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Si può cambiare un prodotto senza scontrino?

3 Maggio 2020
Si può cambiare un prodotto senza scontrino?

Diritti del consumatore: reso della merce senza prova di acquisto. Come fare a far valere la garanzia?

Sfido chiunque a conservare gli scontrini di tutto ciò che acquista. Quand’anche ciò dovesse succedere, ci si libera della ricevuta dopo i primi utilizzi, quando ci si accerta del corretto funzionamento del prodotto. Ma la legge attribuisce al consumatore una garanzia per due anni su qualsiasi tipo di oggetto: non solo su quelli tecnologici (sui quali è più difficile, all’atto della vendita, riscontrare difetti di costruzione per la complessità dei loro meccanismi), ma anche sui capi di vestiario, borse, arredi, ecc. Nell’arco di tutto questo tempo è facile perdere lo scontrino. Ed allora cosa potrebbe succedere se si dovesse presentare un guasto o la necessità di sostituzione? Si può cambiare un prodotto senza scontrino?

I venditori sono soliti affermare di no. Loro la mettono su un piano contrattuale: «Nel momento in cui effettua un acquisto, il cliente accetta le regole che gli vengono sottoposte dal negoziante; sicché non può poi chiedere di disapplicarle», è la risposta che comunemente viene data. E difatti, al momento del pagamento, quando viene consegnato lo scontrino, succede spesso che il cassiere avverta il cliente: «Conservi lo scontrino per la garanzia o per eventuali sostituzioni». Ma è davvero così necessario? Ripetiamo a noi stessi la domanda di partenza: si può cambiare qualcosa senza scontrino, magari perché lo si è perso? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Quale legge regola il cambio merce?

Come tutti sapranno, nell’ambito del diritto civile (e solo nel diritto civile) esistono due tipi di leggi: quelle imperative, che non possono cioè essere derogate dagli accordi tra le parti, e quelle invece derogabili. 

Tanto per fare un esempio, quando firmi un contratto di affitto, sai già che la legge impone una durata minima e, se anche le parti dovessero accordarsi per una più breve, si applicherebbe la disciplina legale. Invece, se acquisti un abbonamento per un anno intero a un servizio, puoi dare disdetta quando vuoi salvo che il contratto indichi un termine minimo di preavviso o una penale.

Insomma, ci sono norme di legge che intervengono solo quando il contratto non prevede nulla e altre invece che si applicano a prescindere da ciò che prevede il contratto.

Quando un acquisto viene fatto da una persona che non ha partita Iva e che interviene nel contratto nella veste di “consumatore” si applica il codice del consumo. Questo complesso normativo è costituito da una serie di regole volte a tutelare la parte debole del contratto, appunto il privato. Pertanto il codice del consumo si applica:

  • quando l’acquirente è un consumatore, ossia un soggetto che sta acquistando non in veste di imprenditore o di professionista; si tratta quindi di una merce o di un servizio che non gli serve nell’ambito della propria attività lavorativa. Chi acquista con partita Iva e chiede la fattura non è destinatario delle tutele del codice del consumo;
  • quando il venditore è un professionista, ossia un’azienda o un professionista in senso stretto che esercita tale attività in modo continuativo e stabile. Quindi il codice del consumo non si applica alle compravendite tra privati.

Garanzia e cambio merce: cosa dice il codice del consumo?

Una volta individuato il campo di applicazione del codice del consumo, il secondo passo per capire se si può cambiare un prodotto senza scontrino è appunto verificare cosa dice tale normativa.  

Il cambio della merce costituisce un diritto del consumatore solo se il prodotto era difettoso all’origine (ossia già prima dell’acquisto) o si è guastato dopo per un difetto di produzione. In questo caso, il codice del consumo attribuisce al consumatore una garanzia per due anni. Si tratta di una norma imperativa, che non può cioè essere derogata dalle parti. Quindi, se anche il contratto prevede un termine inferiore per la garanzia, la durata è ugualmente quella legale (appunto due anni).

Non è quindi un diritto dell’acquirente richiedere il cambio merce per un semplice ripensamento, magari perché il prodotto acquistato è apparso non più adeguato una volta tornato a casa. Questo però non toglie che il venditore possa ugualmente concederlo, a proprio insindacabile giudizio e volontà, ed alle condizioni da questi stesso applicate (di tanto parleremo meglio in seguito).

Solo per gli acquisti «fuori dai locali commerciali», ossia avvenuti non in negozio (ad esempio su internet, nell’ambito di una televendita, ecc.) è possibile esercitare il diritto di ripensamento entro 14 giorni dalla data di acquisto, comunicandolo al venditore con raccomandata a.r. e riconsegnando la merce, ottenendo di diritto la restituzione della somma spesa.

Si può cambiare qualcosa senza scontrino?

Analizzati tutte queste nozioni giuridiche possiamo trarre le conclusioni del discorso e rispondere al quesito se si può cambiare qualcosa senza scontrino. La risposta è assolutamente sì, ma solo nell’ipotesi in cui la ragione del “reso” sia un difetto del prodotto per il quale operi la garanzia. Il codice del consumo infatti prevede una garanzia biennale senza vincolarla all’esibizione di alcuna ricevuta o scontrino. L’unico onere che ha il cliente è di dimostrare che:

  • la vendita è avvenuta proprio presso quell’esercizio commerciale;
  • la vendita è avvenuta non dopo due anni.

Si tratta di informazioni che, chiaramente, uno scontrino riassume e garantisce con massima certezza. Ed ecco perché è proprio in tale piccolo documento che si nasconde la prova “cardine” per ottenere la garanzia. Ma nulla esclude che la dimostrazione possa essere data in altro modo come, ad esempio, con la ricevuta di un assegno versato, un bonifico effettuato o l’estratto conto della propria carta di credito o la lista movimenti del conto corrente su cui è appoggiata la tessera bancomat.

Il codice civile vieta la prova testimoniale per contratti di importo superiore a 2,58 euro, richiedendo pertanto il documento, ma il giudice può ammetterla quando, per la natura del contratto e i rapporti tra le parti, è inverosimile che si sia firmato un contratto scritto. Ed ecco quindi che, in teoria, sarebbe anche possibile fornire la prova di un acquisto per il tramite di un testimone. 

Anche secondo la giurisprudenza, lo scontrino non è che un documento fiscale e non è l’unico strumento per dimostrare l’acquisto, neanche se a imporlo è il venditore. Stesso discorso vale per la cosiddetta prova di acquisto, ossia la garanzia del prodotto con il timbro del venditore. 

La norma del codice del consumo che stabilisce la garanzia biennale e che non parla affatto di scontrino è – come anticipato sopra – norma imperativa e nessun avviso esposto dal venditore potrebbe derogarla.

L’unico caso in cui il venditore può richiedere lo scontrino per il cambio della merce è quando la sostituzione non avviene a titolo di garanzia, ossia per difetti di produzione, ma a titolo di cortesia; in questi casi, infatti, non si applica il codice del consumo. Si pensi al cambio di un abito che appaia troppo stretto a una misurazione più attenta a casa o a un regalo non gradito. In questo caso devi sottostare alle condizioni imposte dal negoziante, che è libero di stabilirle a proprio piacimento.



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