Coronavirus, perché quello maschile è il sesso debole

29 Aprile 2020
Coronavirus, perché quello maschile è il sesso debole

Le università di Catania e Catanzaro spiegano il motivo della maggiore vulnerabilità degli uomini, rispetto alle donne, al Covid-19. Secondo un andrologo di Padova anche la terapia dev’essere differenziata. 

Non è la nostra passione ridurre il Coronavirus a una questione di genere, considerando che ogni vita è preziosa. La ricerca, però, si sta indirizzando anche nel senso di indagare i motivi per i quali il Covid sembra colpire più gravemente gli uomini che le donne, visto che è stato osservato un maggior tasso di mortalità negli individui di sesso maschile, nonostante non manchino studi che ci dicano che le vittime femminili siano più di quelle comunicate ufficialmente (leggi l’articolo: Il Coronavirus sta uccidendo più donne di quanto pensiamo). Come tutte le vittime in genere, del resto (leggi l’articolo: Coronavirus, smentiti i dati sui morti in Europa).

È notizia di oggi l’uscita di uno studio che prova a spiegare il motivo di questa maggiore mortalità negli uomini. O meglio, perché “quello maschile è il sesso debole” relativamente al Covid, per usare le stesse parole pronunciate proprio oggi da un andrologo dell’università di Padova, Carlo Foresta. Di questo studio ci informa una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, sempre molto attenta alle questioni che riguardano la salute.

Il ruolo di testosterone e vitamina D

La ricerca, portata avanti dalle università di Catania e Catanzaro, è stata pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences. Si intitola “Sex specific Sars-CoV-2 mortality: among hormone – modulated Ace2 expression, risk of venous thromboembolism and hypovitaminosis D” e individua tre meccanismi che potrebbero spiegare la diversa suscettibilità all’infezione tra i sessi. “Il primo – spiega l’endocrinologo dell’università di Catania Sandro La Vignera, che ha diretto l’équipe di ricercatori – potrebbe essere legato all’enzima Ace2, coinvolto nella conversione della angiotensina 2 in angiotensina (1-7), che rappresenta la porta di ingresso del virus all’interno delle cellule dell’apparato respiratorio e del cuore”.

Dati sperimentali suggeriscono che l’espressione dell’Ace2, da cui dipende l’infezione da Sars-CoV-2, sia maggiore nel sesso maschile e che sia influenzata dai livelli circolanti di testosterone. Questo fattore – secondo La Vignera – potrebbe spiegare la maggiore suscettibilità all’infezione nei maschi, dove può più facilmente causare eventi cardiovascolari”.

Il team di ricercatori, oltre che da La Vignera, è composto da Aldo E. Calogero (ordinario di Endocrinologia dell’ateneo Catanese), Rosita A. Condorelli, Rossella Cannarella (dottoranda di ricerca in Biomedicina Traslazionale), Francesco Torre e con il professore Antonio Aversa, ordinario di Endocrinologia dell’università calabrese.

Lo studio attribuisce un ruolo importante nella forma in cui si sviluppa la malattia tanto al testosterone quanto alla vitamina D. Il primo, come dicono anche altri recenti studi, avrebbe a che vedere con i fenomeni tromboembolici coinvolti nella letalità del Coronavirus. La seconda, invece, e soprattutto la sua carenza, che si manifesta sistematicamente in uomini adulti e in età avanzata, sembrerebbe favorire l’aggravarsi dell’infezione dell’apparato respiratorio, aumentando la letalità del virus.

Le differenze genetiche tra uomo e donna

Non a caso abbiamo citato Carlo Foresta, andrologo dell’Università di Padova, che ha identificato il sesso maschile come “debole”, contro il Coronavirus. Secondo il professore, bisognerebbe adottare trattamenti terapeutici diversi tra uomini e donne, essendo diversa la risposta del sistema immunitario, o meglio la resistenza, a seconda del sesso e, come spiega Foresta, “delle intrinseche differenze ormonali e genetiche tra i due generi”.

Proprio oggi, Foresta ha coordinato un seminario via web sul ‘Sistema endocrino-riproduttivo e Covid-19’. Le informazioni di cui disponiamo al momento, secondo il docente, “escludono che il testicolo possa essere una sede di accumulo del virus e quindi avere un ruolo nella gravità della patologia. D’altra parte a oggi in nessun caso è stato individuato il virus nel liquido seminale di soggetti infetti”. Abbiamo dato notizia tempo fa di una ricerca in proposito (leggi l’articolo: Il Coronavirus si annida nei testicoli, uomini più a rischio), ma nemmeno da questa, in effetti, si deduce che tracce di virus siano mai state trovate nello sperma.

“La diversa costituzione dei cromosomi sessuali – continua Foresta – XX nelle donne e XY negli uomini, può determinare una predisposizione del maschio a sviluppare forme più severe dell’infezione. Inoltre gli ormoni maschili come il testosterone facilitano l’estensione dell’infezione e quindi lo svilupparsi di manifestazioni cliniche più gravi”. In linea con lo studio dei colleghi di Catania e Catanzaro.



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