Coronavirus: riapertura nidi e materne d’estate

2 Maggio 2020 | Autore:
Coronavirus: riapertura nidi e materne d’estate

Il Governo studia diverse iniziative per evitare che uno dei due genitori debba rinunciare al lavoro. Attività in piccoli gruppi.

Sembra più vicina la soluzione per chi si pone il problema di gestire i bambini nei prossimi mesi, quando la fase 2 dell’emergenza coronavirus sarà ormai iniziata e i genitori dovranno lavorare. Il Governo avrebbe ceduto sulla riapertura di nidi e di scuole materne dal mese di giugno. Al vaglio anche la creazione di «centri estivi e di altre attività ludiche ed educative» ha annunciato il premier Giuseppe Conte.

L’ultima parola spetta al Comitato tecnico-scientifico, che comunicherà la sua valutazione al ministero dell’Istruzione e a quello della Famiglia.

Da stabilire anche la modalità di gestione di queste strutture durante il periodo estivo. L’idea è di tenerle aperte almeno durante i mesi di giugno, luglio e agosto per bambini fino ai sei anni. Verrebbero organizzati dei piccoli gruppi non solo nelle aule ma anche in palestre e cortili, oltre ad altri spazi all’aperto. L’ingresso sarà vietato ai genitori e, per i bambini, sarà scaglionato: l’ipotesi è di creare dei gruppi da tre a sei bambini, a seconda della loro età. I piccoli non saranno obbligati ad indossare le mascherine, ma gli educatori dovranno portarla sempre. Vietato anche portare dei giocattoli da casa.

Resta, comunque, il problema del personale. Il Governo deve decidere se a stare con i bambini in queste strutture durante l’estate saranno gli educatori degli asili nido e delle scuole materne oppure se affidare questo lavoro a cooperative esterne o ad altri operatori del settore. Bisognerà vedere il numero di famiglie che richiederanno questo servizio, anche se si può immaginare che sarà elevato: proprio ieri si discuteva sul fatto che circa il 70% delle donne saranno costrette a rinunciare al lavoro per restare a casa con i figli.

La riapertura di nidi e di scuole materne, oltre ai centri estivi, sarebbe, quindi, un’alternativa al bonus baby-sitter e al congedo parentale straordinario ma consentirebbe anche ai piccoli di non dover restare chiusi in casa per altri tre mesi, dopo una quarantena che per loro è stata particolarmente pesante.



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