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Come tutelarsi da un licenziamento

30 Aprile 2020
Come tutelarsi da un licenziamento

Soprattutto in momenti di crisi economica come quello che stiamo vivendo a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 cresce la preoccupazione dei lavoratori sul futuro del proprio posto di lavoro.

Il posto di lavoro è un bene prezioso. Con il lavoro, infatti, la persona trova una propria dimensione all’interno della società e riesce a procurare, a sé ed alla sua famiglia, le risorse necessarie a condurre un’esistenza libera e dignitosa.

Proprio per questo, la prospettiva di perdere il lavoro è vissuta con particolare preoccupazione dalle persone. Soprattutto in quei momenti storici in cui l’economia presenta un segno negativo, nei lavoratori cresce la preoccupazione di perdere il posto di lavoro. In questi casi, ci si chiede come tutelarsi da un licenziamento.

Nel nostro ordinamento, in linea generale, non è vietato licenziare i dipendenti da parte dei datori di lavoro. Tuttavia, visto il sacrificio che il licenziamento determina per il lavoratore, la legge esige che il licenziamento sia validamente motivato e costituisca una soluzione inevitabile.

In tutti i casi in cui il licenziamento non presenta i requisiti di legittimità richiesti dalla legge il lavoratore può ottenere una serie di tutele agendo di fronte al giudice del lavoro.

Che cos’è il licenziamento?

Ogni rapporto contrattuale ha un inizio ed una fine. Nel nostro ordinamento, infatti, non sono consentiti i cosiddetti vincoli perpetui, vale a dire, rapporti contrattuali dai quali non sia possibile per le parti uscire. Nel caso del rapporto di lavoro, questo principio deve tuttavia fare i conti con la tutela sociale dell’occupazione.

La nostra Costituzione, infatti, prevede il diritto al lavoro [1] per tutti i cittadini.

Questo diritto è stato interpretato sotto una duplice veste:

  1. da un lato, lo Stato deve cercare di creare le condizioni economiche che favoriscano la piena occupazione dei cittadini;
  2. dall’altro lato, lo Stato deve proteggere l’occupazione di chi ha già un lavoro.

Da questo secondo profilo deriva la presenza di una normativa che limita la possibilità del datore di lavoro di recedere dal rapporto di lavoro.

Il licenziamento è, infatti, l’atto unilaterale con cui il datore di lavoro pone fine al rapporto di lavoro e decide, dunque, di licenziare il lavoratore subordinato.

Licenziamento: le tipologie

Nel nostro ordinamento, mentre il lavoratore può sempre decidere liberamente di dimettersi dal posto di lavoro, senza dover addurre alcuna motivazione, con il solo obbligo di rispettare il preavviso di dimissioni previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro, quando l’iniziativa di terminare il rapporto è assunta dal datore di lavoro, la legge afferma che il licenziamento di un lavoratore è possibile solo se sussiste una giusta causa o un giustificato motivo [2].

La necessaria presenza di una ragione giustificativa consente, dunque, di distinguere tra tre diverse tipologie di licenziamento:

  • licenziamento per giusta causa: in questo caso, il lavoratore pone in essere un comportamento talmente grave da non consentire al datore di lavoro la prosecuzione nemmeno momentanea del rapporto di lavoro. Deve trattarsi, tuttavia, di comportamenti negligenti gravissimi come, a titolo di esempio, il furto in azienda, l’organizzazione di una rissa, la commissione di reati, etc;
  • licenziamento per giustificato motivo soggettivo: anche in questo caso, il licenziamento trae origine da un comportamento gravemente negligente del lavoratore. Tuttavia, il fatto commesso è meno grave rispetto al concetto di giusta causa e il datore di lavoro deve, dunque, rispettare il periodo di preavviso di licenziamento previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro;
  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo: in questa ultima tipologia di licenziamento il motivo per il quale il datore di lavoro decide di recedere dal rapporto di lavoro non è legato a un profilo disciplinare, ossia ad un comportamento del dipendente che viola gli obblighi che gli derivano dalla legge, dal contratto collettivo e dal regolamento aziendale, ma dipende da scelte economiche, tecniche e organizzative dell’impresa che determinano la soppressione del posto di lavoro rivestito dal dipendente. In questo caso, il periodo di preavviso di licenziamento è sempre dovuto.

Licenziamento: i requisiti di forma

Dal punto di vista formale, la legge esige che la lettera di licenziamento sia redatta in forma scritta e indichi, in maniera esplicita, le ragioni che determinano la scelta del datore di lavoro di porre fine al rapporto di lavoro.

Per quanto concerne le modalità di comunicazione del licenziamento, trattandosi di un atto unilaterale recettizio, ciò che conta è che il licenziamento sia giunto nella sfera di conoscenza del lavoratore. La giurisprudenza è arrivata, addirittura, ad ammettere la comunicazione del licenziamento via WhatsApp o via sms. Le strade, in ogni caso, più sicure per comunicare il licenziamento sono la raccomandata a mani o la raccomandata con ricevuta di ritorno.

