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Coronavirus, come i cellulari possono aiutarci a combatterlo

29 Aprile 2020
Coronavirus, come i cellulari possono aiutarci a combatterlo

Adesso arriva anche uno studio su “Nature” a certificare l’utilità degli smartphone nella lotta al Covid-19.

Che i cellulari, attraverso la fornitura di dati precisi sui nostri spostamenti, potevano essere utili, in termini di “mappatura” dei nostri contatti con finalità anticontagio, lo sapevamo. In Italia, è in corso ormai da settimane un dibattito sull’app Immuni e sulle sue implicazioni in termini di privacy. Quello che non sapevamo è, più in dettaglio, in che modo i cellulari possano essere nostri alleati importanti contro il Coronavirus.

Arrivano in queste ore i risultati di un nuovo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, che conferma la grande utilità degli smartphone nella battaglia contro la pandemia. Dell’approfondimento ci informa, un lancio dell’agenzia di stampa Adnkronos. Lo studio è stato portato avanti da un gruppo di ricercatori americani e cinesi e ha riguardato essenzialmente l’analisi dei dati dei telefoni, che tengono traccia dei movimenti delle persone, permettendo in questo modo, secondo la ricerca, di prevedere la diffusione geografica e temporale delle infezioni da Covid-19 con ben due settimane di anticipo. Ed eccola qui, spiegata semplicemente e precisamente in una frase, l’utilità di app come Immuni.

Il campione di riferimento è stata la popolazione di Wuhan, in Cina, città dove l’epidemia ha fatto la sua comparsa per prima. L’analisi ha riguardato le prime fasi di diffusione di Covid-19 a gennaio. L’équipe di Nicholas Christakis della Yale University, in collaborazione con Jianmin Jia della Chinese University of Hong Kong a Shenzhen, ha studiato una mole di dati anonimi dei cellulari, analizzando i movimenti di oltre 11 milioni di persone che hanno trascorso almeno due ore a Wuhan tra il 1 e il 24 gennaio, quando è stata imposta la quarantena. I ricercatori hanno collegato questi dati ai tassi di Covid-19 fino al 19 febbraio, ottenuti da 296 prefetture in 31 province e regioni in tutta la Cina.

Gli autori spiegano che le restrizioni sono state molto efficaci nel ridurre i movimenti, con flussi di popolazione in calo del 52% dal 22 al 23 gennaio e un ulteriore -94% il 24 gennaio. Inoltre, la distribuzione dei flussi della popolazione permetterebbe di prevedere con precisione la frequenza e le posizioni geografiche dei casi di Covid-19 in Cina fino a due settimane prima e di identificare potenziali città ad alto rischio di trasmissione in una fase precoce dell’epidemia.

Gli autori suggeriscono che il modello descritto nello studio potrebbe essere utilizzato per valutare il rischio di trasmissione nel tempo in diverse località in futuro. I risultati potrebbero aiutare anche i decisori politici di altri paesi, che hanno a disposizione dati sui telefoni cellulari, “a effettuare valutazioni dei rischi rapide e accurate e a pianificare l’assegnazione di risorse limitate durante le epidemie”, concludono gli autori.


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