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Cosa succede se si toglie un neo?

1 Agosto 2020 | Autore:
Cosa succede se si toglie un neo?

Per quali ragioni possono essere rimossi i nevi? Perché è importante fare la mappatura dei nei? Come prevenire il melanoma?

Hai notato un neo sospetto? Per sospetto intendo asimmetrico; con bordi irregolari e frastagliati; con un colorito non uniforme; soggetto ad una evoluzione (da impalpabile diventa palpabile), ad una emorragia o ad un aumento delle sue dimensioni. Se hai riscontrato queste caratteristiche, è bene che tu ti rivolga ad un dermatologo, in quanto il neo (o meglio nevo) potrebbe essere “a rischio”. La presenza di nevi sulla pelle rappresenta un fattore di rischio per il melanoma (uno dei più gravi tumori della pelle).

Per tenere sotto controllo i nevi, bisogna effettuare l’autoesame della cute al fine di osservare eventuali modifiche delle macchie della pelle e sottoporsi ad un controllo dermatologico periodico e programmato (almeno una volta l’anno o secondo le indicazioni del dermatologo).

L’esame clinico del dermatologo ha un ruolo centrale per la valutazione dei nevi, insieme all’esame dermoscopico che consente di evidenziarne gli aspetti morfologici e incrementare la sensibilità diagnostica del melanoma rispetto all’osservazione ad occhio nudo dell’esperto. Tuttavia, la diagnosi certa può basarsi soltanto su un riscontro istologico. Ma cosa succede se si toglie un neo? Cosa bisogna fare?

Per maggiori informazioni prosegui nella lettura del mio articolo. A seguire, troverai l’intervista al dr. Aldo Scordamaglia, specialista dermatologo presso il Centro Diagnostico Italiano (CDI) nelle sedi di Milano e presso l’Istituto Auxologico Italiano nella sede di Milano c/o l’Ospedale San Michele. Dopo una lunga esperienza nella medicina generale e nella dermatologia clinica, il dr. Scordamaglia ha indirizzato il suo campo di interesse soprattutto nella prevenzione dei tumori cutanei e delle malattie a trasmissione sessuale.

Dopo l’intervista all’esperto, ti parlerò della responsabilità medica analizzando alcuni interessanti casi giurisprudenziali.

Cosa sono i nei e quando compaiono?

I nei, o meglio nevi melanocitici o nevocellulari, sono macule (non palpabili), papule o noduli (palpabili) presenti nello spessore della cute. Sono costituiti da cellule deputate alla produzione del pigmento che in maniera anomala si raggruppano nella cute. Il loro colore cambia a seconda della profondità in cui queste cellule sono collocati e del numero delle cellule.

Possono essere:

  • congeniti:già presenti alla nascita o manifestarsi subito dopo. Sono presenti nell’1% dei neonati e possono essere di piccole, medie o grandi dimensioni;
  • acquisiti: in genere, di piccole dimensioni inferiori a 1 cm. Essi compaiono nel corso della vita, raggiungendo il numero massino nell’adulto intorno ai 30-40 anni (poi è più raro che ne compaiano altri), mentre tendono a involvere e scomparire con il passare degli anni. Sono più frequenti nelle persone di pelle bianca, molto meno in quelle di pelle nera o negli asiatici. Da notare, però, che possono essere assenti nei soggetti con pelle molto chiara e capelli rossi (Fototipo 1). La maggior parte degli adulti ne ha almeno 20. Il numero è più alto in alcune famiglie per una certa ereditarietà a svilupparne di più ed è influenzato anche dalla esposizione solare, soprattutto quando ci si espone molto da piccoli.

Cosa succede se si toglie un neo?

La credenza popolare che non bisogna togliere i nevi è errata: un nevo va tolto quando è sospetto. Una volta tolto, avendo cura di fare sempre l’esame istologico, non c’è nessun problema se è stato asportato completamente. A volte, quando rimane anche una piccola parte del nevo, esso si può riformare e si parla allora di nevo “ricorrente”. Non si devono maltrattare i nevi: o si tolgono chirurgicamente o si lasciano e si tengono sotto controllo nel tempo.

Come accorgersi del cambiamento di un neo?

Così come noi cambiamo nel corso della nostra vita, anche i nevi si modificano negli anni, ma il loro cambiamento è molto lento e inapparente. Non ce ne accorgiamo. Un nevo che, invece, si modifica più rapidamente è un nevo sospetto, da far controllare allo specialista per valutarne l’eventuale asportazione.

