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Coronavirus: c’è il rischio di ritornare alla Fase 1

28 Aprile 2020
Coronavirus: c’è il rischio di ritornare alla Fase 1

Se la curva epidemiologica dei contagi risalirà, ci sarà una stretta alle misure di contenimento fino all’istituzione di zone rosse. Il Dpcm prevede questa eventualità.

Non siamo ancora usciti dal tunnel. Anzi, “il rischio di contagio di ritorno è molto concreto”: lo ha detto oggi senza mezzi termini il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante un punto stampa a Lodi, per come ci informa la nostra agenzia Adnkronos. La Fase 2, che ancora deve iniziare, si annuncia quindi con un allarme, che non consente di stare rilassati ma impone di rimanere in guardia.

Il premier era stato molto cauto già quando, in videoconferenza trasmessa sulle Tv nazionali, aveva annunciato e illustrato l’ultimo Dpcm, quello che entrerà in vigore il 4 maggio e regolerà la Fase 2, quella delle prime riaperture e ripresa degli spostamenti, ma anche – ha ricordato Conte – di “necessaria convivenza con il virus“.

A fare i conti con questa eventualità di una nuova impennata dei contagi, però, ci ha pensato lo stesso Decreto del presidente del Consiglio (clicca qui per scaricare il testo integrale) dove nelle ultime pagine (è l’allegato 10 al provvedimento) compare, nero su bianco, un preciso diagramma, in forma di flow chart, che regola in forma grafica e descrittiva tutte le ipotesi, secondo la formula del bivio ben nota ai manager, agli ingegneri ed agli informatici: se si verifica questa ipotesi prendi questa strada, altrimenti segui quest’altra alternativa.

C’è quindi un iter chiaro, un percorso già stabilito dal Decreto che, in base al monitoraggio quotidiano sui dati della sorveglianza epidemiologica che proverranno da tutta Italia stabilirà se mantenere la Fase 2 (e sviluppare il percorso delle progressive riaperture verso una Fase già denominata “2 A” e “2 B”, oltre le quali si raggiungerà la Fase 3) oppure se regredire alla Fase 1.

Il testo normativo del Decreto fa espresso riferimento a questa eventualità, quando, nel consentire le riaperture, dispone un monitoraggio giornaliero su tutto il territorio nazionale, con dati comunicati quotidianamente dalle Regioni al ministero della Salute, all’Iss ed al Comitato tecnico-scientifico che assiste il Governo. Se dovessero emergere dati allarmanti si potrebbe arrivare a revocare gli allentamenti alle misure di contenimento e ad istituire nuove zone rosse nei focolai colpiti.

Conte si riferiva proprio a questo quando, anticipando il suo nuovo Decreto in conferenza stampa, aveva detto che “la curva del contagio potrebbe risalire nella Fase 2, non possiamo nascondercelo”. Ed oggi ha chiarito che i documenti redatti dagli esperti “confermano queste decisioni. Dobbiamo agire con ragionevolezza e prudenza, ma non possiamo permetterci una situazione fuori controllo, sarebbe una beffa dopo tutti i sacrifici fatti”. Gradualmente ci saranno “passi significativi se la curva resta sotto controllo. Io sono il primo a volerlo, ma per ora dobbiamo procedere così”, ha concluso.

Dunque le parole di Conte e il contenuto del Decreto lasciano intendere che per sconfiggere il Coronavirus c’è ancora molta strada da fare; speriamo di percorrerla in avanti progressivamente fino all’uscita definitiva dall’emergenza e non a passo di gambero.



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