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Cosa rischia chi ha il pezzotto?

2 Agosto 2020 | Autore:
Cosa rischia chi ha il pezzotto?

IpTv: è legale? Cos’è e a cosa serve il pezzotto? Perché piratare segnali tv costituisce reato? Come fa la polizia a scoprire chi ha il pezzotto?

Vedere tutto, subito e senza pagare (o pagando poco): è il sogno di qualunque appassionato di televisione. Sogno che molti hanno realizzato affidandosi alla scorciatoia rappresentata dal cosiddetto pezzotto, cioè da quel sistema che consente di visualizzare contenuti riservati agli abbonati delle pay-tv senza dover pagare le costose tariffe contrattuali. Non occorre un’aquila per capire che si tratta di un sistema illegale: sarebbe troppo bello per essere vero (o meglio, legale) poter assistere a programmi esclusivi, film in prima visione e partite di calcio senza sborsare fior di quattrini. Cosa rischia chi ha il pezzotto?

È opinione comune che piratare le tv private non costituisca reato, o per lo meno non faccia incorrere in alcuna conseguenza legale chi ne usufruisce, ma solamente chi mette a disposizione del pubblico il sistema illecito. In altre parole, si crede che il fruitore finale del servizio non rischi nulla. Niente di più sbagliato: chi ha il pezzo rischia il carcere o, quanto meno, di dover affrontare un processo penale. Non ci credi? Prosegui nella lettura e te ne renderai conto.

Pezzotto: cos’è?

Innanzitutto, è bene comprendere cosa sia questo “pezzotto”. Con tale denominazione viene indicato il sistema attraverso il quale è possibile vedere contenuti riservati agli abbonati delle tv a pagamento. Insomma, chi ha il pezzotto riesce a guardare i programmi di Sky, Dazn, Netflix, ecc. senza dover essere abbonato.

Più nello specifico, il pezzotto (o, con denominazione più appropriata, l’IpTv) è un sistema che permette la fruizione dei programmi tv attraverso le connessioni e le tecnologie della rete internet.

Il pezzotto non richiede le infrastrutture per la tv digitale terrestre, via cavo o via satellite, ma sfrutta il protocollo Ip di internet. Ma vediamo meglio come funziona questo sistema.

Come funziona il pezzotto?

Come detto nel precedente paragrafo, il pezzotto è una piattaforma illegale che permette a chiunque di godere di tutti i contenuti proposti a pagamento ad un prezzo decisamente inferiore rispetto ai prezzi ufficiali.

Per farlo funzionare si deve avere solamente un decoder che, collegato alla rete telefonica ovvero alla rete internet, permette di decodificare il segnale proveniente dal web e di garantire in chiaro tutti i contenuti.

L’IpTv si fonda dunque sul concetto di streaming, il flusso di dati digitali che trasporta informazioni audio e video attraverso le reti internet. Il tutto, però, si compie attraverso un’operazione illegale che consiste nel decodificare un segnale che dovrebbe rimanere riservato agli abbonati.

Pezzotto: è legale?

Come ti ho spiegato nell’articolo dal titolo IpTv: è legale vedere canali TV tramite internet?, avere il pezzotto è illegale, in quanto si riesce ad accedere a un segnale che è riservato solamente a chi ha pagato l’abbonamento per usufruire di contenuti esclusivi messi a disposizione dalla piattaforma a cui ci si è iscritti.

Dunque, il pezzotto costituisce reato non solo per chi lo mette a disposizione (cioè, per colui che lo vende agli spettatori offrendo il servizio), ma anche per l’utente finale che decide di pagare un piccolo abbonamento per godere di una miriade di contenuti esclusivi.

IpTv: è sempre illegale?

In realtà, di per sé l’IpTv non sarebbe illegale: in origine, la tecnologia IpTv è nata come strumento e servizio legale.

In linea di massima, sono legali tutte le liste IpTv che contengono flussi video di canali liberamente visibili: pensa allo streaming di trasmissioni free, cioè gratis, che chiunque potrebbe vedere senza dover pagare nulla o accendendo semplicemente il televisore.

Il problema è che l’IpTv è sempre più impiegato per trasmettere canali e servizi tv a pagamento e contenuti protetti da diritti e copyright. Quando l’IpTv fa questo, allora possiamo parlare di un pezzotto illegale.

Pezzotto: cosa rischia chi ce l’ha?

Chi ha il pezzotto incorre in una violazione del diritto d’autore che, per la legge, è un reato  punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la sanzione pecuniaria da 2.582 a 25.822 euro [1].

Per la precisione, la legge stabilisce che è punito con le suddette pene chiunque a fini fraudolenti produce, pone in vendita, importa, promuove, installa, modifica, utilizza per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale.

Si intendono ad accesso condizionato tutti i segnali audiovisivi trasmessi da emittenti italiane o estere in forma tale da rendere gli stessi visibili esclusivamente a gruppi chiusi di utenti selezionati dal soggetto che effettua l’emissione del segnale, indipendentemente dalla imposizione di un canone per la fruizione di tale servizio.

Peraltro, secondo la legge la pena non è mai inferiore a due anni di reclusione e la multa a euro 15.493 se il fatto è di rilevante gravità.

Avere il pezzotto può costituire una violazione del diritto d’autore di rilevante gravità quando, ad esempio, si possiede un decoder in grado di ricevere le trasmissioni (normalmente a pagamento) di numerose piattaforme private, e si è usufruito del servizio illegale per lungo tempo.

Pezzotto: cosa rischia chi lo fornisce?

Colui che procura il pezzotto, cioè la persona che fornisce il sistema per poter vedere illegalmente contenuti protetti dal diritto d’autore, rischia una pena non minore: secondo la legge [2], è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 2.582 a 15.493 euro chiunque, a fini di lucro,  introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita o la distribuzione, distribuisce, vende, concede in noleggio, cede a qualsiasi titolo, promuove commercialmente, installa dispositivi o elementi di decodificazione speciale che consentono l’accesso ad un servizio criptato senza il pagamento del canone dovuto.

La pena è aumentata (reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493) per colui che promuove e organizza stabilmente l’attività di diffusione dei sistemi per piratare i contenuti video (in pratica, chi ha una vera organizzazione volta a favorire la diffusione del pezzotto).

Si può scoprire chi ha il pezzotto?

Molte persone ritengono di potersi godere tranquillamente il pezzotto in quanto, pur costituendo un reato, sarebbe praticamente impossibile risalire a chi ne fruisce. Niente di più sbagliato: il flusso di dati internet generato dall’IpTv è facilmente tracciabile dalla Polizia postale.

Le forze dell’ordine riescono ad entrare in possesso degli Ip dei vari utenti utilizzati per accedere al servizio illegale e questo chiaramente fa si che si possa in caso intervenire legalmente nei confronti appunto degli utenti che hanno fatto uso dei servizi pirata.


note

[1] Art. 171-octies, legge sul diritto d’autore.

[2] Art. 171-ter, legge sul diritto d’autore.

Autore immagine: Canva.com


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1 Commento

  1. cavolata,le usano tutte per non far guadagnare gli altri.
    il pezzotto non è altro che uno smartphone colegato alla tv.
    Se sequestrate il pezzotto dovete bloccare le vendite di smartphone in tutto il mondo.

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