Coronavirus: ci si può sposare dopo il 4 maggio?

28 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: ci si può sposare dopo il 4 maggio?

Il Governo autorizza le nozze ma parla solo del divieto di feste, non di come deve essere celebrata la cerimonia. I parroci non ne sanno nulla.

Già è stata una conquista sapere se dopo il 4 maggio si può stare con il fidanzato o con la fidanzata. Pensare addirittura ad un matrimonio nella fase 2 dell’emergenza coronavirus è pretendere troppo? Ci si può sposare nel mese dei fiori?

Mai disperare, perché la risposta è un sì come quello che si scambiano gli sposi. A patto, però, che si scelga una cerimonia estremamente sobria. Tanto da non prevedere la festa, che resta vietata. Gli sposi, la persona che deve celebrare il matrimonio, due testimoni ed i parenti più stretti. Stretti in senso di legame familiare, non in senso fisico: tutti dovranno sistemarsi a debita distanza. Ma, tanto per cambiare, sui matrimoni è già pronto il pasticcio nuziale, più che la torta.

Chi è cattolico praticante e vuole che sia un sacerdote a benedire la promessa d’amore, dovrà armarsi di pazienza: ad oggi, i parroci non sanno se possono o non possono celebrare la messa per il loro matrimonio o se devono limitarsi ad un semplice rito il più stringato possibile. Sul tavolo del Governo c’è l’ipotesi di poter tornare a celebrare le funzioni religiose dal 10 maggio, massimo l’11 (che è un lunedì, per evitare gli affollamenti della domenica). In questo modo, si verrebbe incontro alle richieste dei vescovi, che hanno protestato per quella che ritengono una limitazione della libertà di culto ed una violazione del concordato.

Sulle nozze, però, il discorso cambierebbe. Ammesso che ci si possa sposare alla presenza di pochi intimi, è così complicato ipotizzare come si può celebrare una messa per poco più di 10 persone in una chiesa che, di solito, ne contiene 50, 100, 200 fedeli? Nulla è stato detto in proposito.

Secondo aspetto pratico non chiarito: sempre chi decide di sposarsi in chiesa, può ricevere la comunione dalle mani dal parroco? Qualche sacerdote è balzato sulla sedia quando la Cei ha proposto di distribuire le ostie con le pinze. Certo, è una possibilità. Ma si spera non sia l’unica.

Terza questione, che riguarda anche chi si sposa in Comune: la distanza tra gli sposi. Dovranno stare ad un metro l’uno dall’altra? E, in questo caso, come si può fare lo scambio degli anelli? Si prevede di delegare qualcuno che indossi i guanti? Forse, la Cei protesterà: «L’uomo ha già osato separare quello che Dio non ha ancora unito».

Va da sé che per firmare il registro ciascuno si dovrà portare la propria penna da casa o, in alternativa, indossare i guanti.

Quarta questione (ma si potrebbe andare avanti ancora): quando si parla di parenti stretti, che cosa si intende? Perché se parliamo di congiunti, apriamo di nuovo una porta già sfondata. Mentre per i funerali è stato stabilito un limite massimo di 15 persone, ad un matrimonio quante persone possono assistere? Anche su questo non è stato detto nulla di preciso.

Inutile dire che «ci si affida al buon senso»: la legge deve essere legge ed il buon senso di ciascuno deve essere sempre opinabile.

In conclusione: il Governo autorizza a celebrare le nozze ma non dice come. L’unica precisazione è che non si può fare la festa di ricevimento. Questa è la notizia. In attesa di chiarimenti.

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Autore immagine: Canva.com


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