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Cos’è l’esecuzione coattiva?

30 Aprile 2020 | Autore:
Cos’è l’esecuzione coattiva?

Espropriazione forzata: cos’è, come funziona e quali sono i presupposti? Titolo esecutivo, precetto e pignoramento in funzione dell’esecuzione forzata.

Secondo l’ordinamento giuridico italiano, il debitore risponde delle proprie obbligazioni con tutto il suo patrimonio, presente e futuro; ma non solo: egli è tenuto a pagare anche contro la sua volontà. Ciò significa, in pratica, che il creditore potrà soddisfarsi “con la forza” nei confronti del debitore che non vuole collaborare. Utilizzare mezzi coercitivi nei confronti del debitore significa che è possibile avvalersi di procedure autorizzate dalla legge affinché ci si possa soddisfare sui beni della persona obbligata: pensa al pignoramento del conto corrente, ad esempio. Quanto detto sinora mi serve per farti comprendere cos’è l’esecuzione coattiva.

Il creditore che, in base a un valido titolo esecutivo (un decreto ingiuntivo, una sentenza, ecc.), intende far valere il suo diritto nei confronti del debitore può, per legge, dare avvio all’espropriazione forzata dei suoi beni. In ciò consiste l’esecuzione coattiva delle pretese del creditore: la possibilità di apprendere i beni del debitore anche contro la sua volontà. Per fare ciò, però, bisogna necessariamente ricorrere alle procedure stabilite dalla legge: nessun creditore potrebbe entrare in casa del debitore e sottrargli un bene di valore per compensare il debito. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e come funziona l’esecuzione forzata sui beni del debitore.

Esecuzione forzata: cos’è?

L’esecuzione coattiva (o espropriazione forzata) è la procedura che consente al creditore di poter soddisfare le sue pretese anche senza la collaborazione del debitore.

Possiamo dunque affermare che l’esecuzione forzata è quella fase del procedimento civile durante la quale si porta a concreta attuazione una sentenza o, comunque, un provvedimento del giudice divenuto esecutivo.

In altre parole, l’esecuzione coattiva serve a realizzare quanto stabilito dal giudice nella sua decisione favorevole al creditore, concretizzando la conclusione espressa nel provvedimento.

Se una sentenza definitiva dice che Tizio deve a Caio ventimila euro, l’esecuzione forzata obbligherà Tizio a pagare Caio anche contro la sua volontà.

L’esecuzione (o espropriazione) è forzata perché può essere portata a compimento anche senza la collaborazione del debitore: ciò significa che, se il debitore, nonostante i ripetuti inviti, si rifiuta di adempiere, allora il creditore potrà ottenere ciò che gli spetta anche contro la volontà dell’antagonista.

Esecuzione coattiva: presupposti

Perché si possa dar luogo a una procedura di esecuzione coattiva o forzata occorre che sussistano dei presupposti. Il primo e indefettibile requisito affinché si possa procedere con l’espropriazione è che si sia in possesso di un titolo esecutivo, come ad esempio una sentenza o un decreto ingiuntivo non opposto.

Ottenuto il titolo esecutivo, occorre poi procedere alla sua notificazione, unitamente o disgiuntamente al precetto, cioè all’atto con cui si intima al debitore di adempiere entro dieci giorni, pena l’inizio dell’esecuzione forzata.

Dopodiché, si può procedere con la notifica del pignoramento, che è il primo atto con cui comincia l’esecuzione forzata.

Nei prossimi paragrafi ti spiegherò, passo dopo passo, tutta la procedura che porta all’avvio dell’esecuzione coattiva.

Titolo esecutivo: cos’è?

Il titolo esecutivo è un documento scritto che accerta il diritto del creditore e che consente di promuovere esecuzione forzata nei confronti di un soggetto.

Il diritto che deve risultare dal titolo esecutivo deve essere certo nella sua esistenza, liquido (cioè determinato nel suo ammontare) ed esigibile, ossia non sottoposto né a termine né a condizione.

I titoli esecutivi sono:

  • le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva (ad esempio, il decreto ingiuntivo non opposto);
  • le scritture private autenticate, relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute, le cambiali, nonché gli altri titoli di credito ai quali la legge attribuisce espressamente la sua stessa efficacia;
  • gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli.

Perché si possa procedere all’esecuzione coattiva, occorre che il titolo esecutivo sia portato a debita conoscenza del debitore mediante notificazione. Senza tale adempimento, non si può dar luogo all’espropriazione.

Precetto: cos’è?

Per legge [1], l’esecuzione forzata deve essere preceduta non solo dalla notificazione del titolo in forma esecutiva, ma anche dal precetto.

Il precetto consiste nell’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di dieci giorni (salvi casi eccezionali ove vi sia pericolo per nel ritardo) con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà a esecuzione forzata.

Il precetto è un atto che redige l’avvocato per il proprio cliente: non si tratta dunque di un provvedimento del giudice, ma di un atto di parte.