Per orientarsi e capire quando la modifica di un nevo è sospetta, si è elaborato un metodo facile da memorizzare il cosiddetto ABCDE dei nevi:

  • A sta per asimmetria: un nevo che diventa asimmetrico, cioè una metà è diversa dall’altra, è un nevo sospetto;
  • B sta per bordi irregolari: bordi irregolari e frastagliati, a carta geografica, con dentellatura o bordi molto marcati sono sospetti;
  • C sta per colore irregolare: colorito non uniforme, che presenta parti con tonalità differenti, è un nevo sospetto;
  • D sta per dimensioni: nevi con diametro maggiore di 6 mm è meglio tenerli monitorati con maggiore attenzione;
  • E sta per evoluzione: essa comprende in pratica anche le altre, un nevo che evolve cambia per qualsiasi aspetto, un cambiamento di cui ci accorgiamo è proprio di un nevo sospetto. “E” potrebbe anche indicare:
  • l’elevazione: un nevo che da piatto impalpabile diventa palpabile è sospetto;
  • l’età: un nevo che insorge dopo i 40 anni è da tenere più sotto osservazione;
  • l’emorragia: un nevo che perde sangue anche poco, è molto sospetto, ma questo è un segno tardivo, bisogna arrivare alla diagnosi prima di arrivare ad un sanguinamento.

Altra regola che ci può aiutare, soprattutto nelle persone con molti nevi per cui è molto difficile seguirli tutti con l’autoesame della cute, è il riscontro di un nevo diverso da tutti gli altri ovvero che si distingue dagli altri, questo viene chiamato in gergo “nevo orfano” o “il brutto anatroccolo”. Questo è un nevo da far valutare dallo specialista.

C’è da preoccuparsi se i nei causano prurito, sono gonfi o doloranti?

Un nevo non è sintomatico. Non ci si accorge della sua presenza se non guardandolo. Tuttavia, un nevo può dare sintomi se è stato traumatizzato per esempio per grattamento accidentale, morso di insetto o altro. In questo caso, però, si tratta di sintomi di breve durata e, poi, il nevo ritorna come prima. Se, però, un nevo presenta sintomi persistenti e senza motivi apparenti, è meglio farlo valutare da uno specialista.

Quali sono i nei pericolosi e come riconoscerli?

Come già detto, sono pericolosi tutti quei nevi che presentano uno o più criteri del metodo ABCDE sopra esposto. Esistono, inoltre, nevi che vengono definiti “nevi atipici” o “displastici” perché non presentano all’esame dermatoscopico le caratteristiche classiche del nevo comune. Insorgono, in genere, più tardivamente e sono più comuni nei soggetti che si sono esposti molto alla luce solare. Questi sono nevi che vanno monitorati nel tempo in modo particolare.

Come distinguere un neo da un melanoma?

Il melanoma è un tumore maligno molto aggressivo che genera dalle cellule che producono il pigmento cutaneo. Esso può insorgere sulla cute già come melanoma anche se inizialmente all’inizio può essere così simile ad un nevo da passare inosservato anche per molto tempo, il melanoma però è una neoformazione evolutiva che cambia aspetto nel tempo e aumenta di dimensioni.

Il melanoma si può sviluppare anche da un nevo preesistente, sia congenito che acquisito. Distinguerlo può non essere semplice, anche per lo specialista dermatologo: bisogna ricordare che tutte le volte che si ha un dubbio su un nevo è necessario fare un esame specialistico.

Il dermatologo esegue una dermatoscopia con epiluminescenza della neoformazione sospetta, andando a ricercare quelle caratteristiche microscopiche del nevo normale, detti “pattern dermoscopici”, e quelle caratteristiche dermoscopiche tipiche del melanoma o di altre neoformazioni.

Come prevenire e come curare il melanoma?

La prevenzione del melanoma si distingue in una prevenzione primaria e secondaria.

La prevenzione primaria impone di: evitare l’esposizione solare prolungata e soprattutto tra le 11 e le 16, quando si concentra il 95% dell’irradiazione UV; evitare in modo assoluto le ustioni solari nell’infanzia, poiché costituiscono il più importate fattore di rischio; usare protezioni solari adeguate al proprio Fototipo ed  evitare le l’eccessivo uso della lampade solari soprattutto per i fototipo 1-e 2.

La prevenzione secondaria si basa essenzialmente: sull’autoesame della cute con una attento controllo di tutti i nevi e usando il suddetto metodo ABCDE oltre a eseguire un controllo periodico dei nevi presso uno specialista dermatologo che esegue la dermatoscopia ad epiluminescenza ed eventualmente una mappatura.

La periodicità della visita dipende dall’anamnesi, se positiva o meno per melanoma nella famiglia di origine , dal Fototipo (quelli più chiari 1-2 hanno un maggior rischio), dal numero totale dei Nevi e dalla presenza di Nevi atipici o displastici.

Cos’è la mappatura dei nevi? 

