela per verificare sul campo il reale impatto. Essendo le stime attuali di R0 comprese nel range di valori tra R0=0.5 e R0=0.7, ed essendo evidente dalle simulazioni che se R0 fosse anche di poco superiore a 1 l’impatto sul sistema sanitario sarebbe notevole, è evidente che lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto». I tecnici concludo che per mantenere i valori del contagio sotto una certa soglia, è possibile solo immaginare «la riapertura dei settori Ateco legati all’edilizia, alla manifattura ed al commercio correlato alle precedenti attività», cioè il commercio all’ingrosso e non quello al dettaglio, «assumendo un’efficacia della protezione delle prime vie respiratorie nel ridurre la trasmissione di Covid-19 del 25%». Cioè, usando le mascherine.

Ma proprio su questi dispositivi c’è un passaggio piuttosto inquietante nella relazione del Comitato. Viene, infatti, messa in dubbio l’efficacia del loro uso da parte dei cittadini per una «limitata evidenza scientifica», per quanto restino consigliate. Agli esperti, inoltre, preoccupa il futuro comportamento della popolazione: seguirà le disposizioni dettate dal Dpcm sull’utilizzo delle mascherine? Manterrà davvero la distanza di sicurezza dalle altre persone oppure, dopo settimane di isolamento, avrà un atteggiamento più «rilassato»? E ancora: le misure adottate per evitare la diffusione del virus nei mezzi di trasporto pubblico saranno efficaci? Quanto basta per convincere i tecnici a consigliare a Conte di procedere a piccoli passi, per quanto una decisione del genere possa risultare impopolare.

Quanto all’ulteriore rinvio della celebrazione delle messe – altro aspetto che ha destato malumori e polemiche nel mondo cattolico – il Comitato osserva che «pur essendo largamente riconosciuta e ampiamente sentita l’esigenza di culto, la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose comporta allo stato attuale alcune criticità ineliminabili che includono lo spostamento di un numero rilevante di persone e i contatti ravvicinati durante l’eucarestia. A partire dal 4 maggio 2020 – continua la relazione degli scienziati – e per le successive tre settimane, non essendo ancora prevedibile l’impatto che avranno le riaperture parziali e il graduale allentamento delle misure in vigore sulle dinamiche epidemiche, si reputa prematuro prevedere la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose. A partire dal 25 maggio questo parere potrà essere rivisto».



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