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Mancato pagamento parcella avvocato

1 Agosto 2020 | Autore:
Mancato pagamento parcella avvocato

Onorario: il legale ne ha diritto anche senza preventivo scritto? Come recuperare la parcella? Non pagare l’avvocato è reato?

Andare da un avvocato non è mai piacevole, almeno per due ragioni: perché si ha un problema legale; perché bisogna pagare la parcella del difensore. A proposito di quest’ultimo aspetto, prima di assumere l’incarico il difensore dovrebbe far sottoscrivere al proprio cliente un accordo scritto nel quale è indicato il proprio compenso. Molti credono che, in assenza di tale contratto, all’avvocato non spetti nulla; non è così: al legale che ha fatto il proprio compito spetta sempre l’onorario professionale. Cosa succede nel caso di mancato pagamento della parcella dell’avvocato?

Devi sapere che il legale il cui onorario non sia stato rispettato può far valere il proprio diritto ricorrendo in tribunale e agendo contro il cliente inadempiente. Ottenuto un valido titolo esecutivo (ad esempio, una sentenza o un decreto ingiuntivo), l’avvocato potrà perfino agire con una procedura forzata nei confronti del debitore: in altre parole, potrà aggredire i suoi beni e soddisfarsi su di essi (pensa al pignoramento del conto corrente). Il mancato pagamento dell’onorario dell’avvocato, dunque, può avere conseguenze molto negative per il cliente, a meno che quest’ultimo non abbia avuto validi motivi per non pagare.

Se l’argomento ti interessa, magari perché ti trovi nella spiacevole situazione di essere debitore del tuo difensore, allora prosegui nella lettura: vedremo cosa può fare l’avvocato per recuperare i suoi crediti professionali.

Onorario avvocato: cos’è?

L’avvocato è un lavoratore autonomo la cui prestazione è di tipo intellettuale: ciò significa che egli mette a disposizione dei clienti le proprie conoscenze affinché possa aiutarli a risolvere i loro problemi.

Per la precisione, l’avvocato è un libero professionista che, per poter esercitare la propria professione, deve essere in possesso di un idoneo titolo di studio e della necessaria abilitazione per l’iscrizione all’interno dell’albo professionale.

In qualità di professionista, all’avvocato spetta un compenso che prende il nome di onorario o parcella. L’entità di tale compenso è in genere rapportato alla complessità dell’incarico conferito, e la concreta determinazione è rimessa alla libera volontà delle parti o, in assenza, ai parametri ministeriali messi a disposizione dalla legge.

Avvocato: quando va pagato?

Prima di vedere cosa succede in caso di mancato pagamento della parcella dell’avvocato, bisogna fare un’importante precisazione: affinché un legale maturi il diritto alla corresponsione dell’onorario occorre che siano rispettate alcune condizioni.

L’avvocato va pagato quando adempie diligentemente al proprio incarico, pur non raggiungendo l’obiettivo sperato.

Si dice infatti che l’obbligazione che l’avvocato assume non è di risultato, ma di mezzi; ciò significa che l’avvocato va pagato anche se perde la causa, purché la soccombenza non sia imputabile a un suo grave inadempimento: è il caso dell’avvocato che non depositi tempestivamente le memorie difensive.

Va detto che l’avvocato, come ogni libero professionista, ha diritto a chiedere al proprio cliente degli acconti sul compenso. In pratica, l’avvocato può domandare degli anticipi sull’importo dell’onorario complessivo.

Gli acconti sono molto importanti per gli avvocati, in quanto, se non potessero richiederli, si troverebbero nella situazione di dover lavorare gratuitamente in attesa dell’esito del procedimento (che in media, in Italia, ha una durata di diversi anni).

Preventivo scritto: è obbligatorio?

Abbiamo detto sin da subito che la parcella dell’avvocato può essere pattuita tra le parti mediante preventivo scritto oppure può essere determinata in base ai parametri forniti dalla legge.

L’ordinamento giuridico italiano [1] impone all’avvocato di redigere preventivo scritto anche in mancanza di espressa richiesta di parte.

Cosa succede se l’avvocato non prepara per il proprio cliente un preventivo scritto? Ebbene, l’avvocato che non ha pattuito per iscritto il proprio compenso ha comunque diritto ad essere pagato, parametrando l’onorario in base ai valori stabiliti dalle tabelle ministeriali.

In altre parole, se l’avvocato aveva pattuito soltanto oralmente con il cliente un onorario maggiore a quello medio stabilito dalla legge, egli non potrà pretendere questo maggior prezzo, ma dovrà adeguarsi ai parametri standard offerti dalla normativa statale.

Parcella non pagata: cosa può fare l’avvocato?

Cosa può fare l’avvocato se la propria parcella non è stata pagata? La legge [2] ha previsto una disciplina particolare per il recupero del credito dell’avvocato.

Il legale che vuole agire contro il cliente che non l’ha pagato può:

  • fare ricorso per decreto ingiuntivo;
  • fare ricorso al tribunale con rito sommario di cognizione.

Parcella avvocato: come recuperarla con decreto ingiuntivo?

L’avvocato che intende recuperare le proprie competenze professionali può innanzitutto avvalersi del più ordinario strumento di recupero dei crediti certi, liquidi ed esigibili: il decreto ingiuntivo [3].

Perché l’avvocato non pagato possa ottenere ciò che gli spetta, deve però dimostrare al giudice il proprio diritto al compenso. Per fare ciò, il difensore dovrà produrre ogni documento idoneo a dimostrare la propria attività difensiva, come ad esempio: la procura firmata dall’assistito; le memorie difensive; i verbali d’udienza; la sentenza finale.

Dimostrata l’effettiva attività difensiva prestata, occorre poi che egli dia prova dell’importo che chiede al suo debitore; in altre parole, dopo aver dimostrato che realmente c’è stato il conferimento di un incarico, l’avvocato deve fornire giustificazione anche dell’entità della parcella.

È qui che entra in gioco l’importanza del preventivo scritto: se l’avvocato ha l’accordo sottoscritto dal cliente circa l’entità della parcella, allora basterà produrre al giudice tale scrittura privata al fine di dimostrare la legittimità dell’importo richiesto.

In assenza di preventivo scritto, l’avvocato dovrà provare l’entità della propria parcella diversamente, attraverso una procedura che viene definita di opinamento.

Opinamento parcella dell’avvocato: cos’è?

L’avvocato, in assenza di un accordo scritto con il cliente, non può chiedere, al termine del mandato, l’importo che più gli conviene: egli è tenuto infatti a misurare l’onorario in base ad alcuni criteri stabiliti dalla legge [4]. Questi parametri tengono conto di numerosi aspetti, come ad esempio la complessità dell’incarico, il numero delle parti difese, il tipo di udienze svolte, ecc.

Orbene, una volta calcolato l’importo della parcella attraverso il ricorso ai parametri forensi, l’avvocato deve sottoporre l’onorario così ottenuto all’approvazione dal proprio consiglio dell’ordine: si tratta della cosiddetta procedura di opinamento.

In pratica, dunque, se non c’è un accordo scritto tra avvocato e cliente, il compenso richiesto deve:

  • essere calcolato in base ai parametri forniti dalla legge;
  • ottenere l’approvazione del consiglio dell’ordine degli avvocati del proprio foro, che è chiamato a stabilire la congruità della parcella in base all’attività concretamente svolta e ai parametri forensi.

La procedura di opinamento, in assenza di accordo sull’onorario sottoscritto dal cliente, può essere evitata solamente se l’avvocato chiede una parcella in linea con i parametri minimi previsti dalla legge: in altre parole, se l’avvocato chiede al giudice l’emissione di un decreto ingiuntivo per l’importo più basso previsto dalla legge, non occorrerà il parere di congruità del consiglio dell’ordine.

