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Lettera di separazione dell’avvocato: cosa fare

30 Aprile 2020
Lettera di separazione dell’avvocato: cosa fare

Se tua moglie o tuo marito ti ha fatto scrivere dal suo avvocato per chiederti la separazione, ecco come devi muoverti.

Tua moglie, con cui convivi da quando vi siete sposati, ti ha fatto scrivere dal suo avvocato. La sintesi della richiesta è molto chiara: vuole separarsi al più presto (e probabilmente chiederti anche dei soldi). La lettera ti dà pertanto quindici giorni di tempo per prendere un appuntamento e recarti al suo studio legale, al fine di trovare un accordo. Altrimenti – prosegue la missiva – tua moglie procederà da sola per le vie giudiziali. 

La lettera non ti ha preso alla sprovvista: le cose tra di voi non andavano bene già da diversi mesi. Tuttavia, non hai mai pensato a una tale eventualità e siccome non hai esperienza nel settore, né un avvocato che possa consigliarti, vorresti sapere come muoverti, quali decisioni prendere per non farti fregare, se è il caso di presentarti o meno. Temi anche per il tuo futuro: sarai costretto ad andare via di casa? Dovrai pagare un mantenimento? 

Se ti stai chiedendo cosa dare dinanzi alla lettera di separazione dell’avvocato, ecco alcuni suggerimenti pratici che potresti trovare assai utili. 

Lettera di separazione: quanti giorni di tempo?

La prima cosa da fare è capire come muoverti nell’immediato. La lettera dell’avvocato che difende il tuo coniuge ti avrà assegnato un termine per contattarlo. Ma non ti preoccupare: non è perentorio; serve solo per comprendere quali sono le tue intenzioni e non tirare la cosa per le lunghe. Quindi, se lo fai scadere non subisci alcuna sanzione o penalità. È tuo interesse, tuttavia, farti vivo nel più breve tempo possibile proprio per definire la cosa e tentare una soluzione pacifica. 

Peraltro, il termine non è stabilito da alcuna legge e può essere di tre giorni così come superiore. 

Lettera di separazione: devo nominare un avvocato?

In questa fase, non è ancora necessario che tu nomini un avvocato anche se è sempre bene assumere quantomeno delle informazioni approfondite sui tuoi diritti e doveri. Nulla toglie che tu e tua moglie abbiate lo stesso avvocato, magari quello scelto da quest’ultima, in modo da spendere di meno per la separazione. Questo è possibile solo in caso di separazione consensuale, quella cioè che si raggiunge con un accordo. Se invece deciderete di farvi causa, inizierà una separazione giudiziale e, in tal caso, dovrai nominare un tuo avvocato. Le cose andranno per le lunghe e spenderai anche molti più soldi. 

Che fare se non posso permettermi un avvocato?

Potrebbe succedere che tu non abbia i soldi per farti assistere da un avvocato e per affrontare il giudizio di separazione. In questo caso, ti spetta il gratuito patrocinio: potrai cioè farti assistere da un legale scelto da te, lasciando che sia lo Stato a pagarlo al posto tuo. 

Tuttavia, l’assistenza gratuita è prevista solo per la causa. Per la fase preliminare, quella cioè delle eventuali consulenze, dovrai badare con le tue risorse. Quindi, è meglio che metti subito le cose in chiaro con l’avvocato in modo da non trovarti poi con brutte sorprese.

Che succede all’incontro con l’avvocato di controparte?

Lo scopo della lettera dell’avvocato è verificare che, tra te e l’altro coniuge che si è rivolto a lui, vi possa essere la possibilità di trovare un accordo e procedere con una separazione consensuale. 

Quindi, a tal fine, ti verranno fatte una serie di domande che corrispondono alle richieste di tua moglie, dinanzi alle quali proverai a fare la tua controproposta. 

Tieni conto che le condizioni di separazione spiegano effetti solo fino al successivo divorzio; quindi, tutto ciò che deciderete tu e tua moglie in questa fase potrà essere messo in discussione in un momento successivo. In altri termini, se accetti delle condizioni di separazione, non è detto che poi tu debba ugualmente ratificarle nella successiva procedura di divorzio. E viceversa.

Se tua moglie ti chiede 500 euro di mantenimento, tu potresti concedergliele in questa fase e poi negargliele in sede di divorzio. 

Mia moglie può cacciarmi di casa?

A prescindere da chi ne sia il proprietario, la casa viene normalmente assegnata al coniuge con il quale vanno a vivere i figli. Sempre a condizione che tali figli siano ancora minorenni o, se maggiorenni, non autosufficienti economicamente. Quindi, tua moglie può pretendere la tua casa solo se la prole verrà collocata presso di lei. Altrimenti la casa resta a te o, se cointestata, dovrete decidere che farne: venderla o assegnarla a uno dei due che riscatti la quota dell’altro.

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