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Come contestare una multa al prefetto

1 Maggio 2020 | Autore:
Come contestare una multa al prefetto

Il ricorso al prefetto è uno modi per opporsi ad una multa: tempi, modalità, motivi e possibili esiti della contestazione.

Diciamo la verità non fa proprio piacere a nessuno ricevere una multa per violazione al codice della strada. Quando ciò avviene e si ritiene la sanzione ingiusta, l’unica strada da percorrere è quella dell’opposizione. A tal proposito va detto che esistono più soluzioni tra le quali il cittadino è libero di scegliere: la richiesta di annullamento in autotutela, il ricorso al prefetto o il ricorso al giudice di pace. In particolare il ricorso al prefetto è uno strumento di impugnazione completamente gratuito in quanto non implica il pagamento di contributi unificati ed il ricorrente può difendersi da solo senza l’ausilio di un legale. Non garantisce, però, il rispetto del contradditorio poiché non sono previste udienze né lo scambio di scritti difensivi tra le parti, come avviene, invece, nel processo che si svolge dinanzi al giudice.

Peraltro, in caso di rigetto, il prefetto obbliga il trasgressore al pagamento della sanzione raddoppiata rispetto a quella indicata nel verbale. Perciò, bisogna fare attenzione a scegliere questa modalità di ricorso. Ma in concreto come contestare una multa al prefetto? Va seguita una procedura determinata, che si articola in più passaggi oltre a rispettare le modalità e dei termini previsti dalla legge [1]. Tale ricorso, inoltre, può essere presentato solo se la sanzione in misura ridotta non è stata pagata; in caso contrario è inammissibile.

Quali sono i termini per proporre il ricorso al prefetto

Il ricorso al prefetto deve essere proposto entro 60 giorni da quando il trasgressore ha notizia della multa.

Più precisamente, il termine decorre:

  • dalla contestazione immediata della violazione ovvero da quando gli agenti accertatori fermano il trasgressore e lo multano, consegnandogli il verbale con la contravvenzione. Ad esempio i vigili urbani fermano e multano Tizio perché ha attraversato una zona a traffico limitato senza essere munito dell’apposita autorizzazione. In tal caso i 60 giorni per opporsi partono da quel preciso momento;
  • dalla notificazione del verbale, cioè da quando la multa viene recapitata a casa del trasgressore dal postino. Si pensi all’ipotesi di Caio che viene multato per eccesso di velocità misurato tramite autovelox. L’infrazione non gli viene contestata immediatamente perché gli agenti della stradale non lo fermano al momento della violazione e, quindi, la multa gli viene recapitata a casa. Perciò, è da quel momento che inizia a decorrere il termine per proporre il ricorso. Tuttavia, se il destinatario della contravvenzione non si trova a casa quel giorno, il postino lascia un avviso nella cassetta delle lettere ed il termine inizia a decorrere da quando il plico viene ritirato alla posta. Se il ritiro avviene dopo il 10° giorno, il termine inizia comunque a decorrere dall’11° giorno. Anche nel caso in cui l’avviso di accertamento della violazione viene lasciato sul parabrezza dell’auto, il termine per proporre ricorso al prefetto inizia a decorrere da quando il trasgressore riceve la notifica della multa a casa.

Mevio, in data 10 novembre, trova sul parabrezza della propria autovettura una multa per divieto di sosta. Per ricorrere al prefetto comunque deve aspettare di ricevere la notifica della multa a casa. Se, quindi, la stessa gli viene recapitata dal postino il 15 dicembre potrà ricorrere entro il 13 febbraio.

Quali sono le modalità per presentare il ricorso al prefetto

Il ricorso va presentato al prefetto del luogo della commessa violazione:

  • tramite lettera raccomandata con avviso di ricevimento. In questo caso è preferibile inviare il ricorso senza busta al fine di evitare l’insorgere di dubbi circa l’effettivo contenuto dell’atto spedito. Inoltre, il rispetto del termine dei 60 giorni viene accertato attraverso il timbro postale di invio della raccomandata, cioè quello che viene apposto il giorno della consegna della missiva all’ufficio postale;
  • mediante posta elettronica certificata (pec), al relativo indirizzo della prefettura, disponibile sul sito istituzionale della stessa. Per l’invio non si può utilizzare una pec intestata ad una persona diversa dal ricorrente (vedi un amico o un parente). Il ricorso, altresì, deve essere firmato digitalmente dal ricorrente oppure in alternativa questi deve inviare in allegato, in formato pdf, il testo firmato. In caso contrario l’atto è inammissibile;
  • personalmente, recandosi presso gli uffici preposti della prefettura.

A chi va inviato il ricorso al prefetto

Il ricorso può essere inviato al prefetto o al comando che ha emanato la multa (ad esempio al comando della polizia municipale se la multa è stata elevata da un vigile urbano), che lo trasmetterà a sua volta al prefetto.

Nel primo caso, i tempi per la decisione si allungano: infatti il prefetto, una volta ricevuto il ricorso,  deve spedire gli atti all’organo accertatore, attendendo le relative controdeduzioni prima di decidere. Nel secondo caso si salta questo passaggio e la procedura diventa più snella.

