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Posso rifiutarmi di formare un collega

23 Settembre 2020 | Autore:
Posso rifiutarmi di formare un collega

Formazione professionale e obblighi dei dipendenti. Quali sono i doveri inderogabili dei lavoratori e del datore di lavoro?

Quando il tuo datore di lavoro decide di ampliare l’organico e di fare nuove assunzioni, in azienda entrano nuovi dipendenti. Questo può rappresentare per te, a seconda dei casi, un vantaggio o uno svantaggio. Nella prima ipotesi, infatti, il tuo carico di lavoro si riduce; nella seconda, invece, puoi essere interpellato direttamente dal tuo capo. Questi può chiederti, infatti, di affiancare il neoassunto, di insegnargli il lavoro, di formarlo e di fargli da tutor.

Probabilmente, a questo punto, ti stai chiedendo se sei costretto ad adempiere a questa mansione. È questo il tuo dubbio: “posso rifiutarmi di formare un collega?”

Proviamo a rispondere alla tua domanda da un punto di vista giuridico, fermo restando che, se hai una valida professionalità, è buona prassi attivarti in tal senso. Più preparato è il collega che lavora a stretto contatto con te, minori sono le possibilità di errore e, di conseguenza, non sei costretto a mettere delle pezze agli sbagli degli altri.

Il contratto di lavoro: quali sono gli elementi essenziali?

Al momento dell’assunzione, gli obblighi del lavoratore vengono cristallizzati all’interno di un contratto individuale. Si tratta del documento che vincola le parti (il dipendente e il datore di lavoro) a reciproci adempimenti, sia in termini di diritti sia in termini di doveri.

Le disposizioni del rapporto individuale non sono completamente libere, ma devono rispettare le indicazioni contenute nelle seguenti fonti:

  • Costituzione;
  • codice civile;
  • leggi speciali;
  • contratti collettivi nazionali del lavoro.

Il contratto di lavoro individuale deve essere redatto in forma scritta: una modalità diversa di regolazione del rapporto è nulla. Al suo interno devono essere necessariamente indicate:

  1. tipologia del lavoro;
  2. data di inizio del rapporto;
  3. inquadramento professionale;
  4. mansioni da svolgere;
  5. eventuale periodo di prova e durata;
  6. sede di lavoro;
  7. termine del rapporto (se il contratto è a termine);
  8. richiamo della normativa vigente in materia (leggi, disposizioni, diritti, doveri, disciplina del trattamento dei dati personali).

Più completo è il contratto di lavoro, maggiore è la tutela delle parti interessate dal rapporto in quanto vi è una minore possibilità di incorrere in errore.

Quali sono gli obblighi del lavoratore?

Una copia del contratto individuale di lavoro deve essere consegnata al neo-impiegato. Egli, attraverso la sua sottoscrizione, si impegna ad adempiere alle mansioni per le quali è stato assunto.

In particolare, in osservanza delle prescrizioni generali contenute nel diritto del lavoro italiano, il prestatore subordinato ha un:

  • obbligo di diligenza: deve svolgere le proprie mansioni con accuratezza e impegno, preservando gli interessi dell’organizzazione in cui è inserito;
  • obbligo di obbedienza: deve adempiere alle direttive e alle disposizioni impartite dal proprio capo;
  • obbligo di fedeltà: deve mantenere un comportamento di lealtà nei confronti del datore di lavoro e dell’impresa. In tale ottica, si inseriscono una serie di proibizioni sanzionate sia a livello deontologico sia a livello giuridico (pensa, ad esempio, al divieto di concorrenza sleale).

Che cos’è l’obbligo formativo dei neoassunti?

Nell’ambito del settore privato (e in alcuni casi anche del comparto pubblico; pensa, ad esempio, alla vita scolastica), la tendenza aziendale di affiancare i neoassunti a colleghi più anziani prende il nome inglese di onboarding (ossia inserimento).

È un’attività molto delicata e importante che i datori di lavoro devono gestire con lungimiranza. Il nuovo dipendente, infatti, inizia a prendere dimestichezza con l’ambiente lavorativo all’interno del quale deve prestare la sua attività. In particolare, egli deve acquisire competenze e conoscenze e deve individuare i comportamenti da tenere nel contesto di riferimento. In altri termini, il dipendente deve fare propria la cultura aziendale e le dinamiche relazionali che caratterizzano la sua nuova realtà.

Secondo alcuni studi realizzati dalle università americane, la procedura di orientamento iniziale permette:

  • una maggiore crescita della produttività imprenditoriale;
  • una migliore soddisfazione del lavoratore;
  • una riduzione dei tempi di inserimento;
  • un clima più sereno del contesto di impiego.

Un corretto programma di formazione prevede l’individuazione di un tutor tra i colleghi di lavoro più esperti e talentuosi. Tale figura, denominata anche mentore (cosiddetto mentoring aziendale), deve avere una buona capacità relazionale e comunicativa, un’ottima conoscenza del contesto lavorativo e una valida preparazione.

E’ possibile rifiutarsi di formare un collega?

La figura del mentore viene individuata direttamente dal datore di lavoro o da un suo delegato (pensa, ad esempio, al responsabile delle risorse umane).

Ma che cosa accade se la persona selezionata non è disponibile a svolgere questa mansione?

Sul punto, occorre distinguere due profili, uno prettamente lavorativo e professionale e un altro di natura deontologica. Partiamo da quest’ultimo aspetto.

Se fai parte di un team di lavoro e hai le caratteristiche giuste per aiutare i nuovi assunti a prendere dimestichezza con la realtà aziendale, è un comportamento corretto e sano quello di agevolare il datore di lavoro nell’orientamento del nuovo dipendente. Il clima aziendale ne risente positivamente in termini di collaborazione e leale cooperazione.

Considera, inoltre, che di regola, l’attività di tutoraggio viene retribuita o comunque vengono riconosciuti dei gettoni di gratificazione. Il tutto è lasciato all’accordo individuale.

Delle volte, una tale mansione può essere individuata già all’interno del contratto di lavoro. In tal caso, si rientra nell’aspetto prettamente giuridico. Infatti, il dipendente può opporre o meno un rifiuto a seconda di quanto preventivato in origine al momento della stipula del rapporto.

Quindi, occorre distinguere tra:

  • patto originario: se hai delle competenze particolari e, al momento della firma del rapporto di dipendenza, accetti di rivestire anche le mansioni di tutor oppure l’assenso avviene in una fase successiva attraverso un apposito accordo. Non puoi sottrarti da tale incombenza, ma devi adempiere alla prestazione per la quale ti sei vincolato;
  • richiesta sopravvenuta: se non ti sei mai impegnato con un patto, anche se la richiesta può essere intesa come una forma di obbedienza al datore di lavoro, non puoi essere costretto a fare qualcosa che non vuoi. Non temere ripercussioni perchè se dovessi subire delle condotte vessatorie l’ordinamento predispone una serie di strumenti idonei alla tutela in sede giuridica.


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