Salute e benessere | Articoli

Sintomi cataratta

2 Agosto 2020 | Autore:
Sintomi cataratta

Le cause, le manifestazioni cliniche, l’intervento chirurgico e la prevenzione della malattia degenerativa. I casi giurisprudenziali e la responsabilità medica in caso di intervento chirurgico non riuscito.

Cos’è la cataratta? L’opacizzazione, cioè la perdita di trasparenza più o meno pronunciata, del cristallino. Il cristallino è la lente naturale contenuta nei nostri occhi, collocata tra l’iride e il corpo vitreo, che serve a mettere a fuoco sulla retina gli oggetti. Esistono vari tipi di cataratta, dovuti alle modificazioni nella composizione chimica del cristallino che portano ad una riduzione della sua trasparenza. La tipologia più frequente è la cataratta senile che si manifesta con l’avanzare dell’età. Tuttavia, anche i bambini possono sviluppare una forma di cataratta definita “cataratta congenita” (ereditata). In tal caso, l’opacità del cristallino può essere provocata da stati infettivi o infiammatori (come la rosolia) che si verificano durante la gravidanza.

Inoltre, la cataratta può essere causata da ferite, calore intenso, traumi perforanti o traumi chimici. In queste circostanze, i traumi oculari possono danneggiare il cristallino a qualsiasi età e determinare l’insorgenza di una cataratta traumatica. Non dimentichiamo che a favorire l’opacizzazione del cristallino possono essere anche alcuni farmaci come quelli cortisonici o miotici.

A questo punto, ti starai chiedendo quali sono i sintomi della cataratta. Per scoprirlo, prosegui nella lettura del mio articolo. Ti parlerò anche delle cause di questa malattia degenerativa, dell’intervento chirurgico e delle eventuali complicanze, non ché della responsabilità medica e di alcuni interessanti casi giurisprudenziali.

Cataratta: quali sono le cause?

La cataratta determina un calo della vista. Il primo fattore di rischio della cataratta è l’età, infatti colpisce soprattutto chi ha più di 60 anni. Tra gli altri fattori di rischio vi sono:

  • l’esposizione alla luce solare;
  • l’utilizzo di corticosteroidi;
  • la disidratazione;
  • il diabete: nei soggetti diabetici giovani e con forte scompenso della glicemia, la cataratta può colpire entrambi gli occhi (bilaterale);
  • i traumi oculari, traumi contusivi, ferite perforanti;
  • difetti ereditari o congeniti;
  • malattie cutanee come la dermatite atopica, la sclerodermia e la poichilodermia;
  • il fumo;
  • l’alcool;
  • pregresse chirurgie intraoculari.

Anche uno stile di vita malsano potrebbe contribuire ad accelerare l’opacizzazione del cristallino: pertanto, è consigliabile seguire una dieta sana ed equilibrata, praticare regolarmente attività fisica, non fumare.

Come ti ho anticipato nel paragrafo introduttivo, tra le diverse tipologie di cataratta vi è quella congenita. Come dice il nome stesso, la cataratta congenita può essere presente sin dalla nascita o comparire nei sei mesi successivi. Può colpire uno o entrambi gli occhi in modo totale; localizzato; variamente esteso e denso.

Le opacità congenite possono essere stazionarie o peggiorare nel corso degli anni. Le cause più frequenti della cataratta congenita sono: fattori genetici; raggi X; assunzione di farmaci in gravidanza (cortisonici, sulfamidici); alterazioni metaboliche della madre (ipotiroidismo, carenze alimentari, diabete) o del feto; nascita prematura; infezioni contratte dalla madre in gravidanza; patologie come la varicella, la parotite, l’herpes sistemico.

Quando la cataratta deriva da una malattia del bulbo oculare (come il glaucoma, le uveiti, la miopia degenerativa, tumori endoculari, distacco di retina) prende il nome di “cataratta complicata“.

Cataratta: quali sono i sintomi?

Tra i sintomi più comuni lamentati dai pazienti con cataratta vi sono:

  • l’annebbiamento visivo progressivo (le opacità irregolari e centrali tendono ad essere più invalidanti);
  • la sensazione di abbagliamento: la visione è disturbata in presenza di luci intense (come nella guida serale e notturna);
  • l’ipersensibilità alla luce (fotofobia);
  • la visione sdoppiata in un singolo occhio;
  • la comparsa di aloni colorati attorno alle fonti luminose;
  • la percezione dei colori meno nitida;
  • la necessità di cambiare frequentemente gli occhiali;
  • un miglioramento nella vista da vicino (rispetto al periodo precedente l’insorgenza della cataratta).

Cataratta: coe avviene la diagnosi?

