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Coronavirus: svelato il documento del Governo sugli scenari

30 Aprile 2020
Coronavirus: svelato il documento del Governo sugli scenari

La relazione dell’Iss sull’evoluzione del Covid-19 non era segreta: è stata allegata ai verbali del Cts e utilizzata dal Governo per predisporre l’ultimo Dpcm.

Non c’è nessun documento segreto del Governo sugli scenari di sviluppo dei contagi da Coronavirus possibili in caso di riaperture anticipate: è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ad affermarlo stamattina nel corso della sua audizione alla Camera, spiegando che il documento è un “rapporto del Comitato tecnico scientifico” (quindi c’è), che però “non è segreto” (finora, come vedremo tra poco, era riservato) e che “verrà illustrato da Brusaferro in una conferenza stampa in tarda mattinata”.

Puntuale all’appuntamento, il professor Silvio Brusaferro – presidente dell’Istituto superiore di sanità – si presenta in conferenza stampa, seguita dall’Adnkronos Salute, e rivela che il documento sugli scenari dell’evoluzione di Covid-19 in base alle diverse possibili misure allo studio per la Fase 2 in realtà è sempre stato sotto gli occhi: “non è stato secretato, ma era allegato ai verbali del Comitato tecnico scientifico. Ed stato trasmesso al ministro della Salute”.

Brusaferro ha voluto chiarire che “questo studio è stato realizzato dall’Iss insieme all’Inail dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento e dal ministero della Salute. I lavori sono stati poi al centro del confronto con il Cts presso la Protezione civile che lo ha analizzato, discusso, lo ha fatto proprio ed è diventato, così, un allegato del verbale”. Quindi nessuna segretezza.

L’ormai famoso, ma sinora non noto, “documento scenari“, sulla cui base il Governo, con l’ultimo Dpcm emanato dal premier Conte, ha deciso l’avvio della Fase 2 a partire dal 4 maggio, descrive dettagliatamente ciò che accadrebbe in Italia in base ai vari gradi di aperture: dal mantenimento integrale del lockdown fino alla riapertura totale di tutte le attività.

Il documento riservato si intitola: “Valutazione di politiche di riapertura utilizzando contatti sociali e rischio di esposizione professionale” e “presenta la valutazione dei rischi di diffusione epidemica per la malattia Covid-19 associata a diversi scenari di rilascio del lockdown introdotto l’11 marzo sul territorio nazionale”.

Brusaferro ha spiegato che le finalità del documento “sono abbastanza semplici intuitivamente. Sono quelle di mettere a disposizione, sulla base dei dati disponibili la simulazione dell’andamento di un‘epidemia“. E che questo rientra “in una logica in cui si vuole aprire il Paese”.

Ma c’è un altro obiettivo, continua il presidente Iss, che è quello di “categorizzare le variabili che determinano la circolazione del virus. Il lavoro è sicuramente una di queste variabili, la vita di comunità è un’altra, i trasporti un’altra ancora. Abbiamo cercato di capire qual è il peso di ognuna rispetto alla forza della circolazione del virus”.

Infatti la relazione, composta di 22 pagine ricche di tabelle e diagrammi, calcola numerosi scenari diversi che si potrebbero verificare dal 4 maggio in poi e ne analizza in particolare 46 che potrebbero essere allarmanti in caso di riaperture troppo larghe e precipitose. Per ognuna delle ipotesi, gli schemi calcolano il fattore R0, il parametro fondamentale che riguarda la diffusione dei contagi e per garantire sicurezza dovrà sempre mantenersi al di sotto del valore 1 per evitare una ripresa della circolazione dell’infezione e l’obbligato ritorno alla Fase 1.

Invece, secondo la relazione del Comitato tecnico scientifico, riaprire solo i settori legati all’edilizia ed alle attività manifatturiere garantirebbe un indice R0 sotto la soglia di 1. Il “documento scenari” tiene conto anche del fattore tempo, e quindi indica alcuni “passi progressivi“, da decidere non prima di aver valutato i dati del monitoraggio sull’andamento che si registrerà dopo le prime riaperture.

Infatti – ha chiarito Brusaferro – lo studio “è finalizzato alla riapertura. Quindi parliamo di un dato di adesso. È evidente che, sulla base dei dati, questi modelli vanno aggiornati e vanno tarati sulla base dei risultati in evoluzione”. Ma questo lavoro dovrà essere svolto in maniera capillare; infatti Brusaferro ha precisato che lo studio “ha una sua organizzazione: nasce come studio nazionale quindi, successivamente, “dovrà essere declinato, articolato e modulato sulla base di dati regionali, considerando che gli Rt sono differenti”.



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