Pagamento onorario avvocato: ricorso con rito sommario

In alternativa al decreto ingiuntivo, l’avvocato può farsi pagare ricorrendo a una procedura un po’ diversa rispetto a quella appena descritta: si tratta del ricorso al rito sommario di cognizione. Di cosa si tratta?

In estrema sintesi, l’avvocato che vuole farsi pagare può fare ricorso al giudice chiedendo che gli venga riconosciuta la parcella giusta per la propria attività. Si tratta di un giudizio in piena regola, contraddistinto dalla particolare brevità della trattazione: in altre parole, la causa che prende l’avvio verrà definita celermente dal giudice, probabilmente subito dopo la prima udienza di comparizione delle parti.

Si tratta, appunto, di un rito sommario di cognizione, proprio perché più breve e di pronta decisione, visto che è molto probabile che il giudice decida direttamente sulla scorta della documentazione prodotta dall’avvocato.

Cliente non paga parcella avvocato: cosa deve fare?

Se il cliente dell’avvocato insiste nel non voler pagare la parcella perché ritiene che non sia stato assistito adeguatamente o perché la richiesta è eccessiva rispetto a quella pattuita a voce, allora può sempre far sentire le proprie ragioni al giudice.

In particolare, a seconda del rimedio esperito dall’avvocato, il cliente può:

  • fare opposizione al decreto ingiuntivo, entro quaranta giorni dalla notifica di quest’ultimo. L’opposizione, che di regola andrebbe fatta con atto di citazione, nel caso specifico di recupero del credito dell’avvocato va proposto con ricorso, dal quale nasce un giudizio sommario di cognizione che verrà deciso dal giudice con ordinanza non impugnabile;
  • costituirsi in giudizio, nel caso di rito sommario, difendendo le proprie ragioni e sollevando le eccezioni che ritiene più opportune, ad esempio contestando l’entità dell’onorario oppure perfino la fondatezza del credito stesso, adducendo che l’avvocato non ha compiuto alcuna attività oppure che gli ha addirittura arrecato un danno.

Parcella non pagata: quando è reato?

Secondo la Corte di Cassazione [5], il cliente che non paga l’avvocato rischia una condanna per il reato di appropriazione indebita.

Per la precisione, questo reato si integra allorquando il cliente trattiene delle somme che spettino all’avvocato a titolo di spese legali.

Nel caso affrontato dalla Suprema Corte, l’imputato aveva indebitamente trattenuto tutte le somme ricevute dall’assicurazione, compreso l’importo che era stato destinato, dalla compagnia assicuratrice, al credito per la prestazione professionale del legale che aveva assistito l’imputato.

Lo stesso ragionamento vale anche per l’avvocato: si configura il reato di appropriazione indebita nella condotta dell’avvocato che trattenga somme riscosse a nome e per conto del cliente, anche se egli sia, a sua volta, creditore di quest’ultimo per spese e competenze relative ad incarichi professionali espletati.

Quando l’avvocato non va pagato?

Non sempre la parcella dell’avvocato va pagata; in genere, l’avvocato non va pagato quando è totalmente inadempiente ai suoi obblighi.

Tizio conferisce incarico all’avvocato Caio affinché gli recuperi un credito. Caio però non fa nulla affinché il proprio cliente recuperi i soldi che gli spettano.

Se vuoi conoscere tutti i casi in cui un difensore non va pagato, ti invito a leggere l’articolo dal titolo “Quando non pagare avvocato“.


note

[1] L. n. 247/2012 e L. n. 124/2017.

[2] Art. 14 del d. lgs. n. 150/2011.

[3] Artt. 633 ss. cod. proc. civ.

[4] D.M. n. 55/2014.

[5] Cass., sent. n. 20117/2018.

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