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Coronavirus: partita la guerra dei governatori contro Conte

30 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: partita la guerra dei governatori contro Conte

Aperti in Calabria bar, ristoranti e pasticcerie, ma alcuni sindaci non rispetteranno l’ordinanza. A ruota potrebbero arrivare altre Regioni.

Non si tratta più di una sfida: questa è una vera e propria guerra. A colpi di ordinanza. I governatori del centrodestra hanno aperto formalmente le ostilità contro Giuseppe Conte. Il campo di battaglia, però, è minato dal coronavirus e rischia di far saltare per aria migliaia di persone. Perché, come si sa, quando si combatte, raramente i generali vanno in trincea. Loro dispongono, ordinano, decidono come, dove e quando bisogna muoversi per cogliere il nemico di sorpresa. Se poi qualcuno ci lascerà la pelle, non saranno certo loro ma i soldati. In questo caso, i cittadini senza carriera né medaglie.

La prima mossa inaspettata è arrivata da dove meno se lo aspettava Conte: non dal guerriero veneto Zaia, non dal battagliero lombardo Fontana, ma dalla Calabria. Dove a governare non c’è nemmeno un leghista ma una donna di Forza Italia, appena nominata governatore all’ultimo giro delle regionali. Un colpo basso e deciso: la cosentina Jole Santelli ha deciso di riaprire da oggi bar, ristoranti, pasticcerie, pizzerie e agriturismo che abbiano dei tavoli all’aperto. Un proiettile che non uccide ma che fa male, considerato che il Governo aveva fissato la riapertura di queste attività per il 1° giugno, cioè tra un mese.

C’è da dire che l’ordinanza di Santelli non piace a molti sindaci calabresi e che alcuni di questi hanno già annunciato che nei loro Comuni l’invito del presidente della Regione non verrà accolto: si atterranno a quanto disposto da Palazzo Chigi. Quindi, è probabile che un una determinata città ci si possa accomodare all’aperto a bere uno spritz o a mangiare la fileja con la ‘nduja e che nel paese accanto i locali rimangano sbarrati fino a giugno. Ovvio immaginare le conseguenze: ci saranno dei centri vuoti ed altri in cui si farà fatica a contenere gli assembramenti.

Quello calabrese potrebbe essere un modello da esportare in altri territori oppure un clamoroso precedente che inviti altri governatori a fare altrettanto? Vedremo come si comporteranno i presidenti delle varie Regioni. Forse non adotteranno delle misure così plateali, ma è chiaro che alcuni di loro potrebbero disattendere altre norme del Dpcm che sta per entrare in vigore il 4 maggio. Qualcuno ha già fatto nei giorni scorsi di testa sua, come Luca Zaia: in Veneto è già possibile, senza attendere la fase 2, praticare attività sportiva all’area aperta, anche in bicicletta, e raggiungere le seconde case, punto sul quale c’è ancora un po’ di confusione nel resto d’Italia. C’è da scommettere che Attilio Fontana non vorrà rimanere dietro: chissà cosa starà preparando per la «sua» Lombardia, oltre alla possibile ripresa della celebrazione delle messe che tanto vorrebbe il governatore.

Di certo, c’è che i leader dei tre partiti di centrodestra, Salvini, Meloni e Berlusconi, hanno inviato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e anche a Conte una lettera in cui si chiede «una normalizzazione dell’emergenza che consenta il ritorno agli equilibri democratici previsti dalla Costituzione». I tre esponenti politici sentono sul collo il fiato dei commercianti, dei parrucchieri, dei baristi, dei ristoratori che vogliono tornare al lavoro. Andare contro corrente e consentire ai loro governatori di fare di testa loro è una mossa che, soprattutto al capitano Salvini, fa tanta gola.


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