Diritto e Fisco | Articoli

Mutuo e accertamento fiscale

29 Aprile 2020
Mutuo e accertamento fiscale

Controlli del Fisco sulle somme chieste in prestito alle banche per comprare casa e auto.

C’è un’importante relazione tra mutuo e accertamento fiscale. Ne ha dato più volte conto la giurisprudenza e, da ultimo, una recente ordinanza della Cassazione [1]. 

Il Fisco controlla anche le rate del finanziamento e, quando sono sproporzionate rispetto ai dati contenuti nella dichiarazione dei redditi del contribuente, potrebbe partire una verifica. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Redditometro e controllo delle spese dei contribuenti

Spendere troppo rispetto alle proprie capacità economiche, acquistare beni di lusso come case e auto senza riuscire a giustificare con quali soldi si è potuto far fronte a tali esborsi può causare un accertamento fiscale. Accertamento che viene detto «sintetico» e si vale di un software in uso all’ufficio delle imposte, tristemente noto con il nome di redditometro. 

Grazie al redditometro, l’Agenzia delle Entrate è in grado di misurare il reddito effettivo dei contribuenti. Lo fa sulla base dei beni di proprietà e delle spese sostenute nell’arco dell’anno (assicurazione auto, affitto, viaggi, ecc.). 

I beni risultano dai pubblici registri (ad esempio per l’acquisto di un immobile c’è la conservatoria dei Registri Immobiliari, per l’acquisto di un’auto c’è il Pra, ecc.). 

Quanto invece alle spese, si eseguono dei controlli sulle fatture e sui contratti registrati con il codice fiscale del contribuente. 

In questo modo, ad esempio, l’ufficio delle imposte è in grado di sapere se una persona ha contratto un affitto e a quanto ammonta il relativo canone; se ha acquistato un viaggio all’estero; se ha stipulato una polizza, ecc.

Una volta ricostruito così il volume del reddito del contribuente sulla base delle spese da questi sostenute, qualora il risultato dovesse superare di oltre il 20% il reddito dichiarato, allora partirebbe la notifica di un avviso. Il contribuente viene, in questo modo, chiamato a fornire giustificazioni circa la provenienza del denaro che gli ha consentito un tenore di vita più elevato. Tali giustificazioni devono fondarsi su prove certe, munite di data certa. In pratica, l’interessato deve spiegare con quali soldi ha potuto spendere più di quanto ha guadagnato e da dove proviene tale denaro. 

La provenienza del denaro deve essere chiaramente lecita e da fonte non tassabile (se fosse, infatti, tassabile sarebbe in nero in quanto non presente nella dichiarazione dei redditi). Somme non tassabili sono quelle esenti (ad esempio, le donazioni dei genitori o la vendita di beni usati) oppure quelle già tassate alla fonte (ad esempio, le vincite al gioco).

In buona sostanza, l’unica difesa che ha il contribuente per superare la presunzione di “nero” operata dal redditometro è la prova scritta. In assenza di ciò, l’Agenzia delle Entrate tasserà il reddito ricostruito in modo sintetico applicando anche le relative sanzioni per l’evasione fiscale.

Un mutuo può far scattare un accertamento?

Un mutuo può far scattare un accertamento fiscale? Mettiamo il caso che un contribuente che ha fatto del nero, volendo acquistare con tale denaro una villa ma non volendo destare sospetti, decida di chiedere un mutuo alla banca. Ciò per dimostrare all’ufficio delle imposte che i soldi “in più” rispetto alla dichiarazione dei redditi gli sono stati dati in prestito dall’Istituto di credito. Può farlo?

Secondo la Cassazione [1] anche tale via presenta problemi. Difatti, anche il fatto di accendere un mutuo per l’acquisto dell’auto e della casa non salva dal redditometro. E ciò perché anche l’entità della rata potrebbe non essere in linea con le capacità economiche del contribuente, andando ad incidere sul suo reddito, almeno quello ufficiale.

Per il Collegio di legittimità, l’applicazione del redditometro ai proprietari di un immobile che hanno stipulato un contratto di mutuo, non è irragionevole, dato che il possesso di un immobile e la presenza di un mutuo costituiscono entrambi elementi di capacità contributiva giustamente considerati.

In altri termini, la determinazione effettuata con metodo sintetico, dispensa l’amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, sicchè legittimo è l’accertamento fondato su di essi.


note

[1] Cass. ord. n. 8289 del 29.04.2020. 


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