Diritto e Fisco | Articoli

Come rispondere ad un’accusa

2 Agosto 2020 | Autore:
Come rispondere ad un’accusa

Come difendersi da una denuncia ingiusta durante la fase delle indagini preliminari, al termine delle investigazioni e nel processo penale.

Le malelingue sono dappertutto: se ci si volesse difendere da ognuna di esse ci vorrebbe una vita intera. Le accuse importanti dalle quali bisogna davvero difendersi, però, sono quelle che giungono direttamente all’autorità giudiziaria. Metti il caso che un giorno ti venga notificato un avviso di garanzia in cui ti viene fatto sapere che sei indagato per un crimine che, in realtà, non hai commesso. In un caso del genere, come difendersi da un’accusa ingiusta?

Facciamo un altro esempio. Dopo numerosi screzi col tuo vicino di casa, un giorno giungete quasi a darvele di santa ragione. Volano parole grosse, ma la cosa finisce lì. Il mattino seguente il tuo vicino, con un sorriso sornione, ti comunica di averti denunciato ai carabinieri per avergli messo le mani addosso. In questa ipotesi, come difendersi da un’ingiusta denuncia?

Con questo articolo vedremo quali strumenti ha predisposto la legge al fine di difendersi da un’accusa giunta direttamente alla Procura della Repubblica e portata avanti durante le indagini preliminari. Se sei interessato o almeno incuriosito, prosegui nella lettura: ti basteranno cinque minuti per sapere come comportarsi davanti a un’accusa durante le indagini, al termine delle investigazioni e, infine, nell’eventuale processo.

Come difendersi da una denuncia?

Come illustrato nell’articolo dal titolo “Come difendersi da una querela“, se intendi tutelarti nei confronti di un’accusa che è stata depositata presso le autorità (carabinieri, polizia, ecc.) devi innanzitutto capire per cosa sei stato denunciato.

Andare direttamente presso le forze dell’ordine che hanno ricevuto la segnalazione non servirebbe a niente: non sono tenute a rivelarti se e per cosa sei stato denunciato.

Peraltro, è bene precisare che al soggetto indagato non verrà notificata direttamente la querela sporta contro di lui: nella maggioranza dei casi apprenderà di essere stato querelato dalla notifica di un atto giudiziario (in genere, l’informazione di garanzia o l’avviso di conclusione delle indagini preliminari).

Ciò che devi fare, dunque, è recarti presso gli uffici della Procura della Repubblica e fare un’apposita richiesta di comunicazione delle iscrizioni contenute nel registro delle notizie di reato [1]. Con questa istanza potrai sapere se effettivamente ci sono delle indagini in corso e per quale crimine si sta indagando.

Fatto ciò, potrai presentare al pubblico ministero incaricato delle indagini le tue memorie difensive; potrai perfino chiedere al tuo avvocato di porre in essere delle investigazioni difensive formali da sottoporre, in futuro, all’attenzione del p.m.

Oltre a ciò, sappi che non puoi fare altro per difenderti da un’accusa: durante la fase delle indagini preliminari, infatti, non è possibile accedere al fascicolo conservato in Procura e, pertanto, dovrai limitarti ad agire conoscendo solo il reato per cui sei indagato.

Come difendersi da un’accusa della Procura?

Finora abbiamo visto com’è possibile difendersi da una denuncia/querela durante la fase delle indagini preliminari. Vediamo ora come difendersi da un’accusa al termine delle investigazioni.

Quando l’autorità inquirente è giunta alla conclusione delle indagini e ritiene di dover chiedere il rinvio a giudizio dell’indagato, la Procura della Repubblica provvede a notificare un importantissimo atto: l’avviso di conclusione delle indagini [2].

Si tratta di una comunicazione che la Procura della Repubblica deve obbligatoriamente inviare nei confronti della persona indagata quando le indagini sono in dirittura di arrivo. In pratica, l’avviso di conclusione delle indagini ti dice che il pubblico ministero sta per terminare il suo lavoro e che, in assenza di novità, chiederà al giudice il rinvio a giudizio: in pratica, ti sta dicendo che verrai processato per i fatti indicati nell’avviso stesso.

Dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini si apre una nuova fase che ti consente di meglio difenderti da un’ingiusta accusa, visto che ora potrai prendere visione di tutti gli atti d’indagine compiuti a tuo carico.

Oltre alla possibilità di poter finalmente verificare l’attività svolta dalla Procura, potrai far valere alcuni diritti importantissimi, quali:

  • la possibilità di chiedere espressamente al magistrato del pubblico ministero di compiere ulteriori indagini;
  • sottoporre al p.m. le eventuali indagini investigative compiute dal tuo difensore di fiducia;
  • chiedere di essere interrogato dal pm, alla presenza del tuo avvocato.

In pratica, dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini potrai confrontarti direttamente con il pubblico ministero, con la possibilità di raccontargli i fatti dal tuo punto di vista.

A seguito di questa attività, qualora il p.m. non fosse convinto della tua difesa procederà a chiedere al giudice il provvedimento che dispone il rinvio a giudizio; in caso contrario, il pm chiederà l’archiviazione delle indagini.

Come difendersi da un’accusa in giudizio?

Nel caso in cui, al termine delle indagini, il p.m. chieda al giudice il rinvio a giudizio, allora ti toccherà affrontare un processo penale. In una circostanza del genere sarai obbligato a farti assistere da un avvocato; se non ne nomini uno di fiducia, te ne verrà assegnato uno d’ufficio (che dovrai ugualmente retribuire, a meno che tu non abbia i requisiti per chiedere l’accesso al gratuito patrocinio).

Durante il giudizio, il tuo avvocato potrà chiedere l’ammissione di testimoni e di consulenti tecnici di parte, potrà produrre tutta la documentazione che riterrà più utile (ad esempio, foto, video, certificati medici, atti, ecc.), chiedere l’esame del denunciante e, se sei d’accordo, chiedere che anche tu venga sentito, in modo tale da poter esporre la tua versione dei fatti direttamente al giudice.

Oltre a poter essere sottoposto ad esame e, dunque, a rispondere alle domande che gli avvocati e il pm ti faranno, potrai anche rilasciare dichiarazioni spontanee in qualsiasi udienza del processo: si tratta di un diritto insopprimibile.


note

[1] Art. 335 cod. proc. pen.

[2] Art. 415-bis cod. proc. pen.

Autore immagine: Canva.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube