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Condivisione immagine senza consenso su social network

2 Agosto 2020 | Autore:
Condivisione immagine senza consenso su social network

È possibile condividere una foto già resa pubblica sui social? Si può diffondere l’immagine del profilo personale di un individuo senza il suo consenso?

I social network possono essere molto utili per mantenere i contatti con persone distanti; allo stesso tempo, però, possono rappresentare una pericolosa selva in cui è facile perdersi e, soprattutto, calpestare i diritti altrui. Mettiamo il caso che qualcuno prenda la tua immagine e la condivida su Facebook o su Instagram senza il tuo permesso. È lecito un comportamento del genere? Cosa succede nel caso di condivisione dell’immagine altrui senza consenso?

Facciamo ancora un altro esempio. Mettiamo che qualcuno prelevi la tua foto profilo di Instagram e la condivida su un gruppo Facebook per prenderti in giro. Si tratta di una condotta lecita? È possibile condividere una foto già resa pubblica sui social? Quali sono i diritti che l’autore conserva sulla propria immagine, anche dopo averla già resa nota? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono le conseguenze della condivisione di un immagine sui social senza consenso.

Diritto all’immagine: cos’è?

Per capire se è possibile condividere senza consenso l’immagine altrui sui social network bisogna necessariamente comprendere cos’è il diritto all’immagine.

Quello all’immagine è il diritto della persona a che la propria immagine non venga divulgata, esposta o comunque pubblicata senza il suo consenso e fuori dai casi previsti dalla legge.

Secondo il codice civile [1], qualora l’immagine di una persona sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei congiunti, l’autorità giudiziaria, su richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso, salvo il risarcimento dei danni.

Come ti spiegherò nei prossimi paragrafi, il diritto all’immagine trova in relazione a due fondamentali aspetti: il diritto d’autore e il diritto alla privacy. Vediamo di cosa si tratta.

Diritto all’immagine: la tutela del diritto d’autore

La legge sul diritto d’autore [2] impedisce che l’immagine di una persona possa essere esposta, pubblicata o messa in commercio senza il consenso della medesima.

La stessa legge sul diritto d’autore permette la riproduzione dell’immagine quando questa risulti giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici e culturali, ovvero dal collegamento a fatti, avvenimenti o cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico, purché l’esposizione o la messa in commercio dell’immagine non arrechi pregiudizio all’onore, alla reputazione e al decoro della persona ritratta.

In buona sostanza, non è possibile divulgare la foto o il ritratto di altre persone senza il consenso di costoro; ciò è ammissibile solamente se il personaggio è famoso (pensa a un politico oppure a una rockstar), oppure se sussistono particolari circostanze che ne giustificano la diffusione, sempreché la divulgazione non offenda la reputazione o l’onore della persona ritratta.

Non è possibile diffondere l’immagine di un noto cantante che si trovi ricoverato a causa delle proprie condizioni di salute, oppure che sia immortalato in atteggiamenti poco decenti.

L’immagine e il diritto alla privacy

Infine, il problema della divulgazione dell’immagine altrui sui social network si scontra con il diritto alla riservatezza che spetta a ciascun individuo.

L’immagine personale rappresenta una dato sensibile idoneo a identificare un soggetto; per tale ragione, il trattamento di tale informazione è possibile solamente col consenso della persona ritratta.

Dunque, pubblicare senza consenso l’immagine altrui potrebbe far incorrere anche nella violazione della privacy, con possibilità del danneggiato di chiedere il risarcimento del pregiudizio patito.

Si può condividere sui social l’immagine altrui?

Alla luce di tutto quanto detto sinora, dev’essere evidentemente chiaro che non è possibile condividere senza consenso l’immagine altrui su un social network.

Ciò significa che, se fai una foto di gruppo e poi intendi condividerla sui tuoi profili social, dovresti chiedere il consenso delle persone immortalate, consenso che non si presume per il solo fatto di essersi sottoposti spontaneamente alla foto.

Alla stessa maniera, non puoi condividere una foto scattata per strada o in altro luogo pubblico: anche in questo caso, dovresti chiedere il consenso della persona immortalata, a meno che quest’ultima non sia riconoscibile e, dunque, non venga compromesso il suo diritto all’immagine e alla privacy.

Si può condividere sui social un’immagine già pubblicata?

Se stai leggendo questo articolo è probabile che tu voglia sapere non tanto se è possibile condividere un’immagine privata, ma se è possibile condividere un’immagine che già circola sui social network perché caricata spontaneamente dal diretto interessato.

Dunque, la domanda a cui risponderemo è la seguente: posso divulgare una foto che è già stata condivisa sui social dal suo titolare? Ad esempio, è possibile riprendere e far circolare l’immagine del profilo personale di un individuo?

A prima vista, l’operazione appena descritta sembrerebbe del tutto possibile: poiché il diretto interessato ha liberamente condiviso sui social la propria foto, si è liberi di riprenderla per farne ciò che si vuole. Sbagliatissimo.

In molti casi, condividere o diffondere l’immagine altrui presente su un social network costituisce una condotta illecita. Nel prossimo paragrafo ti spiego perché.

Foto sui social: quali sono i limiti della condivisione?

L’utente che condivide la propria immagine su un social network a cui è iscritto (Facebook, Instagram, ecc.) decide volontariamente di pubblicare la propria foto.

Secondo le condizioni contrattuali dei maggiori social, ogni utente conserva sulle proprie immagini i suoi originari diritti: ciò significa che chi effettua la pubblicazione continua a conservarne il diritto d’autore.

Questo diritto viene contemperato con la facoltà, concessa agli altri utenti dello stesso social, di poter condividere le immagini pubblicate dagli altri, ammesso che le impostazioni sulla privacy scelte dal singolo lo consentano.

In pratica, la condivisione all’interno dello stesso social su cui l’immagine è stata inizialmente (e spontaneamente) condivisa dal titolare è lecita, in ragione del permesso implicito insito nelle impostazioni della privacy: e infatti, qualora altro utente sia abilitato a visualizzare l’immagine, significa che può condividerla nel proprio profilo.

La condivisione, peraltro, deve avvenire utilizzando gli strumenti messi a disposizione dallo stesso social (ad esempio, utilizzando il pulsante “condividi”), e non mediante screenshot che consentono di estrapolare un’immagine anche senza consenso.

Diversamente, qualora la riproduzione dell’immagine avvenga all’esterno del social network (non tramite semplice link), devono ritenersi applicabili le norme sul diritto d’autore e, dunque, deve ritenersi vietata tale condotta.

Ne consegue che un’immagine tratta da un social network non può essere riprodotta al di fuori di esso senza il consenso del titolare del copyright; ciò perché la legge sul diritto d’autore concede il diritto alla riproduzione dell’immagine solamente al suo titolare.

Tizio inserisce, all’interno del proprio profilo Instagram, un link che rimanda all’immagine personale di Caio pubblicata su Facebook. La condotta è lecita perché Tizio ha solamente rimandato alla visualizzazione dell’immagine all’interno del social su cui è stata originariamente pubblicata.

Sempronio fa uno screenshot dell’immagine di profilo Facebook di Mevio e la pubblica sul suo profilo Instagram. La condivisione non è lecita perché l’immagine condivisa su Facebook può circolare solamente all’interno di tale social, secondo le condizioni di privacy impostate da Mevio.


note

[1] Art. 10 cod. civ.

[2] Artt. 96 e 97, legge n. 633/1941.

Autore immagine: Canva.com


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