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Far lasciare 2 fidanzati: è reato?

3 Maggio 2020
Far lasciare 2 fidanzati: è reato?

Tradimento e infedeltà tra coppie non sposate: cosa rischia chi si inserisce in una relazione con lo scopo di mettere zizzania? 

Una tua ex amica, che tempo fa ti ha soffiato il ragazzo, ora sta con un altro uomo. Intendi ricambiarle il “favore” e, per vendetta, hai deciso di farli lasciare. Che sia tu la mela della discordia o qualche altra tua amica che si presterà a fare la cavia, lo scopo è quello di sedurre il suo partner per fare poi in modo che venga scoperto. Insomma, un piano architettato ad arte per realizzare la tua vendetta. Ma ti chiedi se, in un’azione del genere, ci siano dei rischi legali. Se, ad esempio, la vittima dovesse cadere in uno stato di depressione – sta, infatti, già organizzando il matrimonio – potrebbe denunciarti per i danni morali o chiederti il risarcimento per le spese nuziali già sostenute? Insomma, far lasciare 2 fidanzati è reato? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Cercheremo di analizzare la questione sotto due angolature: quella penale, collegata cioè all’eventuale esistenza di un reato, e quella civilistica, dipendente invece dalla richiesta di un risarcimento del danno. Ma procediamo con ordine.

Far lasciare due persone è reato?

Nel nostro ordinamento, la fedeltà è un obbligo cui sono tenuti solo marito e moglie. Le coppie non sposate, anche se conviventi, non hanno alcun dovere a riguardo e il tradimento non è sanzionato.

Del resto, anche nell’ambito del diritto di famiglia, il coniuge che tradisce l’altro non subisce alcuna sanzione né civile né penale. Questi perde solo il diritto al mantenimento e alla successione ereditaria.

Insomma, l’infedeltà, nell’ambito del matrimonio, ha conseguenze molto limitate. 

Non solo. La Cassazione, sempre nell’ambito dei rapporti tra marito e moglie, ha stabilito che alcuna responsabilità può essere attribuita al “terzo”, ossia all’amante, che fa lasciare una coppia sposata.

Leggi sul punto Denunciare un’amante per risarcimento danni morali.

L’unico caso in cui è possibile querelare l’amante – e chiedergli, per l’effetto, anche i danni è quando questi compia una condotta diffamatoria nei confronti del coniuge tradito, rivelando a tutti la propria relazione con la persona sposata. Insomma, ci deve essere un apprezzabile danno all’onore e alla reputazione della vittima. La semplice confessione fatta all’amica o all’amico non configura diffamazione.

Se è vero, dunque, che far lasciare una coppia sposata non è reato, non lo è, a maggior ragione, se la coppia non è sposata visto che per i fidanzati e i conviventi non vi è alcun obbligo di fedeltà.

Risarcimento danni: quando?

L’articolo 2043 del codice civile stabilisce che è tenuto al risarcimento chiunque cagioni un danno ingiusto ad altri. 

Al fine, però, di evitare richieste di risarcimento per questioni futili, di poco conto o pretestuose (un taglio di capelli sbagliato, un tacco rotto in un tombino, un ritardo di qualche minuto a un appuntamento), la Cassazione nel 2008 ha stabilito che i danni morali – quelli cioè difficilmente dimostrabili rispetto a quelli patrimoniali – possono essere risarciti solo se:

  • frutto di un reato;
  • oppure se causano un danno a un diritto protetto dalla Costituzione. 

Dunque, se è vero che far lasciare due fidanzati non è reato, viene a cadere la prima delle due possibilità di chiedere i danni morali.

Non resta che verificare se il danno causato alla salute del partner tradito possa essere configurabile come un diritto costituzionale e, come tale, fonte di risarcimento. 

Premesso che, in questi casi, non sarebbe comunque configurabile un reato ma tutt’al più un’azione civile, è bene sottolineare come, in casi del genere, la Cassazione abbia già escluso il diritto al risarcimento. Come detto, il risarcimento sarebbe possibile solo in presenza di un’azione pubblicamente denigratoria.

Ci sono poi altri due motivi per escludere il diritto al risarcimento dal “guastafeste”: innanzitutto, le relazioni sentimentali sono libere e, quindi, il terzo ha tutto il diritto di inserirsi in un rapporto già consolidato tra due persone. 

In secondo luogo, il tradimento non è mai il frutto di un’azione unilaterale del terzo, determinata cioè solo dalla sua volontà: all’atto partecipa anche l’altro soggetto, il traditore. Se questi non accettasse il corteggiamento, infatti, l’evento lesivo non si sarebbe mai verificato.

Per le stesse ragioni, a nostro avviso, anche le eventuali spese per il matrimonio non possono essere ripetute.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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