Cronaca | News

Coronavirus: i medici con sintomi continuano a lavorare

28 Aprile 2020
Coronavirus: i medici con sintomi continuano a lavorare

Una dottoressa scrive al sito Medicalfacts di Burioni: chissà quanti colleghi e infermieri positivi stanno infettando mezzo mondo.

A lavoro come guardia medica nonostante i sintomi del Covid-19, senza nessuna sorveglianza o il tampone da parte dell’azienda sanitaria. Un autoisolamento volontario e il ritorno al lavoro con il rischio di infettare i colleghi. E’ la storia raccontata in una lettera inviata al sito MedicalFacts.it, fondato dal virologo Roberto Burioni, firmata dalla dottoressa Renata Gili che racconta la sua esperienza e lancia un allarme: “So di tantissimi colleghi, di diverse Asl, che sono andati a lavorare nonostante la comparsa di sintomatologia – scrive Gili – magari subito il giorno dopo la scomparsa della febbre, su indicazione dei Servizi di igiene o della Medicina del lavoro”.

“Il paradosso, infatti, consiste in questo – denuncia la dottoressa nella lettera che la nostra redazione ha ricevuto dall’agenzia di stampa Adnkronos – per farti stare a casa o per decidere di farti il tampone, devi avere avuto un contatto con un caso di Covid-19 accertato, altrimenti sostengono che sia influenza. Ma come si può sapere se uno ha avuto un contatto con un caso di Covid-19 accertato, se sul territorio praticamente il tampone non lo si fa a nessuno? Chissà quanti medici e infermieri sono positivi e stanno infettando mezzo mondo”.

La dottoressa ricostruisce nella lettera quanto le è accaduto: “Il 9 marzo sera ho avuto i primi sintomi, febbricola e mal di gola, seguiti da tosse e perdita del gusto e dell’olfatto. Dall’Asl dove faccio guardia medica mi hanno dato l’ok per tornare a lavorare appena passata la febbre: quindi avrei potuto riprendere il 12 marzo, secondo loro. Visti i sintomi molto tipici ho, però, deciso autonomamente di fare mille cambi di turno e autoisolarmi per 14 giorni. Non hanno voluto farmi il tampone subito – ricorda – io ho insistito, dicendo che la sintomatologia era molto tipica e si sono decisi a farmelo solo il 20 marzo, ovviamente positivo. Visto che l’esito del tampone sarebbe arrivato il 24, ho chiesto se potevo rimanere a casa il 23 marzo – in quel giorno avevo un turno – ma non mi sono arrivate disposizioni ufficiali di isolamento, nonostante fossi in attesa di esito tampone”.

“Quindi, quel turno non l’ho potuto in nessun modo evitare e l’ho fatto. Era in centrale operativa e ho condiviso con tre colleghi una stanza chiusa per 12 ore. Avevo mascherina, ma non vuol dire molto. Così, adesso, tre miei colleghi sono stati a contatto con un Covid-19 positivo e, nonostante la mia segnalazione immediata, probabilmente continueranno a lavorare per la lentezza delle indagini di sorveglianza – conclude Gili – La cosa grave è che se non mi fossi auto-isolata dal 12 marzo in poi avrei normalmente lavorato e avrei messo a rischio di infezione decine di persone (quasi tutti anziani e malati cronici, visto che sono questi che per lo più chiamano la guardia medica)”.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube