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Coronavirus: trasporti nel caos nella fase 2

30 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: trasporti nel caos nella fase 2

Le aziende che gestiscono la mobilità: con la distanza obbligatoria viaggerà il 30% degli utenti. Rischio assembramento nelle stazioni. Dubbi sui controlli.

A quattro giorni dall’inizio della fase 2 dell’emergenza coronavirus e dal rientro al lavoro di milioni di persone, si insiste su come dovranno essere attrezzati uffici e aziende ma le condizioni in cui si viaggerà sul trasporto pubblico sono ancora in alto mare. La situazione in quello che si presenta come uno scenario ideale per moltiplicare i contagi è piuttosto caotica.

Tutto gira intorno al perno del distanziamento sociale, cioè alla principale misura di sicurezza che deve essere osservata all’interno di treni, bus, tram e metropolitane. Secondo gli addetti ai lavori, mantenere i passeggeri ad un metro gli uni dagli altri ridurrà il carico a bordo fino al 70%. Con il conseguente disagio per chi viaggia: molti saranno costretti ad aspettare le corse successive, il che potrebbe tradursi in un concetto molto semplice: o ti muovi presto, perché chi prima arriva meglio si accomoda, o rischi di far tardi al lavoro. I responsabili dell’azienda dei trasporti di Milano (Atm), ad esempio, chiedono al Governo si bypassare questa norma compensando la mancata distanza di un metro con l’obbligo di usare le mascherine. Cosa che l’Esecutivo difficilmente accetterà.

La situazione non potrà che peggiorare dopo il 18 maggio, quando apriranno anche i negozi e la domanda di trasporto pubblico aumenterà. Per non parlare di giugno quando, almeno in teoria, ci saranno molte meno restrizioni sugli spostamenti. Il problema non si pone soltanto all’interno dei mezzi ma anche nelle stazioni dove, a mano a mano che i cittadini potranno muoversi, aumenterà il rischio di assembramenti. L’esempio di Milano che abbiamo citato prima è lampante: in condizioni normali viaggiano circa 2,2 milioni di persone al giorno solo tra metropolitana e mezzi di superficie. La distanza di un metro costringerebbe a non caricare più di mezzo milione di passeggeri. Resta da capire cosa farà l’altro milione e mezzo: il rischio che, oltre a creare un disagio sul trasporto, lo si provochi anche sui posti di lavoro è evidente.

Per cercare di ridimensionare il problema, anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha chiesto l’intervento del Governo: «Abbiamo bisogno di regole certe su chi fa i controlli – spiega Fontana –, sulla titolarità che le persone preposte ai controlli hanno di fare certe imposizioni o di negare l’accesso a qualcuno». Infatti, l’associazione che riunisce le aziende di trasporto pubblico, l’Asstra, precisa: «Non è possibile, in quanto estranee ai compiti e alle responsabilità delle imprese, attribuire al personale viaggiante e di stazione la responsabilità di impedire il mancato rispetto delle distanze o delle capacità massime dei mezzi e delle infrastrutture. La funzione del personale di bordo e di stazione, in questi casi, potrà essere quella di attivare procedure di segnalazione di situazioni anomale. La gestione però di tali anomalie non può che essere demandata alle forze dell’ordine».


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Autore immagine: Canva.com


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