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Chi deve pagare la retta della casa di riposo

30 Aprile 2020 | Autore:
Chi deve pagare la retta della casa di riposo

Prossimi congiunti e obblighi di mantenimento. Su chi grava la responsabilità di accudire gli anziani soli?

Per molti anziani soli e non autosufficienti il destino è segnato. L’affiancamento di una badante o il ricovero presso una casa di cura possono essere delle scelte obbligate. Infatti, non tutte le famiglie hanno la possibilità o sono in grado di accudire le persone di una certa età.

In alcuni casi, sono gli stessi anziani a scegliere di cambiare dimora pur di non rimanere da soli. Pensa che vi sono alcune residenze dotate di moltissimi comfort, soprattutto per chi, pur avendo maturato una grande esperienza di vita, è ancora in possesso di tutte le facoltà psichiche e motorie.

Ma chi deve pagare la retta della casa di riposo? Il servizio di ospitalità fornito da tali strutture non è gratuito e prevede il versamento di un canone periodico (di solito mensile). Chi deve, dunque, farsi carico di questa incombenza?

Proviamo ad analizzare la questione sotto diversi punti di vista.

Indigenza e obbligo di mantenimento 

Il nostro sistema giuridico non abbandona le persone che vivono in condizioni di precarietà economica. Oltre agli strumenti assistenziali, previdenziali e di cura, il legislatore ha predisposto una serie di obblighi a carico dei prossimi congiunti. In altri termini, se un componente del nucleo familiare versa in situazioni di difficoltà, gli altri membri sono tenuti a farsi carico del suo disagio.

Questo obbligo viene declinato in tutti i suoi elementi costitutivi. Infatti, si riferisce sia agli aspetti patrimoniali sia ai profili morali; vale per i giovani così come per gli anziani; si applica tanto a coloro che fanno parte dello stesso stato di famiglia quanto a coloro che appartengono a un differente complesso domestico.

Ovviamente, tale imposizione è circoscritta a specifiche ipotesi e incontra, quindi, dei limiti ben definiti.

Obblighi nei confronti dei figli

Secondo i principi costituzionali e di diritto di famiglia, i genitori, dal momento in cui mettono al mondo i figli, assumono nei loro confronti una serie di doveri inderogabili. In particolare, coloro che esercitano la potestà genitoriale devono provvedere a:

  • educare, ossia orientare il comportamento verso condotte sane, giuste e rispettose delle regole;
  • assecondare i desideri e le inclinazioni naturali: se, ad esempio, un ragazzo vuole frequentare l’accademia di belle arti perché ha una propensione verso la pittura, il padre e la madre non possono imporre un percorso di studi diverso;
  • mantenere le necessità da un punto di vista economico e spirituale.

Con riferimento particolare a tale ultimo aspetto, è evidente che i genitori non sono tenuti ad assecondare i capricci dei figli e quindi a esaudire ogni loro desiderio. Il significato dell’obbligo di mantenimento è, infatti, ben diverso.

Il nostro legislatore intende garantire ai ragazzi i beni essenziali nei limiti delle capacità economiche familiari. In altri termini i genitori devono farsi carico delle spese della prole per tutto il periodo in cui questa non è autosufficiente. Non possono, dunque, considerarsi esonerati al raggiungimento della maggiore età dei propri figli.

Tale obbligo è limitato all’attuazione dei diritti costituzionalmente garantiti: salute, istruzione, esistenza dignitosa, dimora, nutrimento. Il di più è frutto di una scelta e non di un’imposizione: in alcuni casi si rischia di cadere nell’eccesso di vizi.

Obblighi nei confronti degli ascendenti

Analogo dovere di mantenimento grava sui figli nei confronti dei genitori o, in loro assenza, dei nonni, quando non sono più autosufficienti o hanno delle limitazioni economiche. In altri termini, raggiunta una determinata fascia di età (variabile a seconda del caso concreto) la situazione originaria si ribalta. Non sono più i genitori a dover accudire i figli, ma questi ultimi devono prendere in carico l’esistenza di chi gli ha donato la vita.

Si invertono i ruoli, almeno dal punto di vista giuridico. Sotto il profilo affettivo, umano e relazionale, infatti, non sempre i figli sono in grado di restituire le cure amorevoli che hanno ricevuto.

Cionondimeno, se il genitore versa in condizioni di difficoltà economica il figlio è tenuto a versare gli alimenti, ossia una somma periodica che consenta al padre o alla madre di condurre una vita dignitosa. Lo stesso obbligo si estende ai nonni se non sono presenti i genitori o se questi non sono in grado di farsi carico della situazione.

Il pagamento della retta della casa di riposo

Preso atto dell’obbligo dei discendenti di assumersi delle responsabilità nei confronti dei loro capostipiti, occorre chiedersi qual è la loro sorte quando vengono ricoverati in una struttura residenziale. In altri termini, bisogna individuare la persona sulla quale grava il compito di pagare mensilmente la retta della struttura residenziale che ospita l’anziano.

Per chiarire il dubbio occorre guardare alla situazione economica dell’ospite della casa di riposo. È, quindi, necessario verificare se questi è titolare di una pensione o di una diversa rendita previdenziale, se ha dei beni, se ha un reddito nella media italiana o al di sotto dell’indigenza.

Tale valutazione è indispensabile. Infatti, il dovere del congiunto di provvedere economicamente alle esigenze del genitore o del nonno scatta soltanto nell’ipotesi in cui questi non sia in grado di sostentarsi da solo. E questo principio si applica a tutti gli aspetti della vita.

Quindi, con riferimento al nostro quesito occorre distinguere tre diverse ipotesi:

  • l’anziano è autosufficiente da un punto di vista economico ed è dotato della piena facoltà di intendere e di volere: il compito di provvedere alle proprie necessità spetta direttamente all’ospite della casa di riposo;
  • l’anziano è autosufficiente da un punto di vista economico, ma non è più in grado di comprendere il significato delle sue azioni: bisogna rivolgersi al tribunale per la nomina, a seconda dei casi, di un tutore o di un amministratore di sostegno che, tra le altre cose, provveda anche al pagamento della retta mensile;
  • l’anziano è indigente e non ha un reddito (o ha un patrimonio minimo): il costo del ricovero è a carico del parente più prossimo. Tale è il figlio o in sua assenza il nipote o i congiunti in linea collaterale (pensa, ad esempio, ai fratelli o ai loro discendenti).


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