Coronavirus, aumenta la fiducia nelle cellule staminali

30 Aprile 2020
Coronavirus, aumenta la fiducia nelle cellule staminali

Uno studio italiano apre nuovi scenari terapeutici nella lotta al Covid-19.

Non è la prima volta che si parla di una potenziale efficacia delle cellule staminali nella lotta al Coronavirus. Avevamo già accennato a questo argomento (leggi l’articolo Coronavirus, la speranza nelle cellule staminali). Sulla base di un primo esperimento da parte di un’équipe di ricercatori cinesi, adesso si sta muovendo in questa direzione anche un ricercatore italiano. Parliamo di Pietro Gentile, professore di Chirurgia plastica e ricostruttiva all’università di Tor Vergata.

Come ci spiega un lancio dell’agenzia di stampa Adnkronos, Gentile ha pubblicato su Aging Disease un suo protocollo applicativo, basato proprio sul primo studio cinese sulle cellule staminali mesenchimali come cura al Covid-19. Siamo, quindi, con questo, al secondo studio sul potenziale utilizzo delle cellule staminali per combattere la pandemia.

Il punto di forza di questo approccio “è rappresentato dalla possibilità di somministrare ai pazienti una sospensione per via endovenosa e/o inalatoria (aerosol) di cellule staminali mesenchimali di derivazione adiposa, che attraverso le loro proprietà antinfiammatorie e immunomodulatorie, dimostrate scientificamente, aiutano a combattere gli effetti del virus”, si legge nella nota che l’Adnkronos riporta.

Lo studio europeo portato avanti da Gentile, anche con la partecipazione di Aris Sterodimas del Metropolitan General Hospital di Atene, e da poco pubblicato “illustra le procedure per lo sviluppo di specifici protocolli terapeutici di utilizzo delle cellule staminali adipose (Adipose derived stem cells -ASCs-) anche attraverso il possibile impiego dei laboratori Gmp (Good Manufactoring Practices) presenti in Italia, per contrastare gli effetti del Covid-19 in quei pazienti che non rispondono alle terapie attualmente somministrate”. Questo approccio, secondo gli autori, “apre un nuovo scenario terapeutico che potrebbe consentire la donazione e l’utilizzo delle cellule presenti nel tessuto adiposo per terapie avanzate“.



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