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Si può cambiare gestore dell’acqua?

24 Settembre 2020 | Autore:
Si può cambiare gestore dell’acqua?

Come evitare di pagare bollette troppo care. Le utenze possono essere sospese? È possibile rivolgersi a fornitori diversi? Quali sono le condizioni da rispettare? E quali i costi da sostenere?

Tu e tuo marito avete da poco raggiunto il vostro sogno più grande; siete riusciti a costruire la famiglia dei vostri sogni. Avete acquistato casa in campagna e da poco è nato il vostro primo figlio. I bambini – si sa – costano e anche tanto. Se sommi le spese dei pannolini, delle pappette, dei giochini, dei farmaci, degli indumenti al costo generale della vita (mutuo, bollette, spesa, assicurazioni, benzina e imprevisti vari) a fine mese rischi di rimanere senza soldi. Vuoi quindi provare a stringere la cinghia o, almeno, a risparmiare su qualcosa. Inizi quindi a farti fare dei preventivi per alleggerire le spese delle utenze. Ma, in tale ricerca, fai una scoperta che non ti piace. Quando chiedi se si può cambiare gestore dell’acqua la risposta che ti viene fornita è: no!

Proviamo nelle righe che seguono a verificare se le cose stanno effettivamente così o è possibile adottare degli escamotage legali per aggirare il problema.

Quali sono le disposizioni sul servizio idrico urbano?

Sul problema dell’acqua e della sua fornitura sono stati scritti fiumi di inchiostro.

La questione dei costi e degli standard dell’erogazione, della liberalizzazione del servizio e della qualità dell’approvvigionamento è stata affrontata su più fronti. Dell’argomento si sono, infatti, occupati i politici non soltanto a livello locale (comunale) e territoriale (regionale), ma anche nella dimensione nazionale ed europea. Pensa, ad esempio, che le istituzioni comunitarie si sono interrogate sull’importanza di tale elemento e sulle corrette modalità di gestione. A seguito di tale riflessione l’acqua è stata definita come “un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale”. In altri termini, per espressa disposizione di una direttiva europea, il bene idrico non può mai essere equiparato agli altri prodotti commerciali.

Da tale considerazione derivano tutta una serie di conseguenze che caratterizzano tale utenza e la distinguono dalle altre. Il problema riguarda soprattutto le fatture poste a carico dei cittadini che fruiscono dell’erogazione dell’acqua.

Peraltro, non è nemmeno possibile scegliere se avvalersi o meno del servizio idrico. E ciò per un duplice motivo:

  • l’acqua è essenziale alla vita domestica e a uno stile di vita sano e igienico;
  • quando si vuole stabilire la propria residenza all’interno di un appartamento, occorre dimostrare al comune competente per territorio che l’immobile è vivibile e, dunque, dotato degli allacci previsti dalla legge (compreso quello dell’acqua).

Quali sono le condizioni del servizio idrico?

Gli standard minimi che devono essere garantiti nel servizio di fornitura dell’acqua sono dettati dall’Arera, ossia dall’agenzia per la regolazione dell’energia reti e ambiente. Le delibere di tale organismo sono adottate con cadenza periodica, all’incirca ogni tre anni, e sono frutto della consultazione con enti istituzionali quali, ad esempio, i Ministeri competenti.

La tendenza attuale è quella di calibrare la qualità del servizio sulle esigenze territoriali e, al contempo, di sensibilizzare le coscienze dei cittadini su un utilizzo consapevole dell’acqua. Sappiamo, infatti, che tale risorsa non è infinita, anzi è sull’orlo di scarseggiare: si dice che le prossime guerre saranno motivate non più dalla bramosia di petrolio, ma dalla ricerca di acqua. Per tal motivo, secondo i vertici nazionali, occorre spingere sull’economia circolare e adottare logiche di riuso idrico.

Le linee guida contenute nei documenti dell’agenzia nazionale sono vincolanti per tutti i fornitori del servizio idrico operanti sul territorio italiano. Pensa, ad esempio, alle indicazioni sui tariffari o sulle modalità di affidamento della gestione o, ancora, sugli standard qualitativi minimi degli enti erogatori.

Il monopolio comunale: in cosa consiste?

Il servizio idrico integrato è soggetto a un’autonoma tariffazione. La fattura e, dunque, l’ammontare della bolletta, è proporzionata alla quantità di litri di acqua che consumi annualmente.

Per l’erogazione del servizio i Comuni, previa apposita gara di appalto e relativa aggiudicazione, possono avvalersi di aziende esterne oppure prevedere una gestione in economia facente capo allo stesso ente locale.

Il calcolo della spesa annua viene effettuata sulla base delle indicazioni del tuo contatore, obbligatorio e omologato. Quando prendi possesso di un appartamento devi, infatti, fare richiesta al Comune di un allaccio idrico, pagare i costi fissi e attendere la consegna del meccanismo di rilevazione dei consumi. Quest’ultimo viene montato da un funzionario comunale e piombato: non può quindi essere manomesso senza andare incontro a sanzioni, anche di natura penale.

Si può cambiare il fornitore dell’acqua?

Le caratteristiche tipiche del servizio idrico fanno dedurre sin da subito una considerazione. A differenza di quanto avviene per le altre utenze (ad esempio, luce e gas) l’erogazione dell’acqua non è destinata al libero mercato, ma è assoggettata a un regime di monopolio dell’ente locale. I costi annuali della fornitura, al pari di quanto avviene per la nettezza urbana, assumono le sembianze di tributi erogati a favore dell’amministrazione comunale.

Ecco perché non sei libero di scegliere il tuo fornitore. Non puoi cambiare gestore come avviene per la linea del telefono né concordare variazioni contrattuali come fai con il fornitore di energia. L’unica facoltà che ti è riconosciuta è quella di interfacciarti con l’ente erogatore in caso di disservizi al fine di ottenere la risoluzione del problema. Se poi il servizio viene indebitamente sospeso o interrotto hai la possibilità di proporre querela presso l’autorità giudiziaria: si tratta di un’ipotesi di reato contemplata direttamente dal codice penale.

I poteri di chiusura contrattuale, modifica del fornitore, determinazione di qualità di erogazione superiori rispetto alla media fanno capo soltanto all’ente locale: è il Comune che, preso atto di eventuali irregolarità, può revocare l’affidamento e procedere a una sostituzione.



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