La cataratta può essere diagnosticata attraverso una visita oculistica che richiede l’ausilio di strumenti specifici. L’oculista analizzerà l’occhio per determinare il tipo, le dimensioni e la sede dell’opacità del cristallino. E’ necessaria una visita completa di indagine anamnestica, esame biomicroscopico con lampada a fessura, valutazione della refrazione e dell’acutezza visiva, valutazione del fundus oculi. Altri esami utili sono la valutazione dell’endotelio corneale, la biometria dell’occhio.

Possono essere necessari alcuni esami di approfondimento delle condizioni della retina come OCT e fluorangiografia. Se il fondo dell’occhio non può essere esaminato a causa di una cataratta in stadio avanzato allora viene eseguita un’ecografia oculare.

In casi eccezionali, occorre sottoporsi ad un esame del campo visivo e ad una valutazione ortottica.

Cataratta: l’intervento chirurgico

In caso di cataratta, l’unico trattamento efficace e risolutivo è l’intervento chirurgico attraverso il quale si procede all’asportazione del cristallino opaco.

Prima dell’intervento, il medico deve prospettare al paziente i rischi ed i benefici dell’operazione. Bisogna intervenire chirurgicamente quando la cataratta provoca un deficit visivo importante in relazione alla esigenze del paziente o quando la procrastinazione dell’intervento potrebbe causare l’aumento dei rischi operatori dovuti ad una maggiore durezza del cristallino.

L’intervento di cataratta è un’operazione eseguibile in regime ambulatoriale (non occorre l’ospedalizzazione). In genere, per l’anestesia viene usato un semplice collirio. Il recupero funzionale è quasi immediato. In alternativa, l’anestesia può essere indotta attraverso iniezioni vicino all’occhio. Il chirurgo stabilirà il tipo di cristallino artificiale più opportuno per le esigenze del paziente. L’intervento chirurgico richiede l’impiego del microscopio operatorio e micro-inasivo. In gran parte dei casi, la rimozione della cataratta viene eseguita mediante una sonda che frantuma ed aspira il cristallino (facoemulsificazione).

E’ bene precisare che l’intervento di cataratta non è finalizzato alla correzione dei difetti visivi, quindi dopo l’intervento potrebbe rimanere il difetto preeesistente (ad esempio, la miopia, l’ipermetropia, l’astigmatismo) e comportare l’impiego degli occhiali.

A seguito della rimozione della cataratta è necessario un breve periodo di riposo.

Talvolta, le cataratte avanzate non possono essere frantumate attraverso la tecnica di facoemulsificazione, pertanto richiedono la tecnica di estrazione extracapsulare, in cui quale il cristallino viene estratto in toto. Di conseguenza, sia l’intervento sia i tempi di recupero diventano più lunghi.

Cosa succede dopo l’intervento alla cataratta?

A seguito dell’asportazione della cataratta, il paziente potrebbe percepire fastidio, bruciore, annebbiamento della vista, lacrimazione, cefalea, fotofobia, la sensazione di presenza di un corpo estraneo. La visione potrebbe essere poco nitida con macchie rossastre a causa dell’abbagliamento della luce usata nel corso dell’intervento chirurgico.

Ovviamente, si tratta di fastidi momentanei: la vista migliorerà in funzione della situazione clinica preoperatoria.

Cataratta: consigli post-operatori

Dopo l’intervento di cataratta, è consigliabile:

  • non sfregare l’occhio;
  • non dormire sullo stesso lato dell’occhio operato;
  • evitare sforzi fisici (come il sollevamento pesi);
  • instillare i colliri prescritti dal medico;
  • usare gli occhiali da sole;
  • sottoporsi ai controlli stabiliti dall’oculista.

Cataratta: possibili complicanze dell’intervento chirurgico

Le complicanze possono riguardare il momento chirurgico o il periodo successivo all’intervento.

Le complicanze legate all’intervento di cataratta possono essere:

  • l’aumento della pressione oculare;
  • l’occhio secco;
  • l’èdema maculare;
  • il distacco di retina;
  • l’insorgenza o aumento di miodesopsie o corpi mobili;
  • l’infezione delle strutture interne dell’occhio (endoftalmite post-operatoria) dovuta a germi patogeni che possono entrare nel bulbo durante o dopo l’intervento;
  • la rottura della capsula posteriore nel corso dell’intervento.

Cataratta: è possibile prevenirla?

Ad oggi, non esistono evidenze scientifiche che dimostrano la possibilità di prevenzione della cataratta.

Tuttavia, secondo gli studi condotti negli ultimi anni, almeno in parte, è possibile prevenire o ritardare l’insorgenza della cataratta, intervenendo sui fattori di rischio. Pertanto, è consigliabile mantenere sotto controllo il peso corporeo, seguire un’alimentazione ben bilanciata e ricca di sostanze antiossidanti, praticare attività fisica con costanza, indossare gli occhiali da sole, non fumare.

Sulla rivista Ophthalmology alcuni ricercatori precisano che «la presenza di diabete mellito, ipertensione, obesità e sindrome metabolica […] si è visto, in diversi studi osservativi, che aumenta il rischio di cataratta. La prevenzione e il trattamento di queste condizioni possono ridurlo».

