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Come contestare una multa dei vigili urbani

3 Agosto 2020 | Autore:
Come contestare una multa dei vigili urbani

Per contestare una contravvenzione elevata dalla polizia municipale si può presentare un’istanza in autotutela, ricorrere al prefetto o al giudice di pace.

Quando le multe elevate dai vigili urbani servono a punire coloro che violano le norme del codice della strada, incuranti, a volte, della sicurezza dei pedoni e degli altri automobilisti, allora nulla quaestio. Può capitare, però, che la polizia municipale sbagli nel rilevamento di un’infrazione.

Se i cittadini ritengono di essere stati ingiustamente sanzionati, come possono contestare una multa dei vigili urbani? Innanzitutto, devono accertare se vi sono fondati motivi per presentare opposizione ovvero se il verbale con il quale è stata elevata la contravvenzione presenta vizi tali da giustificare la richiesta di annullamento o se è stato notificato in ritardo. Se tali presupposti sussistono, possono impugnarlo, scegliendo tra: l’istanza in autotutela, il ricorso al prefetto o il ricorso al giudice di pace.

Quando un verbale dei vigili urbani è illegittimo

Un verbale redatto dai vigili urbani si può considerare illegittimo quando:

  1. presenta dei vizi sugli elementi essenziali, cioè è incompleto o contiene errori (vizio di forma);
  2. viene notificato oltre i termini di legge.

A titolo esemplificativo sono vizi di forma quelli che attengono a:

  • l’errata indicazione delle generalità del conducente;
  • l’errata o omessa indicazione della data, dell’ora e del luogo di rilevamento dell’infrazione;
  • l’errata indicazione del tipo e della targa del veicolo;
  • la mancata esposizione dei fatti;
  • la mancata o erronea indicazione dell’autorità competente per il ricorso;
  • l’errata indicazione della norma violata o della sanzione da pagare;
  • la mancata indicazione delle generalità dell’agente accertatore.

La notifica del verbale è tardiva, ossia oltre i termini di legge, se viene effettuata superati 90 giorni dall’accertamento dell’infrazione.

A tal proposito, è opportuno ricordare che il termine per la notifica inizia a decorrere dal giorno successivo a quello della violazione. Inoltre, nel calcolo vanno conteggiati anche gli eventuali giorni festivi compresi nel periodo. Se il termine scade in un giorno festivo, slitta al primo giorno utile successivo.

In cosa consiste l’istanza in autotutela

Se la multa elevata dalla polizia municipale è palesemente illegittima per vizi di forma ovvero contiene un’errata valutazione del fatto contestato, il soggetto contravvenzionato può ricorrere allo strumento dell’autotutela. In questo caso, deve presentare un’istanza allo stesso organo amministrativo che ha emanato la multa (nella specie il Comune), chiedendone l’annullamento.

Con l’autotutela l’amministrazione può correggere o annullare, su propria iniziativa o su richiesta del cittadino, gli atti che risultano infondati o illegittimi.

E’ possibile richiedere l’annullamento in autotutela, ad esempio, nei casi in cui:

  1. il verbale presenta un errore di persona, un’errata indicazione della targa del veicolo, un errore di rilevazione e/o di digitazione dei dati identificativi del veicolo;
  2. il verbale si riferisce ad un veicolo che il soggetto multato ha venduto prima della data dell’infrazione;
  3. sono stati elevati due verbali per una medesima violazione.

Come si inoltra l’istanza in autotutela

L’istanza in autotutela, redatta in carta semplice, va inviata all’Ente che ha emesso l’atto con raccomandata a/r oppure via pec (posta elettronica certificata).

Nella richiesta vanno indicati:

  • i dati del richiedente;
  • gli estremi dell’atto di cui viene chiesto l’annullamento;
  • i motivi della sua ritenuta illegittimità.

L’istanza può essere presentata indipendentemente dalla proposizione del ricorso al prefetto o al giudice di pace. Peraltro, non sospende i termini per la proposizione di questi altri due tipi di opposizione. Ne consegue che in caso di mancata risposta della Pubblica Amministrazione in tempi brevi, è consigliato presentare uno degli altri tipi di ricorso prima della scadenza del termine previsto dalla legge.

In cosa consiste il ricorso al prefetto

Il ricorso al prefetto è un tipo di impugnazione che non comporta il pagamento di contributi unificati né richiede la presenza di un legale in quanto il cittadino può difendersi da solo. Il termine per la sua proposizione è di 60 giorni da quando il trasgressore ha avuto notizia della contravvenzione.

Più precisamente, detto termine inizia a decorrere:

  • dallo stesso giorno della violazione, se i vigili urbani fermano il trasgressore e gli contestano immediatamente la violazione;
  • dal giorno in cui la multa viene notificata a casa del trasgressore, se i vigili urbani non lo hanno fermato subito. Se il postino non trova il destinatario della contravvenzione a casa, lascia un avviso nella buca delle lettere. Pertanto, il termine inizia a decorrere da quando il plico viene ritirato all’ufficio postale. In caso di ritiro successivo al 10° giorno, il termine inizia comunque a decorrere dall’11° giorno.

Come si scrive il ricorso al prefetto

Il ricorso al prefetto, scritto a mano o al computer, su carta libera, va datato e firmato personalmente dal ricorrente. Nell’intestazione va riportata la dicitura “Ricorso ex art. 203 codice della strada” o “Ricorso al Prefetto avverso contravvenzione per violazione al codice della strada”. Inoltre, nel ricorso vanno indicati:

  1. le generalità del ricorrente;
  2. gli estremi del verbale impugnato con l’indicazione della data di notifica o di contestazione immediata della multa;
  3. l’esposizione delle ragioni di fatto e di diritto dell’opposizione;
  4. la richiesta di annullamento del verbale e delle sanzioni pecuniarie applicate.

E’ opportuno allegare al ricorso tutti i documenti utili ai fini della decisione oltre ad una fotocopia del documento di riconoscimento del ricorrente e del verbale impugnato completo della relata di notifica, se avvenuta a mezzo posta.

Il ricorrente può chiedere di essere ascoltato.

A chi va inviato il ricorso al prefetto e con quali modalità

Il ricorso va inviato al prefetto del luogo della commessa violazione o al comando dei vigili urbani che ha elevato la contravvenzione:

  • con raccomandata a/r. In questo caso il rispetto del termine dei 60 giorni per la proposizione dell’opposizione viene accertato con il timbro postale apposto dall’ufficio al momento della spedizione della missiva;
  • con posta elettronica certificata. In particolare se si vuole inviare il ricorso alla prefettura, è possibile trovarne l’indirizzo sul sito istituzionale. Per l’inoltro del ricorso il ricorrente può utilizzare solo una pec a lui intestata. Deve, altresì, firmare digitalmente l’atto oppure inviare in allegato, in formato pdf, il testo firmato.

Il ricorso può essere presentato anche dal ricorrente personalmente presso gli uffici della prefettura. Se il ricorso viene inviato al prefetto, questi lo spedisce, nel termine di 30 giorni, al comando della polizia municipale che ha elevato la contravvenzione, corredato dei documenti allegati dal ricorrente. Tale ufficio deve trasmettere al prefetto le proprie controdeduzioni nei successivi 60 giorni.

Se, invece, il ricorso viene spedito all’organo accertatore, quest’ultimo lo invia al prefetto entro 60 giorni dal ricevimento.

Cosa può decidere il prefetto

Il prefetto, esaminato il ricorso e la documentazione allegata nonché gli atti inviati dal comando dei vigili urbani, sentito eventualmente il ricorrente che ne abbia fatto richiesta, decide se accogliere o rigettare l’opposizione.

Nel primo caso, il prefetto adotta entro 120 giorni dalla data di ricezione degli atti, un’ordinanza-motivata con la quale dispone l’archiviazione. Il provvedimento va comunicato all’organo accertatore, il quale deve darne notizia al ricorrente nei successivi 150 giorni.

Invece, se il prefetto ritiene legittima la multa, sempre nel termine di 120 giorni, emette un’ordinanza-ingiunzione con la quale obbliga il ricorrente al pagamento di una somma non inferiore al doppio del minimo edittale previsto per ogni singola violazione oltra al pagamento delle spese. Anche in questa ipotesi l’organo accertatore deve notificare al ricorrente, il provvedimento prefettizio nei successivi 150 giorni.

Contro il provvedimento di rigetto emesso dal prefetto, si può presentare ricorso al giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica. Se il prefetto non decide nei termini sopra indicati, il ricorso si considera accolto in quanto si applica la regola del silenzio-assenso.

In cosa consiste il ricorso al giudice di pace

Il ricorso al giudice di pace è il terzo modo previsto dal legislatore italiano per impugnare un verbale dei vigili urbani. E’ possibile utilizzarlo solo a condizione che non sia stato già presentato quello al prefetto o che non si sia proceduto al pagamento della multa. Il termine per la sua presentazione è di 30 giorni dalla contestazione immediata o dalla notifica del verbale.

Come si presenta il ricorso al giudice di pace

Il ricorso va depositato nella cancelleria del giudice di pace del luogo in cui è stata accertata la violazione oppure inviato a mezzo raccomandata a/r.

Al ricorso vanno allegate quattro fotocopie del medesimo atto oltre all’originale, la fotocopia dei documenti che si vogliono sottoporre all’esame del giudice, la fotocopia del documento di riconoscimento del ricorrente, la ricevuta di pagamento del contributo unificato e dei diritti di notifica.

Il ricorso al giudice di pace può essere presentato anche online, collegandosi al sito gdp.giustizia.it. Nel menù che compare in alto a sinistra bisogna cliccare sulla voce “compila il ricorso” e scegliere il link “opposizione a sanzione amministrativa”.

Quindi, occorre inserire i dati richiesti (Regione, Comune, dati anagrafici del ricorrente) e inviare il ricorso. Il ricorso va comunque presentato in maniera cartacea o con raccomandata a/r con deposito in cancelleria.

Quanto costa il ricorso al giudice di pace

La presentazione del ricorso al giudice di pace comporta il pagamento del cosìdetto contributo unificato, il cui importo dipende dall’ammontare della multa che si contesta. Ad esempio per le multe fino a 1.100 euro il contributo è di 43 euro + 27 euro per la marca da bollo.

Il pagamento può essere effettuato presso gli uffici postali, utilizzando l’apposito bollettino, le banche, tramite il modello F23, o le tabaccherie.

Cosa può decidere il giudice di pace

Innanzitutto, il giudice di pace ordina alla polizia municipale che ha emesso il verbale impugnato di depositare in cancelleria nel termine di 10 giorni dall’udienza fissata, copia del rapporto con gli atti relativi all’accertamento e alla contestazione immediata o alla notifica della violazione.

Esaminati gli atti depositati, il giudice di pace può decidere di:

  1. dichiarare inammissibile il ricorso ad esempio se è stato presentato oltre il termine dei 30 giorni previsto dalla legge per l’impugnazione;
  2. convalidare la multa con ordinanza se il ricorrente non si è presentato all’udienza senza valido motivo e dalla documentazione allegata risulta che la multa è legittima;
  3. accogliere il ricorso, annullando in tutto o in parte la multa;
  4. rigettare il ricorso e condannare il ricorrente al pagamento di una sanzione di importo compreso tra il minimo e il massimo stabilito dalla legge per la violazione accertata. In questo caso si avranno 30 giorni di tempo per pagare.

Contro la sentenza del giudice di pace si può proporre appello in tribunale.



1 Commento

  1. Non è la prima volta che, sul medesimo argomento, fornite un’indicazione errata. Per i ricorsi sino a 1.100 euro è previsto il pagamento del solo contributo unificato pari a 43 euro mentre non si deve pagare la marca da bollo di 27 euro. Dovreste modificare l’articolo.

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