Diritto e Fisco | Articoli

Denunciare un’amante per risarcimento danni morali

1 Maggio 2020
Denunciare un’amante per risarcimento danni morali

Infedeltà: in caso di tradimento si può fare causa contro il terzo o contro l’ex coniuge per le sofferenze patite?

Una lettrice ci racconta la lunga storia del proprio matrimonio, naufragato per colpa di una donna straniera. Quest’ultima, assunta come badante del suocero, ha finito per intrattenere una relazione con il marito della stessa lettrice. A seguito della scoperta della relazione adulterina, la donna ha chiesto la separazione, subendone un profondo turbamento con conseguente stato di depressione. In più, da allora innanzi, ha dovuto badare da sé ai propri figli a causa del disinteresse dell’ex marito. Peraltro, anche i figli, da tutto ciò, hanno patito una serie di conseguenze psicologiche con ripercussioni nella loro vita di relazione. 

Ci viene quindi chiesto se sia possibile denunciare un’amante per risarcimento danni morali. La questione va analizzata con molta attenzione. La Cassazione ha, infatti, precisato più volte quali sono i termini per ottenere l’indennizzo in caso di tradimento. La pronuncia più significativa e anche più recente è una ordinanza del 2019 [1]. Ma procediamo con ordine.

Denuncia per risarcimento danni morali

Partiamo da una questione puramente terminologica. La «denuncia» è l’atto che avvia il procedimento penale tutte le volte in cui sussiste un reato. Invece, il «risarcimento dei danni» riguarda le conseguenze civili dell’azione e richiede un’azione di tipo civile. 

Dunque, parlare di «denuncia per risarcimento dei danni» è assolutamente improprio. Per ottenere il risarcimento, infatti, non bisogna sporgere una denuncia o una querela ma avviare una causa civile. Se, tuttavia, si è in presenza di un reato, è ben possibile chiedere i danni nel corso del processo penale, ma tramite la cosiddetta «costituzione di parte civile nel processo penale» che si sostanzia in una richiesta di “provvisionale” al giudice penale, salvo poi l’esatta quantificazione nell’ambito del giudizio civile. 

Il tradimento non è un reato. Questo, quindi, esclude a priori la possibilità di parlare di «denuncia per risarcimento dei danni»; bisognerà, piuttosto, parlare di una regolazione dell’azione civilistica. 

Si può denunciare l’amante per risarcimento danni morali?

Il tradimento è un illecito che compie solo il coniuge sposato. Il terzo – l’amante – non ha alcun obbligo di fedeltà, né di preservare la fedeltà altrui. Del resto, nel nostro ordinamento, vige la piena libertà di scelta nell’ambito delle relazioni sentimentali. Dunque, non si può impedire a una persona di mettersi in mezzo a marito e moglie; pertanto, non si potrà agire contro di lei neanche nel caso in cui la sua condotta abbia comportato il divorzio della coppia e delle conseguenze sul piano psicologico delle parti.

L’unico caso in cui è possibile denunciare l’amante è quando il suo comportamento sia stato denigratorio nei confronti del coniuge tradito. Si pensi all’amante che vada a rivelare in giro (ad almeno due persone) la propria relazione adulterina, così vantandosi del proprio risultato e mettendo in cattiva luce l’immagine del coniuge tradito. In tal caso, si può querelare l’amante per il reato di diffamazione. Dalla querela deriverà il processo penale nel quale – come accennato poc’anzi – ci si potrà costituire parte civile per chiedere il risarcimento dei danni. 

Questo concetto è stato sintetizzato dalla Cassazione, nella pronuncia in commento, con le seguenti parole:

«Il terzo che ha concorso nell’adulterio è tenuto al risarcimento del danno non patrimoniale in favore del coniuge tradito solo quando la sua condotta ha concorso a causare la lesione di un diritto inviolabile della persona, costituzionalmente protetto (come appunto quello dell’onore e della reputazione), e purché la lesione superi la soglia della tollerabilità». Tollerabilità che viene oltrepassata solo in presenza di una condotta volontariamente diffamatoria e volta a gettare onta sulla vittima; il semplice fatto che l’amante abbia rivelato la propria relazione all’amica, quindi, non costituisce reato. 

Si può denunciare il marito che ha tradito?

L’unica conseguenza per l’adulterio è, per il coniuge, il cosiddetto «addebito». Si tratta della dichiarazione del giudice che addebita la colpa per la separazione al coniuge traditore. Da tale dichiarazione conseguono solo due effetti:

  • la perdita della possibilità di chiedere l’assegno di mantenimento;
  • la perdita dei diritti ereditari.

Dunque, nessuna conseguenza di tipo penale, risarcitorio o sanzionatorio scatta in capo al coniuge infedele il quale, quindi, non risponde del tradimento se non nei limiti suddetti.

Maria, disoccupata, tradisce il marito. Quest’ultimo chiede la separazione con addebito alla moglie. La moglie viene ritenuta responsabile e così perde l’assegno di mantenimento. 

Marco, titolare di reddito da lavoro dipendente, tradisce la moglie anch’ella con uno stipendio pari a quello del marito. Marco subisce l’addebito, ma non per questo dovrà pagare il mantenimento alla moglie visto che l’accertamento dell’infedeltà non determina alcuna sanzione e l’obbligo di corrispondere gli alimenti è solo la conseguenza di una disparità di reddito.

Giovanna, disoccupata, scopre il marito che la tradisce. Giovanna chiede la separazione con addebito e un assegno di mantenimento. Nel corso del giudizio, però, Giovanna non riesce a dimostrare l’infedeltà coniugale. Il marito non subisce l’addebito, ciò nonostante è tenuto a pagare l’assegno di mantenimento alla moglie visto che il suo reddito è superiore a quello di quest’ultima.

Tuttavia, aggiunge la Cassazione, eccezionalmente è possibile avviare un’autonoma azione di risarcimento contro il coniuge infedele quando il suo comportamento abbia determinato un danno a interessi protetti dalla Costituzione come la salute, l’onore o la dignità del coniuge. Si pensi, ad esempio, al marito che tradisce la moglie dinanzi a tutti, rendendo palese la relazione extraconiugale oppure a chi costringa il coniuge ad ospitare in casa l’amante.

Questo concetto è stato espresso dalla Cassazione con le seguenti parole:

«La violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale comporta il risarcimento del danno non patrimoniale solo ove la condizione di afflizione indotta nell’altro coniuge superi la soglia della normale tollerabilità e si traduca, per le modalità con le quali è realizzata, nella violazione di un diritto costituzionalmente protetto, come quello alla salute o all’onore o alla dignità personale».

Anche qui, dunque, viene richiesto il superamento di una soglia di tollerabilità per poter dar luogo all’azione di risarcimento dei danni.

Quando il tradimento non è illegale

Si tenga infine conto che, secondo la giurisprudenza, affinché il tradimento possa determinare l’addebito della separazione è necessario che sia esso stesso la causa dell’interruzione della pacifica convivenza. Se, invece, risulta che la coppia era già in profonda crisi e che le cause della stessa erano diverse, allora il tradimento non determina alcuna conseguenza. 

Si pensi alla moglie che, dopo essere stata vessata e picchiata, inizi una relazione extraconiugale con un altro uomo per cercare, nelle sue braccia, un conforto. O all’uomo che abbia l’amante quando già stia discutendo con la moglie della separazione. 


note

[1] Cass. ord. n. 6598/2019 del 7.03.2019.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube