Coronavirus: come cambierà la pausa pranzo dal 4 maggio

29 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: come cambierà la pausa pranzo dal 4 maggio

Si rientra al lavoro ma si potrà andare in mensa? Come verrà servito e consumato il pasto? Quali alternative per chi non ha la ristorazione interna?

Lunedì 4 maggio, torneranno al lavoro milioni di italiani, dopo la pausa forzata per l’emergenza coronavirus. C’è domanda che sembrerebbe porre l’ultimo dei problemi, ma che, in realtà, è una questione pratica sia per dipendenti e collaboratori a tempo pieno sia per chi lavora nel settore della ristorazione: come cambierà la pausa pranzo? Si può andare in mensa? Toccherà andare a comprare cibo d’asporto o bisognerà rispolverare la vecchia e cara «schiscetta»?

Non è un problema banale, dicevamo se si pensa che già 41mila lavoratori delle mense scolastiche sono rimasti a casa per la chiusura degli istituti. E che nelle realtà che non si sono mai fermate o che stanno per riprendere, il sistema è cambiato o bisognerà modificarlo in tempi piuttosto stringati.

In teoria, per chi dispone di questo servizio e decide di riattivarlo, durante la pausa pranzo si può andare in mensa. Purché, però, vengano rispettate le solite e dovute misure di sicurezza. Alcune aziende che non hanno chiuso, hanno proposto un modello per chi arriverà dopo il 4 maggio: quello della riorganizzazione dei turni e degli accessi ai locali di ristoro. Tavoli distanziati e ingressi contingentati, tanto per cominciare, oltre alla frequente sanificazione degli ambienti in cui si prepara il cibo, lo si serve e lo si mangia e all’uso obbligatorio di guanti e mascherine da parte del personale. E poi: niente posate in acciaio o piatti in ceramica da lavare: forchette e coltelli di plastica o piatti di carta vanno benissimo.

C’è da pensare anche a come servire le pietanze. Per evitare dei rischi, si pensa all’alternativa del lunch box prenotato con un’app. In pratica, il dipendente usa un’apposita applicazione per prenotare il pasto in base al menu trovato a disposizione, dopodiché, durante l’ora di pausa, passa a ritirare il suo vassoio chiuso e già pronto con il cibo, da consumare nei locali attrezzati per farlo o altrove. L’app consentirebbe, inoltre, di organizzare i turni per evitare affollamenti o code in attesa di essere serviti e garantire le distanze di sicurezza.

Allo stesso scopo, in altri casi si è pensato di segnare sul pavimento il posto in cui il dipendente deve attendere il suo turno. Un po’ come i «dischi colorati» che sono stati messi in metropolitana per indicare ai passeggeri dove devono sistemarsi o come la linea gialla della posta o dell’accettazione dell’ospedale da non superare finché non ha finito la persona precedente. Una volta pronto il vassoio con il pranzo, sarà possibile avvicinarsi a ritirarlo. Quel che pare accertato, comunque, è che non sparirà temporaneamente il «fai-da-te» sia per servirsi eventualmente il cibo sia per prendere un tovagliolo di carta dal dispenser comune, sia per condirsi l’insalata: sale, olio e aceto dovranno essere messi a disposizione in bustine individuali, come in aereo.

Niente di più probabile che nel locale mensa i lavoratori si trovino separati tra di loro da una barriera in plexiglass, per evitare il più possibile dei contatti tra di loro e, di conseguenza, i contagi. Per il pagamento, si eviterà l’uso di contanti o di ticket di carta, privilegiando le app o le carte. In alcune aziende già esiste la possibilità di pagare il pasto con lo stesso badge con cui entra al lavoro.

Chi non dispone della mensa aziendale, ha due possibilità. Se il contratto prevede i ticket, può recarsi in un ristorante o tavola calda per acquistare del cibo d’asporto (magari precedentemente prenotato). Altrimenti, dovrà fare lo stesso ma pagando di tasca sua oppure portarsi il pranzo da casa. Il pasto dovrà essere consumato in ufficio, in un locale appositamente attrezzato dall’azienda e dotato di tutte le misure di sicurezza oppure – evitando assembramenti – in un parco, se il Comune ha deciso di tenerlo aperto, complice la bella stagione.



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