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Coronavirus: nuovo caso di positività alla Camera

29 Aprile 2020
Coronavirus: nuovo caso di positività alla Camera

Preoccupazione tra i deputati. In aula e nelle chat, serpeggia il malcontento dei parlamentari. Si teme che il Parlamento possa trasformarsi nel nuovo focolaio Covid-19.

Dopo il nuovo caso di positività al coronavirus registrato alla Camera, è allarme tra i parlamentari. Questa mattina in Aula, i deputati Alessandro Fusacchia (Misto) ed Emanuele Fiano (Pd) hanno espresso le loro perplessità sui protocolli sin qui adottati.

Il deputato Alessandro Fusacchia, come riporta una nota stampa dell’agenzia Adnkronos, ha sottolineato che “Le misure prese fino ad oggi sono inadeguate. Il Governo avvia la fase 2, noi stiamo alla fase meno 1. Questo Parlamento ha bisogno di dirci come lavoriam oin sicurezza e di accettare, una volta per tutte, che siamo nel 2020″. Il deputato ha chiesto di ridurre “al minimo” la “presenza fisica” degli onorevoli in Aula.

Per Fiano è “improrogabile l’esercizio del voto anche in un’altra Aula” del Palazzo per garantire il distanziamento necessario.

In casa M5S si registra lo sfogo contro i vertici della Camera (e contro il direttivo pentastellato) di Paolo Lattanzio, uno dei 67 firmatari della lettera indirizzata al presidente Roberto Fico: un duro j’accuse contro la gestione del Parlamento nel corso delle ultime settimane.

Su Facebook, il grillino non nasconde la sua irritazione: “Ennesima emergenza contagio alla Camera dei deputati. Chiedo da 2 mesi di avere coraggio e di ammettere il voto digitale a distanza. La Camera continua a lavorare a ritmi blandi e in condizioni di grave rischio, non solo per i parlamentari ma anche per le dipendenti e i dipendenti. Nonché per le rispettive famiglie. Questo perché in due mesi di emergenza sanitaria globale non sono state immaginate soluzioni nuove, agili, moderne, emergenziali, efficaci, rigorose che permettano al Parlamento di lavorare nella pienezza delle proprie funzioni e in sicurezza”.

I firmatari della missiva hanno chiesto a Fico di adottare “immediati interventi” che, prosegue Lattanzio, “permettano al Parlamento di lavorare a pieno regime e in sicurezza”, perché “in una fase in cui chiediamo al Paese distanziamento sociale dobbiamo avere la capacità di formulare noi per primi protocolli di sicurezza che non facciano del Parlamento il nuovo focolaio Covid“.

“Quanto ancora si vuole aspettare prima di intervenire e di capire che siamo nel 2020 e la tecnologia può entrare anche nel rigoroso protocollo della Camera dei deputati? Ma soprattutto non capisco perché il Movimento 5 Stelle che da sempre è un sostenitore della democrazia digitale non si schieri fortemente e in maniera compatta in questa direzione, in conferenza dei capigruppo e pubblicamente, lasciando a pochi deputati come il sottoscritto e il presidente Brescia la battaglia per un Parlamento agile che utilizzi anche il voto online”, conclude il pentastellato.

Fico ha replicato alla lettera dei 67 onorevoli spiegando che “la piena funzionalità della Camera è già garantita, grazie all’adozione di diverse misure nelle scorse settimane”, ma ha aggiunto che “c’è la piena disponibilità a un confronto su ulteriori innovazioni da approntare, di cui stiamo già parlando”.

Ieri il questore di Montecitorio Francesco D’Uva ha annunciato che “presto saranno ufficializzate altre misure. Una di queste è l’utilizzo delle tribune per allargare lo spazio d’Aula a disposizionedi deputate e deputati, specialmente al momento del voto”. Allo stesso tempo, però, D’Uva ha evidenziato l’urgenza di “stabilire sanzioni efficaci in caso di mancato rispetto delle misure Anti-Covid“.


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