Coronavirus: perché non ama il caldo

2 Maggio 2020
Coronavirus: perché non ama il caldo

La temperatura ambientale elevata rende instabile le goccioline che lo trasportano in circolazione. Il Covid-19 non fa eccezione alle influenze stagionali.  

Stando agli ultimi numeri diffusi dalla Protezione civile, il Coronavirus è “in grande ritirata” dall’Italia, come afferma oggi il virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta (Usa), analizzando i dati che dimostrano il calo dei ricoveri in terapia intensiva (ieri calo di altre 116 unità, da 1694 a 1578), dei ricoveri ospedalieri (scesi di altre 580 unità, da 18.149 a 17.569) ed anche del numero dei decessi.

Ma quale sarà l’effetto del caldo? Ci siamo già chiesti in questi giorni se le temperature più elevate ci aiuteranno a debellare il Covid-19 e gli studi degli esperti sembrano confermarlo, soprattutto con riguardo al caldo umido. Ora arriva anche l’intervento del professor Silvestri che in un post sui social, riportato dall’Adnkronos, intitolato “Repetita iuvant” (le cose ripetute aiutano) fa chiarezza sull’argomento, partendo da una facile domanda che ciascuno di noi potrebbe porsi e apparentemente sembrerebbe smontare la tesi sostenuta dagli scienziati secondo cui il Coronavirus soffre il caldo.

Silvestri, prende spunto dal quesito sollevato da un lettore sui social: “Questo virus opera dentro il corpo umano che è di media 37° e non si fa nessun problema quando subentra la febbre che la porta a valori più alti (altrimenti guariremmo semplicemente di febbre)”, dice il lettore, che propone egli stesso la conclusione: “sarà anche vero che non sopporta i 60° (per dire un numero) peccato che noi a 60° stiamo ben peggio di lui.”

Ma l’esperto virologo bolla questa argomentazione come “una sciocchezza” e spiega che “quando si dice a questo virus non piace il caldo non ci si riferisce alla temperatura a cui il virus stesso viene disattivato dal calore, ma alle temperature che rendono instabili le goccioline di fomiti (saliva, starnuti, tosse etc.) che trasportano il virus nell’ambiente”.

Dunque da queste parole di Silvestri si dovrebbe comprendere che la temperatura corporea non ha nulla a che fare con quella dell’ambiente di trasmissione del virus, il veicolo attraverso cui si propaga e si diffonde l’infezione da uomo a uomo. Si tratta in questo caso della circolazione esterna al corpo umano, che il caldo della bella stagione sfavorisce.

Infatti Silvestri prosegue chiarendo che “questo meccanismo è noto ai virologi da decenni, e spiega perché tutte le infezioni virali respiratorie sono altamente stagionali con chiarissima predilezione per l’inverno“.

L’esperto si sofferma ancora, sull’argomento e dice: “onestamente pensavo che fosse un concetto ovvio, di quelli che ogni studente principiante di microbiologia impara nel primo mese di lezione, ma vedo che è bene spiegarlo di nuovo”.

In effetti, chiarire non guasta, perché quello che è pacifico per uno studente di microbiologia può non esserlo per le persone comuni, sfornite delle conoscenze di base necessarie.

Per approfondire leggi anche: Coronavirus: il caldo lo sconfiggerà? per conoscere l’opinione degli esperti a confronto e Coronavirus: il caldo ci aiuterà per le previsioni su cosa potrà accadere a giugno.



1 Commento

  1. Prof. Silvestri, torni in Italia! Qui i virologi non capiscono nulla o quasi di chimica-fisica (motivo per il quale dicono che un’elevata umidità relativa sfavorisce il contagio, mentre è il contrario secondo la letteratura scientifica e anche secondo il buonsenso, considerando che non a caso i pipistrelli, principali serbatoi di coronavirus, vivono in ambienti bui e umidi) e Lei non ha bisogno di stare un po’ in USA solo per fare sicura carriera qui in italia al ritorno.

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