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Covid-19: come usciremo dal lockdown secondo il Comitato

2 Maggio 2020 | Autore:
Covid-19: come usciremo dal lockdown secondo il Comitato

Il Cts, principale interlocutore di Conte nella gestione della fase 2, insiste sulla cautela: le misure saranno riviste a seconda dei contagi.

Sarà «un processo proporzionale alla circolazione virale, non progressivo». Così uscirà l’Italia dal lockdown, secondo il professor Luca Richeldi, primario di Pneumologia della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma e membro del Comitato tecnico-scientifico sul coronavirus che, come si sa, è il principale interlocutore di riferimento del premier Giuseppe Conte nella gestione dell’emergenza.

Intervenendo questa mattina alla trasmissione Omnibus, su La7, il professor Richeldi ha spiegato che «le misure che verranno adottate saranno riviste di volta in volta sulla base della circolazione del virus, e sulla base dei nuovi parametri che emergeranno». Questo significa che a seconda dell’andamento dei contagi le misure possono diventare meno restrittive nel tempo, ma anche l’esatto contrario, cioè se la curva dovesse ricominciare a salire, si tornerebbe inevitabilmente indietro riprendendo alcune restrizioni.

È una minaccia per spaventare la popolazione? Secondo Richeldi no, anzi: questa prospettiva «deve essere di sprone per cercare di adottare al meglio le indicazioni che sono fondamentali: il distanziamento, fisico o con barriere protettive come le mascherine, e l’igiene delle mani. La proporzionalità – ha aggiunto il primario – ci permetterà, con cautela ma con sicurezza, di riaprire le nostre attività».

Sulla convenienza di ripartire in modo diverso nelle diverse regioni, il membro del Comitato tecnico-scientifico ha detto che «ci sono motivi pro e contro un approccio con misure differenziate a livello territoriale. Lo studio sierologico ci dovrebbe dire quanti cittadini italiani sono venuti in contatto con il virus e hanno sviluppato una qualche immunità. Ma bisogna tener conto del fatto che nelle regioni meno colpite c’è una grande fetta di popolazione che questo virus non l’ha visto e bisogna difenderla dal rischio».



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