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Come dimostrare l’età che si ha

7 Settembre 2020 | Autore:
Come dimostrare l’età che si ha

Dati anagrafici, documenti e certificati, metodi di riconoscimento. Le procedure da attivare per i cittadini italiani e stranieri.

La tendenza dei nostri giorni è quella di voler dimostrare meno anni di quelli che si hanno. La nostra società impone il must della giovinezza: si deve essere sempre al top e non sono ammesse defiance. I segni del tempo che scorre devono essere cancellati: bandite rughe e inestetismi. Ogni nuovo metodo che permette alla pelle e al corpo di non invecchiare riscuote moltissimo successo. Siamo sempre più disposti a massacrare i nostri corpi in palestra pur di essere migliori degli altri e rimanere al vertice della scala di gradimento.

Ma, in fin dei conti, non è possibile negare l’evidenza, almeno per il diritto. Se ci pensi bene al nostro ordinamento giuridico non puoi nascondere nulla. Peraltro, se provi ad ingannarlo producendo documenti falsi o manomessi rischi guai seri. Ti consigliamo quindi di essere sempre sincero sul tuo profilo anagrafico reale (nel mondo dei social hai più libertà).

In Italia l’età ha un valore di particolare rilievo e non soltanto per fini estetici o sentimentali: intorno a tale requisito ruotano tutta una serie di possibilità e di doveri. Se, ad esempio, devi partecipare a un concorso per cui sono previsti degli accessi limitati si pone il problema di come dimostrare l’età che si ha.

Nel nostro articolo affrontiamo le diverse sfaccettature della questione.

Quali sono i diritti e i doveri connessi all’età?

Il requisito anagrafico dell’età è preso in seria considerazione dal nostro sistema giuridico. Infatti, alle diverse fasce di appartenenza sono ricollegate una serie di situazioni giuridiche attive e passive. In altri termini, fino a quando non compi diciotto anni hai una capacità di agire ridotta e, quindi, anche una responsabilità civile e penale limitata. Tuttavia quando raggiungi la maggiore età la situazione cambia radicalmente. A meno che tu non abbia delle limitazioni nella capacità di intendere e di volere, da tale momento diventi pienamente consapevole delle azioni che compi.

In linea di massima, fatte salve le dovute eccezioni, per il nostro sistema giuridico rilevano tre scaglioni di età:

  • 0 – 14 anni: a tale fascia sono connessi soprattutto diritti e molti pochi doveri. La ragione è ben evidente. I fanciulli così piccoli sono poco maturi e difficilmente possono realizzare delle azioni che pregiudicano seriamente altre persone. Un’ipotesi a parte può essere quella relativa al fenomeno del bullismo e del cyberbullismo: in questo caso il legislatore prende in considerazione anche gli infraquattordicenni. Tali ragazzi non possono essere perseguiti penalmente, ma possono essere ammoniti dal questore.
  • 14 – 18 anni: in questo arco temporale, il sistema giuridico inizia a monitorare il comportamento del minorenne e ad applicare alcune sanzioni se la condotta è rilevante da un punto civile o penale. In tale ipotesi però le procedure sono attenuate rispetto a quelle previste per i maggiorenni. A sedici anni, poi, l’individuo, in presenza di determinate circostanze (pensa, ad esempio, a una gravidanza in corso) può emanciparsi e assumere le responsabilità di un adulto.
  • Dai 18 anni in su: quando diventa maggiorenne la persona acquista la piena capacità di agire, ossia l’attitudine a realizzare atti idonei a incidere sulle posizioni soggettive di cui è titolare. In altri termini, può disporre liberamente dei propri diritti, nei limiti stabiliti dalla legge: può, ad esempio, mettere in vendita il proprio appartamento.

Quali sono i limiti del mondo del lavoro?

La realtà lavorativa è spietata, soprattutto nel settore privato. Il fattore età, purtroppo, incide pesantemente sulla possibilità di trovare un lavoro, sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato. Infatti, per il potenziale datore di lavoro ciò che conta non è soltanto il possesso di precedenti esperienze lavorative, le competenze e le conoscenze acquisite, le professionalità possedute. Per i selezionatori è altresì molto importante che tu sia giovane o, quantomeno, che tu non superi la soglia dei fatidici “anta” (i quaranta anni, per intenderci, volendo essere ottimisti).

