Vaccino antinfluenzale: l’Italia rischia di rimanere senza

30 Aprile 2020 | Autore:
Vaccino antinfluenzale: l’Italia rischia di rimanere senza

Corsa internazionale per acquistare il siero per la prossima stagione: darebbe maggiore protezione in caso di una nuova ondata di coronavirus.

Il monito è chiaro e preciso: o l’Italia si muove a prenotare il vaccino antinfluenzale per la prossima stagione o si rischia di non avere abbastanza dosi per coprire le esigenze del Paese. Mai come quest’anno, dicono gli scienziati, sarà importante avere una scorta di vaccini: in attesa che arrivi quello specifico contro il coronavirus, il siero di stagione può garantire una protezione maggiore nel caso in cui – come purtroppo in molti prevedono – arrivi una seconda ondata di contagi dall’autunno. Tant’è che molti Paesi, tra questi Germania e Spagna, si sono già portati avanti acquistando milioni di dosi, in quantità anche superiori agli anni precedenti. La corsa è partita, insomma, e bisogna fare in fretta: «Un accaparramento che rischia di provocare una carenza», spiega in un’intervista al Sole 24Ore il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi. «L’Italia deve muoversi presto entro maggio per programmare le prossime vaccinazioni stagionali». Maggio è già domani.

I vaccini in questione sono quelli contro l’influenza di stagione e l’anti-pneumococco, che vengono somministrati in autunno. Gli esperti hanno consigliato di convocare i pazienti interessati in anticipo e di agire dal 1° ottobre sugli over 55 e sui soggetti con patologie croniche.

Non si tratta, dunque, di sieri contro il coronavirus (che, secondo le ultime notizie, potrebbero essere pronti proprio in autunno grazie al lavoro che stanno facendo gli scienziati di Oxford) ma di vaccini che possono garantire una maggiore protezione in caso di un nuovo propagarsi dell’epidemia. «Servono i vaccini per influenza, pertosse e polmonite da pneumococco – spiega Scaccabarozzi – che hanno sintomi simili e che se infettassero una persona insieme al coronavirus potrebbero avere effetti drammatici, soprattutto per chi ha altre patologie come quelle cardiologiche e diabetiche e quindi sono più debilitati. Questi vaccini quindi – continua il presidente di Farmindustria – proteggono e rendono anche più facili le diagnosi, perché se uno è vaccinato per l’influenza in caso di sintomi è probabile abbia il Covid».

È una corsa contro il tempo, dunque, perché di certo gli altri Paesi non stanno a guardare. Se l’Italia prenotasse i vaccini entro maggio, si potrebbe avere la disponibilità tra settembre e ottobre, cioè in tempi utili.



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