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Coronavirus: smentiti i dati sui morti in Europa

28 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: smentiti i dati sui morti in Europa

Quali sono i Paesi in cui i decessi vengono maggiormente sottostimati e dove i bollettini ufficiali sulle vittime sono meno attendibili. Italia nella media.

I numeri non quadrano. Se ne parla da poco dopo l’inizio dell’epidemia di coronavirus. Ora a quei numeri mette mano l’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale. E rileva che in molti Paesi europei, Italia compresa, la cifra dei decessi legati al Covid-19 è sottostimata. Che i dati comunicati ogni giorno dalle autorità delegate a farlo (da noi è la Protezione civile) non sono quelli che in realtà dovrebbero essere. In altre parole, vengono smentiti i dati sui morti in Europa.

A stare a guardare le statistiche ufficiali, l’Italia è il Paese più colpito dalla letalità del coronavirus in Europa ad oggi contiamo attorno alle 27mila vittime). Dietro di noi c’è la Spagna, con poco meno di 24mila. Il problema che si pone è questo: tutti i Paesi dicono tutti la verità oppure qualcuno cerca di sottodimensionare il problema per giustificare eventuali scelte politiche, sociali ed economiche? E, per riuscire a fare un confronto credibile, si usa ovunque lo stesso parametro su chi deve essere considerato vittima di Covid e chi, invece, muore per altri motivi?

In Italia, ad esempio, la cifra sui morti riguarda solo i pazienti la cui diagnosi è stata accertata tramite tampone, cioè quelli che sono stati dichiarati ufficialmente positivi. Significa che i numeri comunicati quotidianamente dalla Protezione civile sono sottodimensionati: mancano all’appello, ad esempio, tutte le persone morte in casa senza avere mai fatto il test. Ma questo è un problema generalizzato: negli altri Paesi succede lo stesso.

Quello che l’Ispi ha fatto è paragonare il numero dei decessi registrati in ciascun Paese nel 2020 con quelli degli anni precedenti. Teoricamente, il divario tra la media dei morti in un determinato periodo e quelli riscontrati quest’anno dovrebbe corrispondere al numero effettivo di vittime di coronavirus.

Ma il condizionale è d’obbligo. E qui scatta il primo fattore che «falsa» i numeri. Poniamo, giusto per fare una cifra tonda come esempio, che solitamente tra marzo e aprile muoiono 1.000 persone. Se in questi 2 mesi del 2020 ne sono morte 3.000 significa che quelle 2.000 in eccesso sono vittime del Covid? Non necessariamente. Perché alcune di questi pazienti sono deceduti per altre patologie (un infarto, un aneurisma, un ictus) che non sono state curate a causa del sovraffollamento degli ospedali e del personale sanitario. In sostanza: se quelle stesse patologie si fossero presentate prima dell’emergenza, probabilmente i pazienti non sarebbero arrivati al decesso, mentre oggi quei casi vanno a sommarsi alle morti per coronavirus. Sono quelli che vengono ritenuti «effetti collaterali della pandemia».

Esempio a parte, marzo e aprile sono i mesi monitorati dagli istituti di statistica (e anche dall’Ispi per questo studio) per conoscere l’incidenza della mortalità legata al Covid-19, poiché è stato il periodo dove la pandemia ha colpito maggiormente l’Europa. Il confronto viene fatto tra il 2020 e la media degli ultimi 4 anni, cioè dal 2015 al 2019 e ci mostra queste cifre:

  • Spagna: 68mila decessi circa contro quasi 40mila degli ultimi anni (+70%);
  • Paesi Bassi: 22.350 decessi contro 14.900 (+50%);
  • Italia: 78.757 decessi contro quasi 57.900 (+36%);
  • Regno Unito: 63.840 decessi contro quasi 47mila (+36%).

Dietro questi Paesi, con un valore tra il 20% e il 25% di differenza, ci sono nell’ordine Svizzera, Francia e Svezia.

Con questi numeri alla mano, l’Ispi ha analizzato il divario tra i morti in più registrati quest’anno e quelli comunicati dalla Protezione civile e dalle autorità degli altri Paesi. Quel divario corrisponderà alle vittime non comprese nei bollettini relativi al coronavirus, quindi alla sottostima dei decessi, ovvero:

  • Regno Unito: meno 8.184 morti;
  • Spagna: meno 7.326 morti;
  • Italia: meno 5.547 morti;
  • Paesi Bassi: meno 3.797 morti;
  • Francia: meno 3.679 morti;
  • Svizzera: meno 339 morti;
  • Svezia: meno 298 morti.

Altro dato importante, finora rimasto sconosciuto e venuto fuori grazie al rapporto dell’Ispi, è quello delle percentuali relative alla differenza tra decessi reali e decessi comunicati nei rapporti ufficiali. Quello che risulta è la classifica sulle sottostime nei vari Paesi e, quindi, dei bollettini meno credibili. Al primo posto ci sono i Paesi Bassi, con il 104% di sottostima, quindi il Regno Unito (93%), la Francia (41%), l’Italia (36%), la Svezia e la Spagna (35%) e la Svizzera (34%). L’Italia, dunque, si mantiene nella media dei Paesi europei che sottostimano il numero dei decessi. Ma, ad ogni modo, la conclusione è che mancano all’appello delle vittime.

Infine, la classifica dei Paesi più colpiti per numero di abitanti, in base ai dati reali (non a quelli comunicati dai bollettini):

  • Spagna: 663 morti;
  • Italia: 586;
  • Regno Unito: 554;
  • Paesi Bassi: 524;
  • Francia: 482;
  • Svezia: 295;
  • Svizzera: 246.


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