Cataratta: la responsabilità medica e l’analisi dei casi giurisprudenziali

In questo paragrafo, ti parlerò di alcuni casi giurisprudenziali decisi dalla Suprema Corte. Si tratta di casi incentrati sull’intervento chirurgico di cataratta da cui è emersa la responsabilità medica.

La Cassazione [1] si è pronunciata sul caso di un paziente sottoposto a un intervento di cataratta sfociato poi in un trapianto di cornea. L’intervento chirurgico non era andato a buon fine e il paziente lamentava l’assenza di consenso informato. Se il paziente fosse stato correttamente informato dei rischi e delle complicazioni legate all’intervento, non si sarebbe sottoposto all’operazione. Per la Corte la mancata informazione determina sul paziente la perdita della possibilità di esercitare consapevolmente una serie di scelte assolutamente personali. Pertanto, nonostante la mancanza di prova, è stato riconosciuto al paziente il danno non patrimoniale da mancata richiesta. In un caso come questo, la risarcibilità non ha bisogno di ulteriori prove.

In un’altra occasione, la Corte di Cassazione ha analizzato le conseguenze derivanti da un intervento di estrazione della cataratta: si era verificata un’emorragia espulsiva con perdita di tessuto oculare che aveva determinato la perdita della vista all’occhio destro della paziente. La Suprema Corte [2] ha ritenuto priva di rilievo la circostanza che se fosse stata praticata l’anestesia loco-regionale o generale che si imputava al medico agente di non aver praticato, non sarebbe stato comunque evitato l’evento lesivo, poiché l’intubazione che doveva necessariamente essere praticata per l’anestesia, era idonea a provocare ugualmente l’effetto espulsivo che si è verificato in concreto.

Quindi, la Corte di Cassazione ha stabilito che «l’agente risponde dell’evento provocato con la sua condotta colposa e non di un altro evento ipotizzato, anche se destinato a prodursi ugualmente, escludendosi la responsabilità soltanto per il caso in cui detto evento si sarebbe comunque verificato in relazione al medesimo processo causale, nei medesimi tempi e con la stessa gravità od intensità, poiché in tal caso dovrebbe ritenersi che l’evento imputato all’agente non era evitabile».

Tutti sono consapevoli del fatto che anche l’intervento chirurgico di routine può avere delle complicazioni. Pertanto, spetta al professionista superare la presunzione che le complicanze siano state determinate da omessa o insufficiente diligenza professionale, o da imperizia, dimostrando che, invece, sono derivate da un evento imprevisto e imprevedibile. La Corte [3] ha cassato con rinvio la sentenza della corte di appello che aveva escluso qualsiasi responsabilità del medico per la perdita quasi totale della vista all’occhio destro di un paziente che si era sottoposto ad un intervento per rimuovere la cataratta.


note

[1] Cass. civ. sez. III n.11749 del 15.05.2018.

[2] Cass. pen. sez. IV n.28782 del 09.06.2011.

[3] Cass. civ. sez. III n.20806 del 29.09.2009.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

6 Commenti

  1. La nonna di una mia amica non si voleva operare di cataratta perché temeva i medici e le operazioni nonostante il marito più anziano di lei si fosse già sottoposto allo stesso intervento.

  2. Io posso capire che si tratta di un intervento chirurgico e ci sia sempre un po’di timore, soprattutto perché si tratta della vista ed i rischi di perderla del tutto fanno rabbrividire soprattutto i nonnini che si accontentano di vederci sfocato, anziché sottoporsi all’operazione

  3. Alla veneranda età di 88 anni, il nonno di un mio amico si è fatto rimuovere la cataratta e la sua vista è migliore di quella di un’aquila. Lui è una forza della natura e dopo anni da quell’intervento continua a vederci chiaramente

  4. C’è chi preferisce vederci appannato piuttosto che farsi operare di cataratta. Purtroppo quando ci si sottopone ad un intervento chirurgico sai come entri dalla sala operatoria ma non sai come ne esci

  5. Mia nonna riusciva ad accontentarsi di avere la cataratta piuttosto che andare dal medico e farsi operare. Diceva sempre che non c’è da fidarsi e che finché avrebbe resistito non si sarebbe mai sottoposta alla chirurgia. Si era comunque abituata a convivere con la cataratta. e vi assicuro che riusciva a vederci a modo suo. Poi, dopo un anno è venuta a mancare per altri problemi di salute.

  6. Una mia vicina si è andata a fare un’operazione alla vista per cataratta. All’inizio, sembrava che fosse andato tutto bene. Dopo qualche giorno, ha iniziato ad avere dei fastidi e dopo essersi sottoposta all’intervento chirurgico è dovuta di nuovo andare in sala operatoria per un problema alla cornea. Insomma, non sempre fila tutto liscio. Ci vuole anche fortuna

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube