Coronavirus, in quanto tempo arriveremo a zero morti

28 Aprile 2020
Coronavirus, in quanto tempo arriveremo a zero morti

Possiamo prevedere quand’è che riusciremo a non avere più vittime da Covid-19. Non possiamo, invece, sapere cosa succederà con la riapertura.

Da alcuni giorni, i bollettini quotidiani della protezione civile mostrano un calo dei decessi causa Coronavirus. Ieri ne abbiamo avuti 333: erano circa il doppio fino a un paio di settimane fa. Il Corriere della Sera una volta a settimana interpella Luca Foresti, fisico e matematico, sull’andamento dei dati riguardanti l’epidemia. Elena Tebano gli ha chiesto in quanto tempo riusciremo a raggiungere la quota delle zero vittime al giorno per Covid-19. Foresti ha spiegato che “tra il 27 marzo, giorno del picco di decessi, e il 27 aprile, siamo passati da circa 970 morti al giorno a circa 300. L’andamento, fatte salve le fluttuazioni giornaliere, può essere disegnato con una retta. Dal 27 marzo ogni giorno ci sono stati in media 21 morti in meno. Per arrivare a zero decessi ufficiali, se il calo continuerà agli stessi ritmi, ci vorranno altri venti giorni circa”.

L’articolo del Corriere fa però, subito dopo, notare che nei prossimi giorni interverrà un cambiamento non da poco sulle restrizioni finora osservate per limitare i contagi. Siamo, infatti, a meno di una settimana dal 4 maggio, giorno a partire dal quale è previsto un graduale allentamento del lockdown con l’inizio della fase 2. Riapriranno, per esempio, alcune attività produttive, oltre a parchi e giardini precauzionalmente chiusi, in queste settimane, per evitare assembramenti. I ristoranti potranno preparare cibo da asporto.

Sarà possibile andare a trovare i congiunti, qualunque cosa intenda il governo con questo termine (leggi l’articolo: Coronavirus, ora il governo vuole che i fidanzati si vedano) e si potranno celebrare funerali con un massimo di quindici partecipanti. Insomma, aumenteranno i contatti, lavorativi e non, tra le persone. Ed è per questo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nella sua ultima diretta televisiva per illustrare il nuovo decreto, ha invitato a non abbassare la guardia sul distanziamento sociale.

Quello che sta accadendo in Germania, dove l’allentamento delle misure sta andando di pari passo con una risalita (da 0 a 1) dell’indicatore erre con zero, valore che serve per farci capire quanto è elevata la velocità di contagio. Non è un buon presagio. Potrebbe anzi essere un’anticipazione di ciò che potrebbe accadere anche da noi. “Non sappiamo l’effetto che queste riaperture avranno sui nuovi casi – spiega Foresti al Corriere -. Sappiamo che i decessi arrivano circa 22-23 giorni dopo il contagio. Anche se scenderanno i morti, però, potrebbe riprendere a diffondersi il contagio. Gli effetti sui decessi della parziale riapertura li vedremo solo all’inizio di giugno. Quelli della seconda riapertura si vedranno nella seconda metà di giugno”.

La fase 2 italiana si apre tra un misto di timori (da parte, soprattutto, della scienza, per una possibile ricaduta) e impazienza (da parte di titolari di esercizi commerciali e aziende che vogliono riaprire), in una specie di scontro tra salute da un lato ed esigenze economiche dall’altro. L’agenzia di stampa Adnkronos, nel pomeriggio, ha divulgato uno stralcio di un report del comitato tecnico scientifico, secondo il quale “la riapertura dei settori manifatturiero, edile, commercio e ristorazione avrebbe un impatto minimale sulla trasmissibilità dell’infezione. Tuttavia, mentre per il settore edile e manifatturiero questo scenario può considerarsi realistico, per il settore commerciale e di ristorazione un aumento di contatti in comunità è da considerarsi un’inevitabile conseguenza dell’apertura di tali settori al pubblico, e può potenzialmente innescare nuove epidemie”.

Dall’altro lato c’è anche chi, da addetto ai lavori, vestendo un camice bianco, mette in guardia su un possibile effetto falsato del rientro al lavoro. Cristina Nicosia, medico del lavoro, intervistata dall’Adnkronos, ha messo in guardia sul pericolo di un nuovo lockdown a causa dei tamponi tardivi (leggi l’articolo: Coronavirus, l’allarme di un medico sul nuovo rischio di lockdown): potrebbero essere molti i casi di lavoratori asintomatici che hanno contratto il virus, ma mai sottoposti a tampone finora. Il che potrebbe farci falsamente concludere che siamo in presenza di nuovi casi, non essendo mai stati conteggiati, quando invece avevano già il Coronavirus e, semplicemente, non ce ne eravamo accorti. Questo per dire che sarà senz’altro un enorme risultato azzerare i morti per Covid o riuscire in qualche modo ad arginarlo, salvando quante più vite potremo. Ma non è detto né che saremo in grado di evitare nuovi contagi, né che non ci troveremo improvvisamente in presenza di vecchi contagiati che ci sembreranno nuovi, facendoci pensare a una ricaduta.

Bisognerà poi capire come tutto questo impatterà concretamente sulle nostre vite e sulla convivenza col virus. Scelte che saranno in mano al governo. L’unica certezza che ci rimane è che non abbiamo sbagliato a parlare di nemico invisibile.



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