La mappatura dei nevi o videodermatoscopia digitale è un esame strumentale non invasivo della superficie cutanea che permette l’osservazione dal vivo delle diverse neoformazioni cutanee della pelle, l’acquisizione e l’archiviazione delle immagini cliniche e dermoscopiche eseguendo una vera mappatura del nevo del corpo.

La strumetanzione è costituta essenzialmente da un computer con un programma specifico e da una fotocamera ad alta risoluzione, che scatta foto ad alto ingrandimento, utili al dermatologo per analizzare i nevi. Queste foto vengono archiviate. Nella visita successiva, si confrontano le diverse foto evidenziando anche le più piccole variazioni del nevo. In questo modo, si riesce a fare una diagnosi molto precoce e si evitano anche asportazioni inutili di nevi normali o lievemente atipici. Nel mio studio, utilizzo per esempio il Foto Finder, che è molto sofisticato e preciso.

Quando bisogna fare la mappatura dei nei? 

La mappatura dei nevi è un esame di secondo livello che si esegue quando all’esame dermatoscopico manuale esiste qualche dubbio su qualche nevo. Essa è indicata quando ci sono i seguenti fattori di rischio:

  • anamnesi personale o familiare positiva per melanoma;
  • pazienti con nevi multipli superiori a 50 o maggiori di 20 nelle braccia;
  • pazienti con Fototipo chiaro 1-2 di Fitzpatrick,
  • storia personale di ustioni solari ripetute nell’infanzia
  • pazienti portatori di nevi cinicamente atipici;
  • pazienti con immunodepressione o che fanno uso di medicinali immunodepressori come per esempio cortisonici;
  • pazienti che riferiscono modifiche di alcuni nevi e mentre alla dermoscopia manuale non c’è una vera indicazione all’asportazione chirurgica immediata.

Quali sono i metodi utilizzati per la rimozione dei nevi? 

I nevi vanno rimossi chirurgicamente per procedere con l’esame istologico, che è obbligatorio per la conferma della diagnosi. Si può fare la classica asportazione a losanga con sutura o a volte, quando possibile, uno “shave” cioè un’asportazione tangenziale senza sutura.

Eventuali rischi o controindicazioni legati alla rimozione dei nei?

Le controindicazioni all’asportazione di un nevo sono quelle classiche per i vari interventi chirurgici: una possibile infezione dei punti di sutura, una cicatrice più o meno evidente nella sede di asportazione.

Ricordiamoci che quando un nevo è sospetto va tolto, perchè il melanoma è un tumore maligno molto aggressivo, che tra l’altro è molto aumentato di frequenza negli ultimi decenni.

In Europa, abbiamo un incidenza di 12 nuovi casi ogni 100.000, in Australia (Paese molto assolato) 40 ogni 100.000. Il melanoma rappresenta il 5% dei tumori negli uomini ed è tra i tumori maligni più frequenti nei giovani.

Responsabilità medica

Dopo aver analizzato i nevi nell’intervista al dr. Aldo Scordamaglia, ora ti illustrerò due casi giurisprudenziali che riguardano la responsabilità medica a seguito di errata o ritardata diagnosi di melanoma. Ti ricordo che il melanoma è l’aggressivo tumore della pelle che ha origine da un nevo preesistente (soggetto al cambiamento di forma, dimensione, colore) oppure dalla comparsa di un nuovo nevo sulla pelle.

Partiamo da un presupposto fondamentale: il medico riveste il ruolo di garante nei confronti del paziente. Secondo la Cassazione [1], sussiste la grave negligenza professionale del medico, quando questi viola l’obbligo di garanzia che grava su di lui. Il caso analizzato dalla Suprema Corte riguarda l’asportazione chirurgica di un nevo. Il medico aveva omesso l’effettuazione di un esame istologico che, se espletato, avrebbe permesso la tempestiva diagnosi e consentito di curare un melanoma e, comunque, avrebbe favorito il rallentamento del processo degenerativo.

In un altro caso, il tribunale di Monza [2] aveva sottolineato che gli errori commessi dal medico nella diagnosi e nella terapia hanno impedito al paziente – affetto da melanoma – di godere di una probabilità del 30% di sopravvivere per ulteriori cinque anni. Pertanto, il tribunale ha stabilito l’obbligo al risarcimento del danno morale subito dalla vittima, trasmissibile “iure hereditario”, del danno morale risentito direttamente dai congiunti per la morte anticipata del familiare, nonché del danno patrimoniale corrispondente alla perdita di sopravvivenza, alla quantificazione del quale deve procedersi sulla base del valore uomo per ogni anno di sopravvivenza.


note

[1] Cass. civ. sez. III n.278 del 13.01.2015.

[2] Trib. Monza 30.01.1998.


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