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Debiti defunto nullatenente

29 Aprile 2020 | Autore:
Debiti defunto nullatenente

Defunto senza eredità, debiti ereditari e strumenti che consentono all’erede di non risponderne.

Tua sorella, single e senza figli, è morta improvvisamente e tu sei il suo unico erede. Non era intestataria di alcun bene ma ha lasciato un mucchio di debiti: rate del condominio non pagate, tasse non versate, l’assicurazione e il bollo dell’auto non saldate. Perciò, ti stai domandando chi è che risponde dei debiti del defunto nullatenente e se è possibile evitare di pagarli.

Partiamo dal presupposto che tutti i debiti del defunto si trasmettono agli eredi. Questo principio, però, deve essere ben interpretato in quanto per erede non deve intendersi semplicemente un parente prossimo del deceduto bensì chi accetta l’eredità. In parole più semplici, si diventa eredi di un soggetto solo se si accetta la sua eredità e da quel momento in poi si diventa responsabili nei confronti dei creditori.

Tuttavia, il nostro legislatore ha previsto due strumenti che consentono all’erede di un nullatenente di non rispondere dei suoi debiti o comunque di farlo senza intaccare il patrimonio personale.

Quali debiti si ereditano

I debiti ereditari sono tutti quelli che gravano sul defunto al momento della morte, inclusi gli interessi che maturano successivamente al decesso.

In tale categoria rientrano ad esempio:

  • le rate del mutuo contratto con una banca o le rate di un prestito sottoscritto con una finanziaria;
  • il bollo e le rate dell’assicurazione della macchina;
  • le spese condominiali;
  • i canoni di locazione dell’appartamento in cui viveva il defunto;
  • le tasse non pagate sia a titolo di imposte dirette (come l’Irpef) sia di imposte indirette (ad esempio la tassa dei rifiuti relativa alla casa di abitazione del defunto);
  • le bollette per le utenze (luce, acqua, gas e telefono).

Quali debiti non si trasferiscono agli eredi

Non si trasferiscono agli eredi:

  • i debiti di natura strettamente personale, cioè quegli obblighi che possono essere saldati solo dalla persona del defunto;
  • le sanzioni – come quelle dovute per l’emissione di assegni protestati – o qualsiasi altra sanzione di natura amministrativa. In particolare gli eredi non sono tenuti a pagare le sanzioni che derivano dal mancato versamento delle imposte, dovendo corrispondere solo le tasse che hanno portato allo loro maturazione;
  • le multe per infrazioni stradali, che si possono contestare attraverso l’esibizione del certificato di morte dell’intestatario della multa. Nell’ipotesi in cui dovesse arrivare la cartella esattoriale per il mancato pagamento di una multa e i termini per proporre ricorso sono già scaduti, gli eredi possono chiedere lo sgravio della cartella stessa all’Agenzia delle Entrate – Riscossione o in mancanza ricorrere all’autorità giudiziaria competente;
  • i debiti che si sono prescritti. La legge prevede che è possibile richiedere il pagamento di un debito entro un determinato periodo di tempo, che varia a seconda della natura del debito stesso. Se il creditore si dimentica e non invia solleciti e diffide nel termine prescritto, il debito si estingue per prescrizione e non può più chiederne il pagamento (ad esempio le imposte dovute allo Stato si prescrivono in 10 anni, quelle dovute agli Enti locali e le spese condominiali si prescrivono in 5 anni, i debiti derivanti dalle bollette della luce, dell’acqua e del gas si prescrivono in 3 anni, ecc.). In tal caso gli eredi possono far valere l’avvenuta scadenza del debito.

Come accertare se esistono debiti ereditari

L’erede interessato a conoscere se il defunto ha lasciato debiti ereditari, può presentare un’istanza all’Agenzia delle Entrate – Riscossione al fine di accertare se ci sono somme iscritte a ruolo a nome del defunto. Allo stesso modo, può presentare un’istanza alle Pubbliche amministrazioni come ad esempio all’Inps, al Comune, alla Regione per verificare se il defunto era in regola con il pagamento di tributi o sanzioni.