Sempre sul piano formale, occorre ricordare che in alcuni casi la legge prescrive, prima di intimare il licenziamento, la necessità di seguire una particolare procedura.

Nel caso del licenziamento disciplinare, in particolare, il datore di lavoro, prima di comunicare il licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, deve avviare il procedimento disciplinare [3]. In estrema sintesi, Il datore di lavoro deve inviare al lavoratore una contestazione disciplinare nella quale contesta, in maniera tempestiva e specifica, i fatti gravi commessi dal lavoratore. Quest’ultimo avrà a sua disposizione 5 giorni di tempo per presentare le proprie giustificazioni scritte. Una volta ricevute le giustificazioni il datore di lavoro potrà intimare il licenziamento disciplinare.

Con riferimento al licenziamento per giustificato motivo oggettivo, per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, l’azienda con più di 15 dipendenti è tenuta a seguire, prima dell’intimazione del recesso, una procedura conciliativa presso la sede locale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

L’azienda dovrà, dunque, comunicare all’Ispettorato del Lavoro la propria intenzione di procedere al licenziamento per giustificato motivo oggettivo del dipendente. Seguirà una riunione volta a verificare la possibilità di un’alternativa al licenziamento o di una chiusura bonaria della vicenda.

Come tutelarsi da un licenziamento?

Se hai ricevuto la lettera di licenziamento e ti stai chiedendo cosa puoi fare per tutelarti devi innanzitutto tenere conto che ci sono dei termini rigorosi da rispettare per evitare di incorrere nella decadenza, ossia, nella impossibilità di impugnare il licenziamento e far valere le tue ragioni.

Il primo termine da tenere a mente è di 60 giorni e decorre dalla data in cui hai ricevuto la lettera di licenziamento. Entro questo termine, infatti, devi necessariamente inviare al datore di lavoro l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento. Si tratta di una lettera, che puoi scrivere tu direttamente o far scrivere da un legale o da un patronato sindacale, con la quale impugni formalmente il licenziamento ricevuto contestando la legittimità dello stesso.

Dalla data in cui invii la lettera di impugnazione stragiudiziale del licenziamento inizia a decorrere il secondo termine, di 180 giorni, per il deposito del ricorso presso il giudice del lavoro competente per territorio. Ovviamente, il deposito del ricorso, che avvia la causa giudiziale per la verifica della legittimità del licenziamento, avviene solo qualora, nelle more, le parti non siano addivenute ad una conciliazione.

Per essere sicuri delle proprie ragioni ed affrontare al meglio una eventuale trattativa con il datore di lavoro occorre, tuttavia, sapere quali sarebbero le tutele a cui potresti accedere in caso di impugnazione del licenziamento di fronte ad un giudice. In altri termini, occorre sapere quale tutela potrebbe darti il giudice se, alla fine della causa, ti dà ragione e considera illegittimo il licenziamento intimato dal datore di lavoro.

In linea generale possiamo distinguere le tutele a seconda del numero di dipendenti dell’azienda e della data di assunzione del dipendente.

Nelle aziende piccole, con meno di 15 dipendenti, in caso di declaratoria giudiziale della illegittimità del licenziamento il lavoratore può ottenere, al massimo, un risarcimento del danno pari a 6 mensilità della propria retribuzione. Al contrario, nelle aziende maggiori, il lavoratore potrebbe ottenere, nei casi di licenziamento la cui illegittimità è particolarmente grave, la reintegrazione nel posto di lavoro.

Negli altri casi di illegittimità del licenziamento, comunque, l’ammontare del risarcimento è nettamente superiore potendo arrivare fino a 24 mensilità di retribuzione per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 e fino a 36 mensilità della retribuzione per i lavoratori assunti dopo tale data. Occorre, inoltre, considerare che in alcuni casi il licenziamento è radicalmente nullo.

Ciò avviene, ad esempio, in caso di:

  • licenziamento del lavoratore durante l’assenza per malattia;
  • licenziamento della lavoratrice dalla data del concepimento del neonato sino al compimento di un anno di età del neonato;
  • licenziamento della lavoratrice dalla data delle pubblicazioni di matrimonio sino ad un anno dopo la celebrazione delle nozze;
  • licenziamento intimato oralmente, senza osservare la forma scritta richiesta dalla legge.

In questi casi, anche nelle aziende piccole, il lavoratore ha sempre diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro ed al pagamento di tutte le retribuzioni che gli sarebbero spettate dalla data del licenziamento sino alla data dell’effettiva reintegrazione.

Lo stesso trattamento si applica anche ai casi di licenziamento discriminatorio, ossia intimato a causa di una caratteristica personale del lavoratore come il sesso, l’opinione politica e sindacale, l’orientamento sessuale, la fede religiosa, etc.


note

[1] Art. 4 Cost.

[2] Art. 3 L. 604/1966.

[3] Art. 7 L. 300/1970.


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