Nel precetto occorrerà inserire, a pena di nullità, alcune indicazioni obbligatorie:

  • il nominativo delle parti coinvolte nella procedura, cioè dell’intimante e dell’intimato;
  • la data di notificazione del titolo esecutivo, se questa è fatta separatamente dal precetto;
  • l’avvertimento che il debitore può, con l’aiuto di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore;
  • la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione.

Il precetto è efficace per novanta giorni[2] dal momento in cui è stato notificato: ciò significa che, scomputati i dieci giorni di tempo che devono essere concessi al debitore per poter adempiere, il creditore avrà ottanta giorni di tempo utili per poter intraprendere l’esecuzione forzata, scaduti i quali dovrà notificare un nuovo atto di precetto.

Si può notificare il precetto senza titolo esecutivo?

Come detto nei paragrafi precedenti, affinché si possa avviare validamente una procedura espropriativa occorre che siano notificati sia il titolo esecutivo (cioè, il documento che giustifica l’espropriazione) sia il precetto.

Titolo esecutivo e precetto possono essere notificati unitamente, cioè in un’unica volta, oppure con due notifiche diverse. È, dunque, possibile che venga notificato prima il titolo esecutivo e solamente in un secondo momento l’atto di precetto.

L’importante è che al debitore sia giunto il titolo che giustifica le pretese del creditore: in caso contrario, cioè se si notificasse solo il precetto, l’intimato non saprebbe neanche di preciso perché gli viene chiesto di adempiere entro dieci giorni. Mancherebbe la causa giustificativa della pretesa, insomma.

Dunque, le situazioni sono le seguenti:

  • il creditore notifica prima il titolo esecutivo e, poi, il precetto: la procedura è valida, purché nel precetto venga indicata la data della notifica del titolo esecutivo,
  • il creditore notifica contestualmente precetto e titolo esecutivo: la procedura è valida;
  • il creditore notifica solamente il precetto e, sulla scorta di esso, intende dare avvio all’esecuzione forzata. La procedura non è valida e darebbe luogo a un’esecuzione coattiva viziata alla quale il debitore potrebbe validamente opporsi.

Pignoramento: cos’è?

Dopo aver notificato titolo esecutivo e precetto, affinché si possa avviare un’esecuzione forzata manca solamente la notifica dell’atto di pignoramento.

Secondo la legge [3], il pignoramento consiste in una ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi dal compiere qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito i beni assoggettati all’espropriazione.

In poche parole, il pignoramento è un atto che il creditore fa notificare al debitore, contenente l’avvertimento di non disporre in alcun modo dei beni pignorati.

Se sei creditore di diecimila euro e ritieni che l’autovettura del tuo debitore valga pressappoco questo importo, puoi sottoporre a pignoramento il suo veicolo al fine di chiederne la vendita (così potrai soddisfarti sul ricavato) oppure l’assegnazione diretta. Con il pignoramento dirai al debitore di non disporre dell’auto in quanto essa è destinata ad estinguere la sua obbligazione.

Il pignoramento è un semplice avviso, predisposto dal creditore e notificato a mezzo ufficiale giudiziario, attraverso il quale si comunica al debitore che gli è assolutamente proibito di disporre di alcuni suoi beni e, in particolare, di quelli che il creditore ha “preso di mira” con l’esecuzione forzata che ha intrapreso.

Di conseguenza, se ad esempio l’espropriazione è di tipo immobiliare, l’atto di pignoramento dirà al debitore di non disporre della propria abitazione poiché essa è destinata, mediante assegnazione diretta oppure vendita all’asta, a soddisfare il credito della controparte.

Esecuzione forzata: quanti tipi?

Come ricordato più volte, l’esecuzione coattiva (o esecuzione forzata o espropriazione) è la procedura che consente di attuare le disposizioni del giudice anche senza il consenso del debitore; in pratica, è possibile sottrarre coattivamente determinati beni al debitore al fine di destinarli alla soddisfazione del diritto del creditore.

A seconda dei beni del debitore sui quali il creditore intende rivalersi, l’esecuzione può essere:

  • mobiliare, se ha ad oggetto denaro o altri beni mobili;
  • immobiliare, se ha ad oggetto beni immobili (l’abitazione del debitore, ad esempio);
  • presso terzi, se ha ad oggetto crediti del debitore o altre cose mobili appartenenti al debitore ma nella disponibilità di terze persone (classico esempio è l’espropriazione che colpisce il conto corrente, lo stipendio oppure la pensione).

Questi vari tipi di esecuzione coattiva seguono procedure diverse regolate dalla legge, ma tutte sono accomunate dal procedimento visto sinora: in altre parole, per ognuno di essi occorre sempre procedere alla notifica del titolo esecutivo, del precetto e dell’atto di pignoramento.


note

[1] Art. 479 cod. proc. civ.

[2] Art. 481 cod. proc. civ.

[3] Art. 492 cod. proc. civ.

Autore immagine: Canva.com


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