Come va redatto il ricorso al prefetto

Il ricorso al prefetto va redatto su carta libera, a mano o al computer, deve essere datato e sottoscritto personalmente dal ricorrente. E’ possibile sfruttare entrambe le facciate del foglio e nel caso dovessero servire più fogli, vanno spillati con una spillatrice. Il ricorso può essere anche presentato dall’avvocato del ricorrente ma vi deve essere allegato il relativo mandato.

Non è ammissibile il ricorso sottoscritto da una persona che non risulti destinataria della contestazione immediata o della notificazione della multa.

E’ opportuno che l’atto riporti nell’intestazione la dicitura “Ricorso al Prefetto avverso contravvenzione per violazione al codice della strada” o anche “Ricorso ex art. 203 codice della strada”.

Per quanto attiene al suo contenuto si può scrivere liberamente senza restrizioni o obbligo dell’uso di moduli specifici ma devono essere riportate alcune informazioni quali:

  • i dati anagrafici del ricorrente (nome, cognome, data di nascita, luogo di residenza e di domicilio);
  • gli estremi del verbale impugnato, compresa la data di notifica e quella della contestazione;
  • la dettagliata indicazione delle ragioni di fatto e di diritto sulle quali si fonda l’opposizione;
  • la richiesta di annullamento del verbale;
  • la richiesta di annullamento di ogni sanzione pecuniaria.

Per quali motivi si può proporre ricorso al prefetto

Relativamente ai motivi dell’impugnazione il ricorso al prefetto può essere proposto per qualsiasi vizio del verbale che sia tale da determinarne l’annullabilità o la nullità come ad esempio nel caso di:

  • errata indicazione delle generalità del proprietario o del conducente del veicolo;
  • errata o omessa indicazione del luogo, della data e dell’ora della rilevazione dell’infrazione;
  • errata indicazione della norma violata o della sanzione da pagare;
  • mancata o errata esposizione dei fatti;
  • errata indicazione del tipo e della targa del veicolo;
  • notifica oltre il termine prescritto dalla legge ovvero oltre 90 giorni dalla data di rilevamento della violazione.

Al ricorso vanno allegati tutti i documenti utili per la decisione – come delle ricevute che attestano le ragioni del ricorrente, delle testimonianze, ecc. – oltre alla fotocopia del verbale contro il quale è proposta opposizione, completo della notifica se è avvenuta per posta anziché con consegna immediata, e una fotocopia del documento di identità del ricorrente. Inoltre, il ricorrente può chiedere di essere ascoltato.

Quale può essere la decisione del prefetto

Una volta ricevuto il ricorso il prefetto lo spedisce, nel termine di 30 giorni, all’ufficio dell’organo accertatore che ha emesso la multa. Quest’ultimo ha 60 giorni per compiere l’istruttoria e ritrasmettere le deduzioni che serviranno al prefetto per decidere se accogliere o rigettare l’opposizione.

Esaminata la documentazione allegata al ricorso e gli atti trasmessi dall’organo accertatore, sentito anche il ricorrente qualora ne abbia fatto richiesta, il prefetto, se ritiene fondato il ricorso, nei 120 giorni successivi, emette un’ordinanza motivata con la quale dispone l’archiviazione degli atti.

Tale provvedimento viene comunicato all’organo che ha emesso la contravvenzione, il quale a sua volta ne dà notizia al ricorrente nei successivi 150 giorni.

Se il ricorrente ha chiesto di essere ascoltato, la prefettura gli invia una comunicazione indicante la data e l’ora in cui dovrà comparire di persona. In questo caso il termine di 120 giorni si interrompe con la notifica dell’invito a presentarsi ed inizia nuovamente a decorrere dopo l’espletamento dell’audizione o, in caso di mancata presentazione del ricorrente, fino alla data fissata per l’audizione stessa.

Se, invece, il prefetto ritiene fondato l’accertamento, sempre nel termine di 120 giorni, emette un’ordinanza motivata con la quale ordina al ricorrente il pagamento di una somma non inferiore al doppio del minimo edittale previsto per ogni singola violazione, più le spese del procedimento. Tale decisione, quindi, viene notificata al ricorrente nei successivi 150 giorni.

Invece, nell’ipotesi in cui il ricorso viene spedito all’organo accertatore, quest’ultimo lo invia al prefetto nel termine di 60 giorni dal ricevimento. Il prefetto ha 120 giorni per decidere e nei 150 giorni successivi la sua decisione va comunicata al ricorrente.

Contro il provvedimento di rigetto emesso dal prefetto, è possibile presentare ricorso al giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica.

Cosa succede se il prefetto non decide nei termini

Se nei tempi sopra indicati il prefetto non decide, si applica la regola del silenzio-assenso e, pertanto, il ricorso si considera come accolto.

Sono frequenti, però, casi in cui l’automobilista riceve una cartella di pagamento dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione o un fermo amministrativo.

Quando si verificano situazioni del genere, egli può rivolgersi al giudice di pace dichiarando di non aver ricevuto riscontro al ricorso. Quindi, tocca alla controparte difendersi, dimostrando di avere provveduto a comunicare al ricorrente, la propria decisione.


note

[1] Artt. 203 e succ. cod. strada.


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