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Titoli di Stato: che succede col declassamento dell’Italia

29 Aprile 2020 | Autore:
Titoli di Stato: che succede col declassamento dell’Italia

Chi ha Btp in portafoglio si deve preoccupare ora che l’agenzia di rating Fitch ha giudicato il debito pubblico italiano a livello di poco più della spazzatura?

In questo periodo dobbiamo abituarci a convivere non solo con il Coronavirus ma anche con le cattive notizie che derivano da esso. Stanotte a sorpresa l’agenzia di rating internazionale Fitch ha declassato il debito pubblico italiano ad un livello BBB-, appena un gradino più su del livello “junk”, che tradotto significa spazzatura.

In effetti, con il calo del Pil misurato almeno a -8% per effetto della crisi, il rapporto con il debito pubblico nei calcoli dell’agenzia (ma anche del nostro ministero dell’Economia e Finanze) ha superato il 150% (per Fitch ora si attesta al 156%), un livello pericoloso per la tenuta dei conti pubblici e di allarme sulla capacità del nostro Stato di rimborsare i titoli in scadenza.

Ora che succede a chi ha già in portafoglio titoli di Stato, come i Btp, oppure a chi è intenzionato ad acquistarli? Già oggi, per effetto della notizia del declassamento operato da Fitch, il rendimento è schizzato, in concomitanza dell’asta con cui il Tesoro ha collocato titoli per 3,75 miliardi di euro. Il Btp a 10 anni (con scadenza agosto 2030) ha registrato, secondo quanto ci riporta l’agenzia stampa Adnkronos, un balzo di 30 punti e il tasso su questo titolo decennale passa all’1,78% dall’1,48% dell’ultima asta svolta a fine marzo e che aveva già visto una salita dei rendimenti.

Chi volesse o dovesse vendere ora, prima della sua naturale scadenza, un titolo di Stato acquistato in precedenza, in collocamento nelle precedenti emissioni, rischierebbe di subire una pesante perdita in conto capitale. Mentre chi lo manterrà in portafoglio non dovrebbe scontare rischi di mancato rimborso: come ha assicurato oggi il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, la tenuta economica dei conti pubblici italiani è assicurata.

In particolare, il ministro Gualtieri nella replica di oggi al downgrade di Fitch ha spiegato che l’aumento del debito pubblico è stato previsto espressamente per finanziare in deficit gli interventi a sostegno dell’economia, a partire dal Decreto Cura Italia di marzo fino al Decreto Liquidità di inizio aprile e adesso anche con il nuovo provvedimento che il Governo sta per varare, ancora chiamato “Decreto aprile” anche se ormai potrebbe vedere la luce ai primi  maggio. Un intervento che metterà in campo 55 miliardi di euro, da aggiungere alle somme già stanziate nei precedenti interventi.

C’è poi da considerare che il cattivo “voto in pagella” emesso dall’agenzia di rating si affianca a quello di altre agenzie internazionali (come Standard & Poors e Moody’s) che, invece, non hanno rivisto al ribasso le loro prospettive di stima sull’Italia, e la stessa Fitch nell’outlook, cioè lo sguardo sulle previsioni, le considera “stabili” e non in peggioramento.

Ma soprattutto, in questi casi a proteggere il mercato da improvvise cadute c’è il “paracadute” della Bce, la Banca centrale europea, che – dopo lo scivolone iniziale delle dichiarazioni della presidente Christine Lagarde – si è fattivamente impegnata per acquistare essa stessa i titoli di Stato dei Paesi più colpiti dall’emergenza in modo da proteggerne la stabilità, addirittura nel caso in cui essi fossero considerati junk, spazzatura; cosa che ad oggi non è ancora avvenuta e non è neppure all’orizzonte.

Quindi, anche se i giudizi periodicamente emessi dalle agenzie di rating pesano molto sui mercati, in termini di spread e di andamento delle quotazioni e dei relativi tassi di interesse, il peggioramento del rating attuale non dovrebbe comportare conseguenze gravi e durature. Quello che conta, invece, è uscire dalla crisi provocata dalla pandemia di Coronavirus. È da questa ripresa che dipende tutto. E su questo aspetto anche la “pessimista” agenzia Fitch che oggi ci ha bocciato arriva a prevedere un recupero dell’Italia già a partire dal secondo semestre di quest’anno, e un irrobustimento della ripresa economica nel 2021. Speriamo che almeno su questo non si sbagli.



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