Ricordi, ad esempio, la dibattuta questione degli esodati venuta alla luce dopo la riforma del lavoro del Ministro Fornero? Anche in questo caso il problema ruotava intorno al requisito anagrafico: alcuni lavoratori sono troppo “vecchi” per trovare un nuovo impiego, ma troppo “giovani” per percepire la pensione. Restano, quindi, in un limbo, nella zona grigia di chi è senza stipendio e senza tutela previdenziale.

La questione assume contorni sfumati nell’ambito della pubblica amministrazione e, quindi, nel settore del concorso. Infatti, nel corso degli anni sono state considerate incostituzionali tutte le clausole dei bandi che limitavano la partecipazione al possesso di una determinata età. Tali vincoli restano attivi soltanto per quei profili e per quelle mansioni per cui è indispensabile far parte di un determinato scaglione (pensa, ad esempio, al concorso nelle forze dell’ordine).

Le correzioni apportante nel pubblico impiego non escludono totalmente la rilevanza del fattore età. Esso continua ad avere ancora un certo spessore anche in sede di pubblica selezione. Hai mai letto, ad esempio, la famosa espressione: “a parità di punteggio verrà preferito il candidato più giovane”. È questa una classica ipotesi del ruolo discriminante di tale elemento. Peraltro non potrebbe essere diversamente: se due candidati hanno un identico profilo o punteggio, è necessario trovare un criterio che permetta di selezionare l’uno piuttosto dell’altro.

L’elemento anagrafico, infine, rileva anche per il sistema previdenziale italiano: è possibile accedere a determinati bonus, privilegi o erogazioni soltanto se si è al di sotto o al di sopra di una determinata fascia di età.

Per tutti questi fattori, e molti altri ancora, essere in grado di dimostrare i propri anni è di fondamentale importanza.

Come dimostrare l’età per i cittadini italiani ed europei?

La verifica dell’età di un cittadino italiano (o di uno appartenente all’Unione europea) è piuttosto agevole. Tale requisito, nel momento in cui si viene al mondo, viene riprodotto indelebilmente sull’atto di nascita. Già in sala parto, oltre al nome e al cognome, ti viene attribuita una data di compleanno: da quel momento in poi inizia la tua ascesa verso il futuro.

Grazie all’atto di nascita, che viene trasmesso all’ufficio anagrafe del tuo Comune di residenza e viene trascritto nei registri di stato civile, è possibile attestare senza difficoltà la tua età. Essa, infatti, viene riportata sui documenti di identità considerati validi sul territorio (pensa, ad esempio, alla patente nautica, al porto d’armi o alla carta di identità).

Inoltre, a seconda che tu debba relazionarti con la pubblica amministrazione o con il settore privato, hai la possibilità di dichiarare i tuoi anni attraverso:

  • un’autocertificazione corredata da un documento di riconoscimento;

oppure

  • attraverso la produzione di un certificato anagrafico rilasciato dall’amministrazione comunale.

Come dimostrare l’età che si ha per gli stranieri?

La situazione si complica per i cittadini stranieri, ossia per coloro che non appartengono alla zona europea. In tal caso, occorre distinguere le persone regolarmente presenti sul territorio dai cosiddetti clandestini.

La differenza non è di poco conto. Infatti, nonostante le numerose innovazioni in materia di diritto dell’immigrazione, un caposaldo è rimasto fermo: il minore straniero non può essere espulso e ha diritto a una serie di tutele. Ti rendi, dunque, conto di quanto sia importante accertare l’età di una persona arrivata nel nostro Paese attraverso mezzi alternativi a quelli permessi (pensa, ad esempio, ai classici barconi della fortuna).

Se, quindi, per chi è regolare non si pongono particolari problemi in quanto è sufficiente riferirsi ai documenti posseduti, le difficoltà si sviluppano per coloro che presentano richieste di protezione internazionale o di asilo politico.

Forse non lo sai, ma fino a qualche anno fa tutti i ragazzi che sbarcavano a Lampedusa, dichiaravano di essere minorenni e di essere nati il primo gennaio. Inoltre, per contrastare le procedure di identificazione erano soliti bruciarsi i polpastrelli delle dita: in tal modo compromettevano l’acquisizione delle impronte digitali.

Per tal motivo, il sistema di gestione del fenomeno (questure, prefetture, ministero dell’interno, commissioni territoriali e magistratura) ha affiancato alle classiche procedure di indagine diplomatica (pensa, ad esempio, alle richieste di informazioni alle ambasciate) le controverse indagini biometriche. Si tratta, soprattutto, delle misurazioni ossee (in particolare del polso) del soggetto attenzionato: è questo uno dei criteri che permette di valutare con una certa approssimazione la fascia di età della persona.



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