Se poi, il defunto aveva sottoscritto un mutuo con una banca, l’erede può chiedere informazioni al riguardo in modo da stabilire se ci sono delle rate non pagate. Altresì, può chiedere all’amministratore del condominio il rilascio di un’attestazione relativa alle eventuali spese non versate.

Si può evitare di pagare i debiti del defunto senza eredità?

Esistono due soluzioni per evitare che l’erede paghi i debiti del defunto nullatenente:

  1. la rinuncia all’eredità;
  2. l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario.

Come si rinuncia all’eredità

Per rinunciare all’eredità l’erede deve rendere una dichiarazione:

  • ad un notaio;
  • oppure al cancelliere del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, cioè del luogo dove in defunto era domiciliato al momento del decesso. A tal fine, deve presentare una specifica documentazione: il certificato di morte, la dichiarazione dell’ultima residenza o domicilio del defunto, il documento di identità del rinunciante, la copia autentica dell’eventuale testamento. La cancelleria, quindi, trasmette l’atto di rinuncia all’Agenzia delle Entrate e successivamente il rinunciante versa l’imposta di registro. Quindi, consegna la ricevuta all’Agenzia delle Entrate, la quale comunica al tribunale l’avvenuto pagamento affinché proceda alla registrazione della rinuncia.

La rinuncia all’eredità va fatta entro 10 anni dall’apertura della successione, che di solito coincide con la morte del parente. Se l’erede, però, si trova già nel possesso dei beni ereditari perché ad esempio conviveva con il defunto, deve farne l’inventario nel termine di 3 mesi dall’apertura della successione e nei successivi 40 giorni deve comunicare la rinuncia. Il mancato rispetto di tali termini comporta che il soggetto diventa erede a tutti gli effetti.

Perché la rinuncia sia efficace è necessario, altresì, che l’erede non compia alcun atto di disposizione sui beni che fanno parte dell’eredità: ad esempio non può vendere un oggetto che apparteneva al defunto o prelevare soldi dal suo conto corrente né pagare un debito dallo stesso lasciato. Questi atti, infatti, comportano un’accettazione tacita dell’eredità e, quindi, l’erede subentra nei debiti del defunto anche senza volerlo.

Quali sono gli effetti della rinuncia all’eredità

La rinuncia all’eredità comporta che se successivamente l’erede riceve la notifica di un decreto ingiuntivo o di una richiesta di pagamento da parte di un creditore o di una cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione, non è tenuto a risponderne. Infatti, non essendo subentrato nell’asse ereditario, non deve farsi carico di alcun debito lasciato dal defunto. Pertanto, i creditori di quest’ultimo non possono rivalersi nei confronti del rinunciante.

Tuttavia, la legge consente loro di impugnare la rinuncia qualora dimostrino che nella successione era presente un attivo che poteva essere utilizzato per soddisfarli. In questo caso il termine per l’impugnazione è di cinque anni dalla rinuncia.

La rinuncia non ha effetto retroattivo e, quindi, il rinunciante si considera come se non fosse stato mai chiamato all’eredità. Inoltre, la rinuncia all’eredità non determina la perdita del diritto alla pensione di reversibilità. Detta prestazione va comunque versata al rinunciante trattandosi di un diritto separato e diverso da quelli che conseguono alla successione.

Nel termine di dieci anni dall’apertura della successione l’erede può cambiare idea e revocare la rinuncia.

Cos’è l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario

L’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario dà all’erede la possibilità di non confondere il proprio patrimonio con quello del defunto. Infatti, i beni ereditati entrano a far parte del suo patrimonio personale e lo stesso avviene per i debiti. Perciò, se l’erede intende tenere separati i crediti e i debiti, rispondendo di questi ultimi solo con quanto ha ereditato, l’accettazione con beneficio di inventario è l’unica strada percorribile. In tal modo i creditori possono pignorare solo i beni caduti in successione e non anche quelli personali dell’erede.

I termini e le modalità per l’accettazione con beneficio di inventario sono identici a quelli già esaminati a proposito della rinuncia.

Una volta accettata l’eredità, l’erede non può tornare indietro sulla decisione e revocare l’accettazione.



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