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Pensione anticipata e Naspi

3 Maggio 2020 | Autore:
Pensione anticipata e Naspi

L’indennità di disoccupazione determina un taglio all’importo del trattamento pensionistico anticipato oppure è prevista la neutralizzazione?

A causa dell’attuale crisi, sono molti i lavoratori che, di fatto, stanno utilizzando la Naspi, cioè l’indennità di disoccupazione, come scivolo per arrivare alla pensione anticipata ordinaria. Durante il periodo di disoccupazione, difatti, l’Inps accredita i contributi figurativi, che, esclusi alcuni aspetti specifici, risultano utili sia al diritto che alla misura della pensione.

Una volta maturata la decorrenza della pensione anticipata, ossia con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, più 3 mesi di finestra, il trattamento di disoccupazione viene interrotto in quanto l’interessato inizia a ricevere il trattamento pensionistico.

Posto che pensione anticipata e Naspi non sono compatibili, cioè che il lavoratore non può percepire contemporaneamente disoccupazione e pensione, è comunque possibile che l’indennità di disoccupazione incida sull’importo della pensione?

Considerando che c’è un tetto massimo all’importo dei contributi figurativi che possono essere accreditati, la Naspi determina un taglio della pensione, abbassando la retribuzione media pensionabile?

Osserviamo quali strumenti sono stati previsti per evitare che il periodo di disoccupazione abbia un impatto negativo sull’ammontare della pensione.

Come funziona il calcolo della pensione?

Perché la Naspi può comportare un taglio della pensione? Questo può accadere in quanto la Naspi, essendo normalmente d’importo più basso rispetto allo stipendio, abbassa l’importo della retribuzione media pensionabile, sulla cui base avviene il calcolo delle quote retributive della pensione.

Per quanto riguarda la parte della pensione calcolata col sistema contributivo, la Naspi, essendo più bassa dello stipendio, comporta un accredito di contributi inferiore rispetto a quello che il lavoratore avrebbe ottenuto in costanza di rapporto: in questo modo, il montante contributivo è più basso e risulta più bassa anche la pensione.

Per capire meglio, leggi:

A quanto ammonta la Naspi?

L’ammontare dell’indennità di disoccupazione è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni, se la retribuzione è inferiore a uno specifico importo rivalutato annualmente (1.227,55 euro per il 2020).

Nel dettaglio, per calcolare l’ammontare dell’indennità Naspi bisogna:

  • sommare gli imponibili previdenziali mensili (all’interno della busta paga si trovano normalmente sotto la voce “imponibile Inps”) degli ultimi 4 anni, comprese le mensilità aggiuntive;
  • dividere il risultato per il numero delle settimane di contributi, indipendentemente dalla verifica del rispetto del minimale; nel calcolo sono considerate tutte le settimane, anche se parzialmente retribuite;
  • moltiplicare il tutto per 4,33 (coefficiente di trasformazione da settimana a mese).

Se l’importo che si ottiene è pari o inferiore all’importo di riferimento ossia 1.227,55 euro per il 2020, l’indennità ammonta al 75% di questo importo.

Se l’importo è superiore, si deve aggiungere il 25% della differenza tra l’imponibile e 1.227,55 euro.

In ogni caso, l’importo della Naspi non può superare un limite massimo, individuato dalla legge e rivalutato annualmente sulla base della variazione dell’indice Istat, che per il 2020 è pari a 1.335,40 euro.

Come si calcolano i contributi figurativi Naspi?

Per i periodi di Naspi al disoccupato spetta l’accredito dei contributi figurativi da parte dell’Inps. La contribuzione figurativa è accreditata in proporzione alla retribuzione utile al calcolo della Naspi, entro un limite pari a 1,4 volte l’importo massimo mensile della Naspi per l’anno in corso.

Considerando che l’importo massimo mensile della Naspi per l’anno 2020 è di 1335,40 euro, come appena osservato, la contribuzione figurativa è dunque riconosciuta entro il limite di 1.869,56 euro per il 2020 (1.335,40 x 1,4 = 1.869,56).

Come incide la Naspi sulla pensione?

Nella generalità dei casi, la contribuzione figurativa Naspi è utile sia per il diritto che per la misura del trattamento di pensione.

Il fatto che sussista un tetto massimo di accredito, come osservato pari a 1.869,56 euro mensili, può però risultare penalizzante per i lavoratori che non hanno uno stipendio basso:

  • in rapporto alla quota contributiva della pensione, il minor accredito di versamenti determina un montante contributivo minore rispetto al valore che lo stesso montante avrebbe avuto in costanza del rapporto di lavoro, quindi comporta una pensione d’importo inferiore;
  • in rapporto alla quota della pensione da calcolarsi col sistema retributivo, il tetto massimo relativo alla Naspi determina il calo della retribuzione media pensionabile, abbassando dunque il trattamento.

Neutralizzazione Naspi

Per quanto concerne le quote retributive della pensione, però, il decreto Naspi [1] interviene col cosiddetto meccanismo di neutralizzazione, per evitare che i periodi di disoccupazione risultino pregiudizievoli ai fini della misura del trattamento.

In sostanza, attraverso il meccanismo di salvaguardia, le retribuzioni relative ai periodi di contribuzione figurativa Naspi per i quali viene applicato il tetto vengono neutralizzate se, una volta rivalutate, risultano di importo inferiore alla retribuzione media pensionabile ottenuta senza computarle.

Nel dettaglio, per valutare se procedere o meno alla neutralizzazione delle retribuzioni figurative accreditate per disoccupazione bisogna verificare:

  • l’importo della retribuzione pensionabile delle quote retributive di pensione senza inserire la retribuzione figurativa derivante dalla Naspi, ossia considerando il periodo indennizzato come neutro; in parole semplici, i periodi da neutralizzare vanno “saltati” e si deve procedere all’indietro, per totalizzare, 260, 520 o il diverso numero di settimane contribuite necessarie per calcolare le quote A e B retributive della pensione;
  • l’importo della retribuzione pensionabile delle quote A e B di pensione inserendo la retribuzione figurativa massima pari a 1.869,56 euro mensili (valore 2020); in parole semplici, i periodi di disoccupazione con “tetto retributivo” in questo caso sono considerati nel calcolo delle retribuzioni pensionabili;
  • a seguito del confronto tra i due importi, si prende in considerazione il maggiore: se il maggiore è il primo, pertanto, si neutralizzano i periodi di Naspi ai fini della pensione.

Naspi e calcolo contributivo della pensione

In base a quanto osservato, il beneficiario di Naspi non subisce un pregiudizio in merito all’importo della pensione retributiva a causa dei limiti connessi alla contribuzione figurativa.

Subisce invece un taglio in prospettiva, in rapporto alla quota contributiva della pensione: il montante contributivo non può mai diminuire (salvo la peculiare casistica dell’annullamento dei contributi), ma, ipotizzando l’accredito pieno della contribuzione in costanza del rapporto di lavoro, l’ammontare dei contributi accantonati sarebbe risultato maggiore.

In pratica:

  • se i contributi figurativi sulla disoccupazione, nel limite del tetto massimo mensile pari a 1.869,56 euro, risultano inferiori alla retribuzione imponibile mensile media degli ultimi 4 anni, si può procedere alla neutralizzazione di tali periodi, sempreché le quote di pensione calcolate con la neutralizzazione dei periodi risultino più elevate di quelle calcolate senza procedere alla neutralizzazione;
  • per quanto riguarda la quota della pensione da calcolare col sistema contributivo, non si procede ad alcuna neutralizzazione.

note

[1] Art. 4, co. 1, D.Lgs. 22/2015.


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